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	<title>Studio Arcobaleno &#187; Proposte di lettura</title>
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		<title>IL RUOLO DELLO PSICOLOGO A SUPPORTO DELLE SCUOLE NELLE SITUAZIONI DI EMERGENZA</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2020 08:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Ho trovato questo corso molto utile ed interessante per insegnanti e studenti, vorrei ringraziare psicologi e neuropsichiatri per il loro supporto.” … “Ho trovato questo corso molto interessante e formativo; l’ho trovato di fondamentale importanza in occasioni come quelle che stiamo vivendo in questi giorni. Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo corso.” … “Vorrei ringraziare tantissimo di questo corso. L’ho trovato interessante, chiaro nell’esposizione e molto utile perché fornisce risposte ai problemi che si verificano nell’arco della vita…non solo in questo periodo. Ancora grazie.” … “Un corso necessario, grazie.”]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center">
<p align="center"><i>Francesca Zaza</i></p>
<p align="center"><i>Psicologa, Psicoterapeuta dell’Età Evolutiva, IdO (Istituto di Ortofonologia) &#8211; Latina</i></p>
<p><i>“Ho trovato questo corso molto utile ed interessante per insegnanti e studenti, vorrei ringraziare psicologi e neuropsichiatri per il loro supporto.” … “Ho trovato questo corso molto interessante e formativo; l’ho trovato di fondamentale importanza in occasioni come quelle che stiamo vivendo in questi giorni. Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo corso.” … “Vorrei ringraziare tantissimo di questo corso. L’ho trovato interessante, chiaro nell’esposizione e molto utile perché fornisce risposte ai problemi che si verificano nell’arco della vita…non solo in questo periodo. Ancora grazie.” … “Un corso necessario, grazie.” </i></p>
<p>Quelli appena riportati sono solo alcuni dei numerosissimi feedback ricevuti dai docenti che hanno partecipato a uno dei corsi di formazione a distanza attivati dall’Istituto di Ortofonologia per fornire supporto alle scuole in seguito all’emergenza legata alla diffusione del Covid-19 nel nostro Paese. Un evento che ha imposto la chiusura degli istituti scolastici di ogni ordine e grado e la necessaria conseguente attivazione di metodologie didattiche alternative a quella tradizionale, prima tra tutte la didattica a distanza. Una rivoluzione nel modo di fare scuola e di intendere il processo di insegnamento-apprendimento che da un giorno all’altro ha stravolto le abitudini di docenti, studenti e famiglie, generando in molti casi fisiologiche risposte di preoccupazione e ansia, che sono andate sovrapponendosi a quelle già prodotte dalla condizione di emergenza sanitaria che ha coinvolto l’intero Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante la scuola si sia sin da subito prontamente attivata per garantire agli studenti la continuità didattica necessaria a mantenere vivo un senso di progettualità, nonostante l’incertezza sul futuro generata da tali eventi, i docenti si sono subito resi conto delle interferenze che tali cambiamenti avrebbero potuto produrre sul benessere dei propri studenti, sulla loro partecipazione alle attività scolastiche, sulla relazione educativa e, non ultima, sull’alleanza scuola-famiglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per questo, mentre si adoperavano per rendere possibile sul piano operativo-logistico, non senza difficoltà, la prosecuzione delle attività scolastiche, molti hanno iniziato a contattarci sia attraverso i servizi online gratuiti attivati dall’Istituto di Ortofonologia, sia tramite i canali con cui da lungo tempo siamo in contatto con loro, oggi come prima dell’emergenza, chiedendo di poter ricevere risposte in merito ai propri bisogni, dubbi, domande e attivando quella rete di supporto sulla quale, in molti casi dopo anni di collaborazione, sanno di poter contare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’IdO, infatti, da sempre lavora a fianco delle scuole di ogni ordine e grado, occupandosi, tra le altre cose, di fornire loro supporto nel momento in cui vengono colpite da eventi difficili e traumatici, come il sisma che ha devastato L’Aquila nel 2009, l’attentato di Brindisi nel 2012, il terremoto che ha coinvolto Amatrice e il centro Italia nel 2016 e il crollo del ponte di Genova nel 2018. Oltre a questi interventi l’Istituto di Ortofonologia da anni si occupa di svolgere negli istituti scolastici progetti che si pongono l’obiettivo di prevenire e contrastare fenomeni come la violenza e l’abuso sui minori, favorendo l’integrazione e il benessere degli studenti nei contesti più disagiati.</p>
<p>Tali interventi, per lo più ascrivibili all’area della prevenzione primaria così come definita dall’Istituto Superiore di Sanità, hanno visto nella scuola e negli insegnanti il canale primario attraverso il quale è stato possibile raggiungere e supportare centinaia di giovani studenti. Un canale consolidato soprattutto in seguito al progetto sperimentale svolto a L’Aquila per contrastare gli effetti del trauma tramite la scuola. Il protocollo di aiuto proposto dall’IdO in quell’occasione, infatti, ha permesso di restituire valore al contributo, già di per sé innegabile, che la scuola può dare alla crescita e al benessere dei minori, anche e soprattutto lì dove essi sono coinvolti, più o meno direttamente, in eventi traumatici. Un contributo fondamentale che si integra e non si sostituisce, né si sovrappone, a quello offerto dalle altre agenzie educative, la famiglia in primis, dalla rete di supporto territoriale e dai professionisti sanitari.</p>
<p>Grazie all’esperienza svolta nell’arco di questi anni abbiamo potuto toccare con mano le risorse e le energie di cui i docenti dispongono e la sinergia che può attivarsi grazie alla loro collaborazione. Allo stesso modo conosciamo, in quanto riferiti direttamente dagli stessi docenti, i vissuti di solitudine che essi possono sperimentare quando si trovano a dover far fronte con le sole, per quanto significative, competenze educative e didattiche che hanno a disposizione, a situazioni nelle quali è loro richiesta una funzione spesso prevalentemente pedagogica, unita ad elevate competenze relazionali.</p>
<p>Per questo oggi, così come nel corso di questi anni, l’intervento di supporto fornito alle scuole è stato prevalentemente finalizzato ad:</p>
<ul>
<li><b>ACCOGLIERE</b> le richieste provenienti da docenti, studenti e famiglie, fornendo risposte ai loro dubbi e alle loro domande e promuovendo l’attivazione, quando possibile, delle risorse insite nei relativi contesti di appartenenza;</li>
<li><b>INFORMARE </b>i docenti<b> </b>in merito alle dinamiche e ai vissuti che possono attivarsi negli individui nel momento in cui si ritrovano a doversi confrontare con situazioni di cambiamento o di emergenza, con particolare attenzione alla specificità che può caratterizzare l’espressione del disagio in età evolutiva;</li>
<li><b>INDICARE </b>quando e a chi rivolgersi in caso di necessità, favorendo il raccordo e la collaborazione tra professionisti e servizi offerti dal territorio;</li>
<li><b>SOSTENERE </b>le competenze socio-emotive dei docenti e l’elaborazione di strategie adattive necessarie a far fronte all’emergenza, favorendo in loro l’attivazione di un processo di resilienza<b>;</b></li>
<li><b>VALORIZZARE </b>le potenzialità e le risorse della scuola, facendo lo sforzo di comprendere in che modo le conoscenze specialistiche possano essere tradotte in strumenti e buone prassi utili ai docenti per rispondere con maggior consapevolezza alle domande di senso poste dai giovani.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lavorando in situazioni di emergenza sappiamo bene come esse richiedano spesso l’attivazione di una notevole mole di risorse per rispondere a un altrettanto importante quantità di bisogni e necessità. L’emergenza legata alla diffusione del Covid-19 è emblematica in tal senso.</p>
<p>In una condizione come quella attuale, infatti, i docenti stessi, così come gli adulti in generale, devono poter essere supportati nell’indentificare, riconoscere e comprendere le naturali, quanto legittime, reazioni emotive provocate dai cambiamenti in atto, così da poter essere per i giovani mediatori di benessere, oltre che facilitatori dei processi di apprendimento. Solo in questo modo potranno continuare ad assolvere quella necessaria funzione di <i>scaffolding (Bruner, Wood, Ross, 1976) </i>che li rende guide e alleati nel percorso di crescita degli studenti, continuando a stimolare in loro l’opportunità e il desiderio di imparare ad apprendere anche dalle situazioni difficili.</p>
<p>Il ruolo dello psicologo che interviene a supporto delle scuole nelle situazioni di emergenza è quindi principalmente quello di creare le condizioni per consentire ai docenti di proseguire la loro azione educativo-didattica nonostante tutto, riducendo il rischio che siano essi stessi travolti dai vissuti emotivi che fisiologicamente si attivano a confronto con eventi difficili e traumatici o che, al contrario, siano portati inconsapevolmente a negarli, nel tentativo di difendersene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In riferimento a questo ricordiamo quanto suggeriva Jung:<i></i></p>
<p><i>[…] il buon esempio, è il metodo didattico migliore… Sarebbe diverso se a scuola si trattasse solo di trasmettere meccanicamente ai bambini la materia di insegnamento. Ma questo è, a dir tanto, metà del significato della scuola… Il compito di questa educazione è di introdurre il bambino nel più vasto mondo esterno</i>. (Jung, <i>1923</i>)<i></i></p>
<p>In questo modo l’autore anticipava di molto quanto enunciato dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo di Istruzione emanate dal MIUR, lì dove sottolineano come: <i></i></p>
<p><i>[…] la scuola è perciò investita da una domanda che comprende, insieme, l’apprendimento e «il saper stare al mondo». E per potere assolvere al meglio alle sue funzioni istituzionali, la scuola è da tempo chiamata a occuparsi anche di altre delicate dimensioni dell’educazione. […] La scuola affianca al compito «dell’insegnare ad apprendere» quello «dell’insegnare a essere». (Miur, 2012)</i></p>
<p>Lavorare per consentire ai docenti di proseguire la propria funzione educativa, nonostante le enormi difficoltà generate dalla condizione di emergenza attuale, costituisce quindi un vero e proprio investimento: sui giovani e sul futuro. La scuola, infatti, soprattutto nei momenti di emergenza, rappresenta per gli studenti il luogo dal quale ripartire per costruire il proprio domani.</p>
<p>Ma quali sono gli strumenti attraverso i quali i docenti possono assolvere la propria funzione pedagogica, oltre che didattica, promuovendo il benessere dei giovani e favorendo in loro la capacità di attribuire un significato congruo agli eventi, oltre che l’attivazione di risposte adattive e resilienti di fronte alle avversità?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli strumenti a disposizione dei docenti, non possono che essere strumenti caratteristici della scuola. La narrazione, i racconti, le storie di resilienza, le forme di espressione artistiche, il disegno, la pittura, l’espressione musicale, la creatività, il pensiero simbolico, il piacere legato alla scoperta, la pianificazione e l’organizzazione di spazi, tempi e attività in relazione al raggiungimento di obiettivi a breve, medio e lungo termine. Sono tanti i riscontri che quotidianamente riceviamo dai docenti in relazione alle iniziative già attivate in questo senso per far fronte alle difficoltà vissute nell’arco di queste difficili settimane.</p>
<p>Tali risorse, infatti, se attivate in maniera consapevole, consentono da una parte agli insegnanti di rimanere fedeli alla propria identità professionale e alle proprie competenze, dall’altra di costruire quell’impalcatura necessaria per stimolare nei giovani il raggiungimento di obiettivi fondamentali tanto per l’apprendimento quanto per la crescita e lo sviluppo, preservando al tempo stesso la progettualità e la curiosità necessarie a mantenere un atteggiamento di interesse e apertura nei confronti del futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>BIBLIOGRAFIA:</b></p>
<p>Jung C.G. (1923), <i>Sviluppo ed Educazione del Bambino</i>, Opere, vol. 17, Torino, Boringhieri, 1991.</p>
<p>MIUR, <i>Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo di Istruzione, in Annali della Pubblica Istruzione</i>, Firenze, Le Monnier, 2012.</p>
<p>Bruner J. S., Wood D., Ross G., <i>The role of tutoring in problem solving</i>, «Journal of Child Psychology and Psychiatry», vol. 17, Oxford, Pergamon Press, 1976, pp. 89-100.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="BABELE NEWS" href="http://www.ortofonologia.it/babele-anno-2020-monografico-covid-19/?fbclid=IwAR0z7iSe8TeSJMl7jUbHG2GILgXHW5CGxQeP_0Qh8rNZGZkWUF-FGKjtO6Y"> http://www.ortofonologia.it/babele-anno-2020-monografico-covid-19/?fbclid=IwAR0z7iSe8TeSJMl7jUbHG2GILgXHW5CGxQeP_0Qh8rNZGZkWUF-FGKjtO6Y</a></p>
<p><a title="BABELE MONOGRAFICO COVID-19" href="http://www.ortofonologia.it/wp-content/uploads/2020/04/babele_vol_covid19.pdf">http://www.ortofonologia.it/wp-content/uploads/2020/04/babele_vol_covid19.pdf</a></p>
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		<title>&#8220;I ROMPISCATOLE&#8221;. STORIE DI GIOVANI EROI SENZA MANTELLO</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 12:16:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma, 10 set. - "Quelle che ti troverai a leggere sono storie di ragazzi autentici che, col loro carico di difetti, complessi, limiti e paure, a un certo punto della loro vita, davanti a un problema, si sono inventati una soluzione, qualcosa di straordinario.
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Il libro di Vittoria Iacovella al Venerdi&#8217; culturale IdO, 13 settembre a Roma</p>
<div align="left">
<div id="testo">Roma, 10 set. &#8211; &#8220;Quelle che ti troverai a leggere sono storie di ragazzi autentici che, col loro carico di difetti, complessi, limiti e paure, a un certo punto della loro vita, davanti a un problema, si sono inventati una soluzione, qualcosa di straordinario.</p>
<p>Nessun super potere a rassicurarli che erano nel giusto, nessuno specchio a rimandargli un&#8217;immagine perfetta, nessun paracadute a garantirgli che non si sarebbero schiantati. L&#8217;hanno fatto e basta. Hanno guardato in faccia i loro mostri e sono andati avanti. Hanno rotto le gabbie, gli schemi, le usanze, le idee irrigidite e incrostate, hanno rotto le scatole e, facendolo, hanno cambiato un pezzetto di mondo, trasformandolo in un posto un po&#8217; migliore&#8221;. È questo il filo conduttore delle 10 storie narrate nel libro &#8216;I rompiscatole&#8217; della giornalista Vittoria Iacovella, che sara&#8217; presentato nel corso della X edizione de I venerdi&#8217; culturali della Scuola dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) il 13 settembre alle 21 presso la sede della Scuola in Corso d&#8217;Italia 38/A sul tema: I Rompiscatole. Storie di giovani eroi senza mantello.</p></div>
<div></div>
<div style="text-align: center;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2019/09/download.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3432" alt="download" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2019/09/download.jpg" width="225" height="225" /></a></div>
<div style="text-align: right;"></div>
<div>Oltre l&#8217;autrice sara&#8217; presente Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell&#8217;eta&#8217; evolutiva e responsabile del servizio Terapie dell&#8217;Istituto di Ortofonologia.</p>
<p>&#8220;Conosci la teoria della ghianda?- chiede Iacovella- James Hillman sosteneva che ciascuno di noi possiede un suo talento innato, una vocazione alla quale e&#8217; chiamato sin dalla nascita. Se osserviamo bene, anche in queste storie, e&#8217; come uno spiritello che proprio nell&#8217;infanzia si manifesta piu&#8217; liberamente. A volte questo talento viene fuori all&#8217;improvviso, come un&#8217;illuminazione, ma era gia&#8217; li&#8217;. La ghianda contiene gia&#8217; dentro se&#8217; la quercia che sara&#8217;, basta darle il giusto terreno per potersi sviluppare. E tu, che albero sei? Buona esplorazione!&#8221;.</p>
<p>L&#8217;evento e&#8217; gratuito e per qualsiasi informazione e&#8217; possibile scrivere a segr.formazione@ortofonologia.it. <a href="http://93.148.201.171/News/2019/06/17/2019061702172301671.MP4" target="_blank">Qui e&#8217; possibile guardare l&#8217;intervista all&#8217;autrice.</a></div>
<div></div>
<div><a title="I ROMPISCATOLE. STORIE DI GIOVANI EROI SENZA MANTELLO" href="https://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2019/settembre/10/?news=05">https://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2019/settembre/10/?news=05</a></div>
</div>
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		<title>L&#8217;USIGNOLO, di HANS CHRISTIAN ANDERSEN.</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 13:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[...."Sei proprio tu, caro usignolo?" mormorò incredulo l'imperatore. "Io ti ho scacciato e ti ho insultato, e tu hai dissolto i miei cattivi pensieri, hai allontanato la morte dal mio cuore...come potrò ricompensarti?"

"Ho avuto la mia ricompensa la prima volta che mi hai visto. Ho avuto le lacrime di un sovrano, che valgono più dei gioielli. Ora silenzio, hai bisogno di dormire per rimetterti in forze. E io canterò per proteggere il tuo riposo".

E così fece. Dopo poche note, l'imperatore dormiva come un bambino. Quando si svegliò il sole splendeva dalla finestra aperta, e si rese conto che quel sonno era bastato a ritemprarlo. Aprendo gli occhi vide l'usignolo, che non lo aveva abbandonato: l'usignolo e nessun altro, perchè i suoi cortigiani, credendolo già morto o quasi morto, non si erano presi la briga di andare a trovarlo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2018/02/17-bosco-ginestre1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3337" alt="17-bosco-ginestre" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2018/02/17-bosco-ginestre1-1024x576.jpg" width="940" height="528" /></a></p>
<p><em>&#8230;.&#8221;Sei proprio tu, caro usignolo?&#8221; mormorò incredulo l&#8217;imperatore. &#8220;Io ti ho scacciato e ti ho insultato, e tu hai dissolto i miei cattivi pensieri, hai allontanato la morte dal mio cuore&#8230;come potrò ricompensarti?&#8221;</em></p>
<p><em>&#8220;Ho avuto la mia ricompensa la prima volta che mi hai visto. Ho avuto le lacrime di un sovrano, che valgono più dei gioielli. Ora silenzio, hai bisogno di dormire per rimetterti in forze. E io canterò per proteggere il tuo riposo&#8221;.</em></p>
<p><em>E così fece. Dopo poche note, l&#8217;imperatore dormiva come un bambino. Quando si svegliò il sole splendeva dalla finestra aperta, e si rese conto che quel sonno era bastato a ritemprarlo. Aprendo gli occhi vide l&#8217;usignolo, che non lo aveva abbandonato: l&#8217;usignolo e nessun altro, perchè i suoi cortigiani, credendolo già morto o quasi morto, non si erano presi la briga di andare a trovarlo.</em></p>
<p><em>&#8220;Rimani con me&#8221; lo implorò l&#8217;imperatore. &#8220;Canterai solo quando ne avrai voglia, e non dovrai obbedire a nessuno. E io farò a pezzi quell&#8217;uccellaccio meccanico.&#8221;</em></p>
<p><em>&#8220;E perchè dovresti farlo? E&#8217; bello e prezioso e non ha nessuna colpa. Tienilo con te, e ascolta il suo bel canto quando ne avrai voglia. Io non posso vivere tra quattro mura, ma ti prometto che verrò sempre al momento del bisogno, e anche tutte le volte che avrò nostalgia di questo luogo. Mi poserò su quel ramo e canterò finchè i tuoi pensieri non si saranno placati. Ti canterò le cose belle e quelle brutte, di coloro che ti ossequiano per adulazione e di coloro che compiono in tuo nome azioni che non approveresti&#8230;.ciò che ti viene nascosto, e cosa pensano le persone che ti amano davvero. Un usignolo vola, vola in ogni luogo e vede molte cose: conosco cosa fa ridere e piangere il pescatore e il contadino. Canterò per te i pensieri degli oppressi e degli infelici, e il modo in cui potrai aiutarli. Te lo prometto, ma devo chiederti una cosa&#8221;.</em></p>
<p><em>&#8220;Tutto ciò che vuoi&#8221; disse l&#8217;imperatore.</em></p>
<p><em>&#8220;Non dire mai a nessuno di me: lascia che tutti ti pensino onnisciente, e non avrai più nulla da temere!&#8221;</em></p>
<p><em>Il sovrano stava per rispondere, ma l&#8217;uccellino era già volato via. Allora si alzò e indossò il mantello, si mise in testa la corona e sistemò la spada nella cintura: da anni non si sentiva così bene.</em></p>
<p><em>In quel momento si aprì la porta e comparve il luogotenente, che era venuto ad assicurarsi che Sua Maestà fosse morto prima di tornare dal suo successore. Appena lo vide, sgranò gli occhi e rimase a bocca aperta.</em></p>
<p><em>&#8220;Buongiorno!&#8221; disse l&#8217;imperatore con un cenno di saluto.</em></p>
<p style="text-align: right;">(Tratto da &#8220;La Regina delle Nevi e altri racconti&#8221;, di Hans Christian Andersen, BUR, 2016)</p>
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		<title>LA GABBIANELLA E IL GATTO</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 20:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Commosso dal pianto della gabbianella, che non sapeva più chi fosse (era un gatto o cibo per gatti?), Zorba le leccò le lacrime e disse:]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/03/copertina-gabbianella-890x395.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2649 aligncenter" alt="copertina-gabbianella-890x395" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/03/copertina-gabbianella-890x395-300x133.jpg" width="300" height="133" /></a></p>
<p>Commosso dal pianto della gabbianella, che non sapeva più chi fosse (era un gatto o cibo per gatti?), Zorba le leccò le lacrime e disse:</p>
<p style="text-align: center;">&#8220;<em>Sei una gabbiana&#8230; Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere  che eri un gatto perchè ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Non abbiamo potuto aiutare tua madre, ma te si&#8230;Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto&#8230;Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare</em>.&#8221; &#8230;</p>
<p style="text-align: center;">&#8230;&#8221;<em>Volare mi fa paura</em>&#8220;, stridette Fortunata.</p>
<p style="text-align: center;">&#8220;<em>Quando succederà io sarò con te</em>&#8221; miagolò Zorba.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
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		<title>COME AMARE IL BAMBINO, JANUSZ KORCZAK</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 07:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dici: "E' faticoso lavorare con i bambini", hai ragione, aggiungi:]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2014/10/aquilone1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2578 aligncenter" alt="Young Girl having fun flying a multicoloured kite in the English countryside. Silhouette" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2014/10/aquilone1.jpg" width="651" height="342" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dici: &#8221;è faticoso lavorare con i bambini&#8221;.</p>
<p>Hai ragione, aggiungi:</p>
<p>&#8220;perchè bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, scendere, farsi piccoli&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sbagli, non è questo l&#8217;aspetto più faticoso.</p>
<p>E&#8217; piuttosto di essere costretti ad elevarsi fino all&#8217;altezza dei loro sentimenti&#8230;</p>
<p>di stiracchiarsi, allungarsi, sollevarsi sulle punte dei piedi, per non ferirli.</p>
<p style="text-align: right;"><em>(Janusz Korczak, Come amare il bambino, Luni ed., Milano 2005)</em></p>
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		<title>&#8220;ARRIVEDERCI ALLA LUNA&#8221; G. RODARI</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2014 05:45:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di bambini spaziali ne conoscete? Io si. Ce n'è uno a Torino, uno a Canicattì...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Di bambini spaziali</p>
<p style="text-align: center;">ne conoscete? Io si.</p>
<p style="text-align: center;">Ce n&#8217;è uno a Torino,</p>
<p style="text-align: center;">uno a Canicattì,</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">un terzo va all&#8217;asilo</p>
<p style="text-align: center;">a Sant&#8217;Angelo Lodigiano,</p>
<p style="text-align: center;">un quarto sta a Napoli,</p>
<p style="text-align: center;">un quinto a Milano.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Ce n&#8217;è uno a Firenze</p>
<p style="text-align: center;">che sbaglia le divisioni,</p>
<p style="text-align: center;">un altro a Omegna</p>
<p style="text-align: center;">e adesso ha gli orecchioni.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Aspettate che guarisca:</p>
<p style="text-align: center;">vedrete cosa fa:</p>
<p style="text-align: center;">tra vent&#8217;anni sulla Luna</p>
<p style="text-align: center;">a spasso se ne andrà.</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2014/09/1319215163b.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2543" alt="1319215163b" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2014/09/1319215163b-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Aspettate che crescano</p>
<p style="text-align: center;">e vedrete se sono</p>
<p style="text-align: center;">bambini spaziali</p>
<p style="text-align: center;">oppure non lo sono.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Andranno sui pianeti</p>
<p style="text-align: center;">e faranno &#8220;cucù&#8221;</p>
<p style="text-align: center;">a noi poveri terrestri</p>
<p style="text-align: center;">rimasti quaggiù.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">Ma forse una cartolina</p>
<p style="text-align: center;">ce la saprete mandare:</p>
<p style="text-align: center;">dopo tutto, siamo giusti,</p>
<p style="text-align: center;">chi vi ha insegnato a volare?</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Arrivederci alla Luna&#8221;, da Il Pianeta degli Alberi di Natale, G. Rodari, 1962</em></p>
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		<title>&#8220;QUANDO DIRE NO&#8221; di J. U. Rogge</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Feb 2014 06:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alma vive in campagna, dirige, insieme al marito, un'azienda agricola di medie dimensioni.  - Sono nonna di quattro nipotini -.
La sua voce è serena, gradevole, parla un dialetto del Nord: - E adesso vorresti sapere da me qualcosa sull'educazione dei bambini, ragazzo mio? -...

- Sono una donna semplice, che cosa ti devo dire? -.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>&#8220;Troppe riflessioni non giovano&#8221;</strong></p>
<p>Alma vive in campagna, dirige, insieme al marito, un&#8217;azienda agricola di medie dimensioni.</p>
<p>- <em>Sono nonna di quattro nipotini</em> -.</p>
<p>La sua voce è serena, gradevole, parla un dialetto del Nord:</p>
<p>- <em>E adesso vorresti sapere da me qualcosa sull&#8217;educazione dei bambini, ragazzo mio?</em> -.</p>
<p>- <em>Sono una donna semplice, che cosa ti devo dire?</em> -.</p>
<p>Si alza in piedi, si dirige verso una madia, ne estrae due bicchieri e un liquore fatto in casa, poi prende a raccontare della sua infanzia, dei suoi genitori, &#8220;poveri contadini&#8221;, dei suoi sei fratelli &#8220;ora tutte persone importanti&#8221;, della scuola, &#8211; <em>il lavoro nei campi veniva prima della frequenza scolastica</em> -, della sua educazione tra le mura della fattoria.</p>
<p>- <em>Dura</em> - afferma - <em>dura, ma giusta</em> -.</p>
<p>Lei doveva lavorare, mi spiega, bisognava guadagnarsi tutto. Alma riflette: - <em>Non so se i bambini di oggi se la passano meglio</em> -.</p>
<p>Le chiedo che cosa intenda.</p>
<p>- <em>Penso</em> - afferma - <em>che si sentano persi. Hanno tutto e non sanno più stare al posto loro. Anche i miei nipoti hanno tutto, una caterva di giocattoli e di vestiti. Tutto. Sono anche troppo viziati e sfacciati: &#8220;Nonna, se da te non possiamo guardare la televisione, non veniamo&#8221;. </em></p>
<p><em></em><em>- Cose del genere noi non avremmo nemmeno osato pensarle&#8230;</em> - la sua voce si fa più acuta, l&#8217;indice della mano destra in alto, -<em> altrimenti avremmo preso dei bei manrovesci</em> -.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2014/02/campo-di-grano-che-ondeggia-nel-vento.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2444" alt="campo di grano che ondeggia nel vento" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2014/02/campo-di-grano-che-ondeggia-nel-vento.jpg" width="951" height="530" /></a></p>
<p>Alma beve un sorso di liquore: &#8211; <em>Brucia un pò, ma è meglio di una medicina</em> -.</p>
<p>Le chiedo quali pensa siano le differenze tra l&#8217;educazione di ieri e di oggi. E la risposta arriva immediata:</p>
<p>- <em>Le mamme di oggi non vogliono assolutamente fare errori. Mia nuora, per esempio: per lei deve essere tutto perfetto, sostiene che altrimenti il bambino ne risente. Ai miei tempi io non potevo certo starci a rimuginare su. Dovevo fare tutto in fretta. Spesso i miei figli erano lasciati a se stessi. E sono venuti su bene tutti e due</em> -.</p>
<p>Riflette un secondo: &#8211; <em>Non so se lo posso dire, ma quando si ha troppo tempo per i figli&#8230;</em> &#8211; si interrompe, mi osserva con aria interrogativa, &#8211; <em>sarà poi vero?</em> -.</p>
<p>Versa il liquore a entrambi: &#8211; <em>E&#8217; buono, vero? Ti voglio dire una cosa, ragazzo mio! Quando Kurt, mio figlio minore faceva l&#8217;impertinente, mi rispondeva male e cose del genere, si buscava tre sculaccioni sul sedere. Non gli ho mai dato schiaffi o botte in testa, ho sentito che rendono stupidi. Bastavano tre sculaccioni</em> &#8211; fa il gesto con la mano &#8211; <em>e tornava tutto a posto. Sai, davvero, qualche volta ho l&#8217;impressione che ne abbia nostalgia. Già, già.</em> -</p>
<p>Abbassa lo sguardo, per un istante sembra pensosa: &#8211; <em>Lo sai, se oggi osservo Inge, mia nuora, che, quando il piccolo ha un attacco di rabbia, parla e parla. E dopo tanto parlare alza sempre di più la voce, finchè non urla e, alla fine, anche lei lo picchia. Poi, tutti e due si mettono a piangere, il bambino e la madre&#8230;allora penso che poteva farla più facile. Così rischia l&#8217;esaurimento nervoso.</em> &#8211; Mi guarda: &#8211; <em>Non dici niente? E&#8217; tanto brutto quello che dico?</em> -.</p>
<p>Agguanta il bicchiere: &#8211; <em>Alla salute!</em> -.</p>
<p style="text-align: right;">Jan-Uwe Rogge &#8220;<em>Quando dire no</em>&#8220;</p>
<p style="text-align: right;">&#8220;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;IL PICCOLO PRINCIPE IN NOI&#8221; di M. Jung</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Oct 2013 08:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’amicizia ci aiuta ad amare noi stessi e a diventare amici di noi stessi, presupposto indispensabile della capacità di fare amicizia con un’altra persona. In un testo anonimo intitolato “TU HAI BISOGNO DI ME”, ho trovato formulata questa fondamentale verità psicologica…]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’amicizia ci aiuta ad amare noi stessi e a diventare amici di noi stessi, presupposto indispensabile della capacità di fare amicizia con un’altra persona. In un testo anonimo intitolato “<strong><i>TU HAI BISOGNO DI QUALCUNO</i></strong>”, ho trovato formulata questa fondamentale verità psicologica…</p>
<p style="text-align: center;"><i>Hai bisogno di qualcuno</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>che ti rispetti, </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>ti accetti e ti ami.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i> </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Puoi trovare questa persona</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>e fare la sua conoscenza.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Qualcuno che ti appoggi,</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>ti lodi, ti incoraggi</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>e ti dia fiducia.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Qualcuno </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>che ti tratti con amore.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i> </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Hai bisogno di qualcuno </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>che ti mostri la via</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>per condurre una vita </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>più facile, più semplice</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>e più felice.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i> </i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Questa persona esiste.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Proprio vicino a te.</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>Questa persona</i></p>
<p style="text-align: center;"><i>sei tu.</i></p>
<p><i> </i></p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2013/10/1404309_untitled.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2374 aligncenter" alt="1404309_untitled" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2013/10/1404309_untitled.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;LA REGINA DELLA NEVE&#8221; di H. C. Andersen</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Oct 2013 11:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proposte di lettura]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[Disagio emotivo]]></category>
		<category><![CDATA[Fiaba]]></category>
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		<category><![CDATA[Rispecchiamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Guarda, adesso cominciamo, quando saremo alla fine della storia ne sapremo più di quanto ne sappiamo adesso, perché qui si parla di uno spirito cattivo, uno dei peggiori, "Il diavolo". Un giorno era proprio di buon umore, perché aveva costruito uno specchio che aveva la facoltà di far sparire immediatamente tutte le cose belle e buone che vi si rispecchiavano, come non fossero state nulla; quello che invece era brutto e che appariva orribile, risaltava ancora di più. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Guarda, adesso cominciamo, quando saremo alla fine della storia ne sapremo più di quanto ne sappiamo adesso, perché qui si parla di uno spirito cattivo, uno dei peggiori, &#8220;Il diavolo<b>&#8220;</b>. Un giorno era proprio di buon umore, perché aveva costruito uno specchio che aveva la facoltà di far sparire immediatamente tutte le cose belle e buone che vi si rispecchiavano, come non fossero state nulla; quello che invece era brutto e che appariva orribile, risaltava ancora di più. I più bei paesaggi sembravano spinaci cotti e gli uomini migliori diventavano orribili o stavano schiacciati a testa in giù; i volti venivano così deformati che non erano più riconoscibili e se qualcuno aveva una lentiggine, allora poteva essere ben sicuro che questa si sarebbe allargata fino al naso e alla bocca. Era straordinariamente divertente, diceva il diavolo. Se c&#8217;era un pensiero pio e buono questo nello specchio diventava una smorfia, così il diavolo doveva per forza ridere della sua divertente invenzione. Tutti quelli che andavano a scuola di magia, perché lui teneva una scuola di magia, raccontavano in giro che era successo un prodigio: adesso finalmente si poteva vedere, dicevano, come erano veramente il mondo e gli uomini. Corsero intorno con lo specchio e alla fine non ci fu più un solo paese o un solo uomo che non fosse stato deformato nello specchio.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2013/10/1216533816357_f.jpg"><img class="size-full wp-image-2335 alignright" alt="1216533816357_f" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2013/10/1216533816357_f.jpg" width="358" height="299" /></a>Ora volevano volare fino al cielo per prendersi gioco degli angeli e di nostro Signore. Più volavano in alto con lo specchio, più questo rideva con violenza: riuscivano a malapena a tenerlo; volarono sempre più in alto, vicino a Dio e agli angeli; a un certo punto lo specchio tremò così terribilmente per le risate, che sfuggì loro di mano e precipitò verso la terra, dove si ruppe in centinaia di milioni, di bilioni di pezzi, e ancora di più. E così fece molto più danno di prima, perché alcuni pezzi erano piccoli come granelli di sabbia e volavano intorno al vasto mondo, e quando entravano negli occhi della gente vi rimanevano, così la gente vedeva tutto storto, oppure vedeva solo il lato peggiore delle cose, perché ogni piccolo pezzettino dello specchio aveva mantenuto la stessa forza che aveva lo specchio intero. A qualcuno una piccola scheggia dello specchio cadde addirittura nel cuore, e questo fu veramente orribile: il cuore divenne come un pezzo di ghiaccio. Alcune schegge dello specchio erano invece così grandi che vennero usate per farne vetri da finestra, ma non era il caso di guardare i propri amici attraverso quei vetri; altri pezzi diventarono occhiali, e questo fu proprio un male. Quando la gente metteva gli occhiali per vedere meglio e per essere obiettiva, il maligno rideva tanto che lo stomaco gli ballava tutto e gli faceva il solletico. Ma fuori volavano ancora piccoli pezzi di vetro nell&#8217;aria.</p>
<p>Ora sentiamo cosa accadde.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;LA FERITA DEI NON AMATI&#8221; di P. Schellenbaum</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Sep 2013 06:23:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proposte di lettura]]></category>
		<category><![CDATA[ENERGIA VITALE]]></category>
		<category><![CDATA[SEGUIRE FLUSSO VITALE]]></category>
		<category><![CDATA[VITA VISSUTA]]></category>
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		<description><![CDATA[La persona che fonda la propria esistenza sull’energia non sente il bisogno di imporsi degli sforzi e neppure di modellare uomini e cose, ma vive l’emozionante sensazione di vedere che uomini e cose vengono a lei “coinvolgendola nell’avventura dell’esperienza”. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>L’energia alla base della vita</b></p>
<p>La persona che fonda la propria esistenza sull’energia non sente il bisogno di imporsi degli sforzi e neppure di modellare uomini e cose, ma vive l’emozionante sensazione di vedere che uomini e cose vengono a lei “coinvolgendola nell’avventura dell’esperienza”. Non si arrende, ma lascia che le cose accadano, accetta ciò che avviene. Sa che è impossibile bagnarsi due volte nella stessa acqua di un fiume (Eraclito) e si tiene libera e disponibile. Previene l’assonnata resistenza ed è rilassata ma vigile. Poiché non tiene strette le persone, i suoi rapporti si ampliano e poiché non vuole nulla, ottiene molto. Non si sforza di essere originale; le stanno molto più a cuore la comprensione e il rapporto. Eppure è proprio in persone come queste che la vita esprime le sue caratteristiche particolari.  Sono persone che non dipendono dalle cose ma ne sono attratte, che non opprimono ma dedicano attenzione. Tutto ciò che in loro ha bisogno di esprimersi non si rivolge contro ma verso gli altri.</p>
<p align="center"><b><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2013/09/cascate.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2296" alt="04-00009035005261" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2013/09/cascate-300x202.jpg" width="300" height="202" /></a></b></p>
<p>Una persona così si percepisce come una creatura lunare in quanto considera la luce che proietta sugli altri come riflesso della luce di questi stessi altri. Le persone che basano la loro esistenza sull’energia non si abbagliano vicendevolmente ma, al contrario, apprezzano i bagni di sole che ricevono dagli altri e vi prosperano. Non c’è contraddizione nel fatto che siano più attive di coloro che puntano con tutta la loro volontà all’autoaffermazione. Nella loro rilassata apertura, le persone che vivono di energia attraggono energia.</p>
<p>Le loro parole non impediscono alla carne di farsi verbo; non hanno preconcetti che inibiscano i gesti.</p>
<p align="right">P. Schellenbaum</p>
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