Studio Arcobaleno

Disprassia verbale

La disprassia orale è un disturbo caratterizzato da difficoltà nel portare a buon fine un progetto motorio che riguarda l’oralità, sia essa intesa come capacità di gestire il cibo e di attuare la spinta del bolo nell’esofago, sia intesa come abilità nel produrre movimenti fonoarticolatori.

Nei casi in cui il bambino presenti abilità deglutitorie nella norma e le difficoltà prassiche si circoscrivano alla sola produzione dei fonemi, si parla di Disprassia Verbale.

La “Disprassia Verbale” è stata descritta da alcuni clinici come un disturbo dell’apprendimento sequenziale del linguaggio espressivo che interessa suoni e fonemi che hanno lo stesso punto di articolazione o simile pattern acustico.

Il disturbo incide sull’ abilità ad eseguire specifici movimenti con gli organi articolatori ai fini dell’espressione verbale producendo un fallimento nella programmazione ed esecuzione dei movimenti necessari per il linguaggio espressivo. La difficoltà non riguarda la capacità di trovare la parola giusta, ma nel trasferirla agli organi articolatori per esprimerla, o produrla nella giusta sequenza e al giusto ritmo melodico. Ciò che si osserva nel soggetto è la produzione di errori che interessano le sillabe, o una difficoltà/incapacità nell’iniziare ad articolare del tutto la parola. I bambini che hanno questo tipo di patologia hanno bisogno di ricevere messaggi più corti e più lenti, tendono ad esprimersi a gesti e hanno spesso una ridotta mimica facciale.

Il deficit può interessare la muscolatura della lingua, delle labbra e del velo: il bambino è incapace di compiere movimenti della lingua, che rimane incollata dentro la bocca, le labbra rimangono semiaperte con continua perdita di saliva ed è compromessa la capacità di produzione della parola e di emissione di suoni a comando. È possibile che il velo non si contragga in sincronia con la contrazione dei muscoli respiratori ai fini del linguaggio e si contragga invece nel movimento automatico della deglutizione (Sabbadini 1995).

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Il disturbo interessa soprattutto la capacità di espressione verbale mentre è conservata la capacità di riconoscere parole e comprendere il linguaggio. In un’alta percentuale di casi è evidente una difficoltà nella comprensione del linguaggio in senso stretto, ovvero decontestualizzato, soprattutto negli aspetti formali.

Le cause del disturbo possono essere dovute a svariati fattori:

  • mancanza di esposizione a modelli adeguati;
  • mancanza di esperienza maturata nella sfera oro–alimentare.

Nel primo caso il bambino non ha potuto apprendere abilità della bocca adeguate all’età, mentre nel secondo potrebbe essere stato sottoposto a nutrizione assistita per periodi prolungati o ospedalizzato.

Altro fattore che può incidere nell’evoluzione delle abilità prassiche, rallentandone l’acquisizione, è l’iperprotezione: è il caso di bambini sottoposti a svezzamento tardivo o che, per altri motivi, siano stati privati di esperienze orali di esplorazione degli oggetti.

L’età dello svezzamento infatti rappresenta, per l’evoluzione delle prassie orali, una tappa fondamentale: è l’età “dell’esplorazione orale”, durante la quale il bambino conosce il mondo attraverso attività quali leccare, mordere, succhiare.

Nei casi in cui tale esplorazione orale non sia possibile, sia a causa delle presenza di processi infiammatori che interessano le cavità nasali, (costringendo il piccolo a respirare a bocca aperta), sia a causa di norme educative eccessivamente restrittive, il bambino si trova impossibilitato nel fare quelle preziose esperienze che conducono, con il tempo, allo sviluppo di abilità più strutturate.

In linea generale, è importante ricordare che ciò che viene perso nei primi 24 mesi di vita nell’esperienza orale, produce ritardi nello sviluppo prassico.

La Disprassia si evidenzia in età molto precoce, ma spesso gli adulti di riferimento del bambino iniziano a notare le difficoltà solo quando cominciano a manifestarsi le prime difficoltà dal punto di vista linguistico: è quindi il problema fonoarticolatorio e non alimentare (preferenza per alimenti liquidi) a presentarsi con urgenza alla loro attenzione.

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Disprassia in eta’ prescolare
Nel primo anno di vita si possono notare un ritardo o mancato sviluppo della lallazione, un’assenza nell’utilizzo dei gesti e della produzione verbale.
La lingua può presentare diversi gradi di ipotonia, può essere presente inoltre scialorrea di grado variabile più evidente nell’atto alimentare. Può essere presenti difficoltà nell’acquisire alcuni fonemi, come “r, l, z, k, g”.
Il bambino produce suoni isolati ma non parole, ha difficoltà nell’articolare le parole e a due anni ne produce meno di 50, ha un repertorio limitato di gesti e non coordina i gesti al ritmo di una canzone.

Eta’ scolare
In età scolare il bambino presenta facile distraibilità e tempi d’attenzione molto brevi: fa fatica a seguire le spiegazioni dell’insegnate e a mantenere l’attenzione costante per un tempo prolungato e necessario allo svolgimento del compito.
Presenta difficoltà di apprendimento (in particolare disgrafia), lentezza esecutiva, difficoltà in matematica e nell’elaborazione scritta di storie, difficoltà grafo-motorie e di disegno.
La diagnosi di disprassia richiede un’accurata valutazione, che viene effettuate da un’équipe di esperti che insieme collaborano per mettere appunto un profilo funzionale del soggetto ai fini sia della diagnosi che di un progetto terapeutico.

È necessario effettuare una valutazione che tenga conto degli indici sia qualitativi che quantitativi, basandosi non solo sui valori riportati dai vari test standardizzati e tarati per fasce d’età, ma osservando anche come il bambino esegue il compito, quali strategie di organizzazione mette in atto per giungere al risultato, quale atteggiamento assume durante l’esecuzione della prova e il grado di tolleranza della frustrazione per l’eventuale non riuscita.

La valutazione del profilo cognitivo contribuirà ad individuare il livello di età mentale in rapporto all’età cronologica. Per il bambino disprassico con Q.I. nella norma sarà necessario evidenziare le discrepanze e i deficit nei settori più compromessi, per confermare la diagnosi ed impostare il trattamento.

L’anamnesi di questi bambini evidenzia spesso immaturità e basso peso, prematurità e/o problemi pre o perinatali, lieve ritardo nella deambulazione, difficoltà a salire e scendere le scale, ad usare la bicicletta e difficoltà nelle autonomie della vita quotidiana. Questi bambini spesso vengono segnalati nella scuola materna perché non vogliono disegnare.

Solo in seguito ad una valutazione accurata sarà possibile creare un progetto terapeutico individualizzato e specifico per il bambino che avrà come obiettivo primario il raggiungimento di un buon adattamento dell’individuo rispetto alle richieste dell’ambiente. Anche nel caso della Disprassia Verbale, come in tutte le patologie, è fondamentale che ci sia un intervento precoce e mirato rispetto alle esigenze del bambino, che permetta di fornirgli strategie per il recupero delle fragilità e il potenziamento delle risorse presenti.

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