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	<title>Studio Arcobaleno &#187; adozione</title>
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		<title>LA GABBIANELLA E IL GATTO</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2015 20:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proposte di lettura]]></category>
		<category><![CDATA[abbandono]]></category>
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		<description><![CDATA[Commosso dal pianto della gabbianella, che non sapeva più chi fosse (era un gatto o cibo per gatti?), Zorba le leccò le lacrime e disse:]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/03/copertina-gabbianella-890x395.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2649 aligncenter" alt="copertina-gabbianella-890x395" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/03/copertina-gabbianella-890x395-300x133.jpg" width="300" height="133" /></a></p>
<p>Commosso dal pianto della gabbianella, che non sapeva più chi fosse (era un gatto o cibo per gatti?), Zorba le leccò le lacrime e disse:</p>
<p style="text-align: center;">&#8220;<em>Sei una gabbiana&#8230; Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere  che eri un gatto perchè ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Non abbiamo potuto aiutare tua madre, ma te si&#8230;Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto&#8230;Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare</em>.&#8221; &#8230;</p>
<p style="text-align: center;">&#8230;&#8221;<em>Volare mi fa paura</em>&#8220;, stridette Fortunata.</p>
<p style="text-align: center;">&#8220;<em>Quando succederà io sarò con te</em>&#8221; miagolò Zorba.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
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		<title>L&#8217;ADOZIONE TRA PREGIUDIZIO E REALTA&#8217;. L&#8217;ESPERTO AI GENITORI:PUNTARE SULLA RELAZIONE DANDOSI TEMPO</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 13:24:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario Psicologia) Roma, 3 mar. - È un pregiudizio pensare che tutti i bambini adottati porteranno con sé, per tutta la vita come una ferita indelebile, i segni dell'abbandono subìto, e che questa esperienza li predisporrà a una serie di psicopatologie. Ancora, è un pregiudizio credere che i minori adottati non sviluppino nessuna forma di attaccamento prima dell'adozione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(DIRE &#8211; Notiziario Psicologia) Roma, 3 mar. &#8211; È un pregiudizio pensare che tutti i bambini adottati porteranno con sé, per tutta la vita come una ferita indelebile, i segni dell&#8217;abbandono subìto, e che questa esperienza li predisporrà a una serie di psicopatologie. Ancora, è un pregiudizio credere che i minori adottati non sviluppino nessuna forma di attaccamento prima dell&#8217;adozione. A svelarlo alla DIRE è Paola Terrile, psicologa analista diplomata al Carl Gustav Jung Institut di Zurigo, membro dell&#8217;International association of analytical psychology e socia e docente presso la Scuola di psicoterapia e il corso Analisti del Centro italiano di psicologia analitica (Cipa). La psicoterapeuta ha anche scritto insieme alla dottoressa Patrizia Conti, anch&#8217;essa psicologa analista del Cipa e consulente tecnico d&#8217;Ufficio per tematiche minorili presso il Giudice, un libro sul tema dal titolo &#8216;Figli che trasformano. La nascita della relazione nella famiglia adottiva&#8217;(Editore Franco Angeli, Mi, 2014).</p>
<div align="left">
<div id="testo">
&#8216;E&#8217; vero che il bambino adottato ha subìto un abbandono e che in seguito potrebbe sviluppare dei sintomi legati al trauma- precisa l&#8217;esperta-, però è anche possibile che prima dell&#8217;adozione abbia maturato e introiettato una serie di esperienze di attaccamento positive che riequilibrano in parte gli effetti negativi del trauma. È più utile puntare lo sguardo sugli elementi sani della personalità del bambino &#8211; sottolinea Terrile- perché osservare solo le sue fragilità ci conduce a una profezia che si &#8216;autoavvera&#8217;. In altri termini, focalizzarci unicamente sul trauma impoverisce lo sguardo e non aiuta i genitori adottivi a creare un legame che rispetti la personalità del piccolo in tutte le sue componenti, comprese le esperienze pregresse&#8217;. Quasi tutti i minori adottati, osservati nel primo periodo di inserimento in famiglia, &#8216;hanno una grande capacità di adattamento all&#8217;ambiente, imparano bene la lingua e socializzano con facilità con agli altri bambini. Si tratta di elementi rivelatori delle loro risorse, e il tenerne conto può guidare i genitori ad entrare in contatto con i figli adottivi senza entrare nella tenaglia dell&#8217;amore soffocante- chiarisce la psicoterapeuta- ma piuttosto aiutando i bambini a sviluppare la loro autonomia a partire dalla loro personalità e dalle competenze che già possiedono&#8217;.</p>
<p>COME SI ORIENTA UN GENITORE ADOTTIVO NELLO 0-3 ANNI &#8211; &#8216;Nelle sedute di post-adozione, che coinvolgono tutta la famiglia, osserviamo i bambini nel gioco spontaneo&#8217;, spiega la psicologa Cipa. Il minore gioca nella stanza in cui sono i genitori, &#8216; da solo o con loro mentre questi ultimi mi raccontano dubbi e a volte timori rispetto alla relazione con il bambino&#8217;. In genere, nel giro di poche sedute emerge la modalità spontanea in cui il piccolo si relaziona con la madre e il padre: &#8216;Ricordo una bambina di 11 mesi- riferisce la psicoterapeuta- che camminava appena e parlava ancora molto poco, ma quando arrivava in seduta si scatenava in grandi pianti rivolti al padre o alla madre. I genitori, imbarazzati, mi dicevano che a casa non si comportava così. Solo in seguito capimmo che questo pianto era legato all&#8217;eccesso di aspettative che la bambina sentiva su di sé. I genitori si aspettavano che lei diventasse subito la loro figlia, ma lei ancora non si sentiva &#8216;nata&#8217; da loro e piangeva per attirare l&#8217;attenzione su quelle che erano le sue esigenze. Un pianto rabbioso che ha permesso ai due adulti di comprendere di aver inserito la piccola troppo rapidamente nella loro vita, dando per scontato che stesse bene ma senza tenere conto dei suoi tempi. Compresero che dovevano rallentare, nello specifico lavorare un po&#8217; meno, affidarla meno ai nonni e mandarla all&#8217;asilo a tempo parziale&#8217;.</p>
<p>COME SI ORIENTA IL GENITORE ADOTTIVO CON I BAMBINI PIU&#8217; GRANDI &#8211; &#8216;Con i bambini più grandi bisogna dare regole educative precise, non troppo rigide, tenendo conto delle abitudini pregresse che il bambino man mano rivela. Il minore avrà bisogno di regole per familiarizzare con il nuovo mondo e per giungere a sentire il genitore come contenitore e guida. Il dare regole può a volte spaventare i genitori adottivi- sottolinea Terrile- il figlio percepisce l&#8217;eccesso di paura e finisce per sentirsi smarrito e regredire. Con una mamma particolarmente ansiosa, per esempio- consiglia- può essere raccomandabile che il papà intervenga nella fase di addormentamento&#8217;.</p></div>
<div></div>
<div>ASPETTO EDUCATIVO E PROCESSO DI ATTACCAMENTO &#8211; &#8216;Un figlio adottivo si affida più facilmente se il genitore è un riferimento educativo sicuro. Il piccolo non ha mai avuto guide adulte costanti o, se le ha avute, le ha perse. Occorrerà ricostituire un rapporto di fiducia nella relazione- chiosa l&#8217;analista- un processo che richiede tempo. È dunque molto importante aiutare i genitori a procedere per gradi nella costruzione del legame: l&#8217;adulto dovrà accettare che all&#8217;inizio si è reciprocamente estranei e che ci sono elementi dell&#8217;esperienza pregressa del bambino (dai 3 anni in su) che gli sfuggono o gli sfuggiranno sempre. Per un genitore che non ha altri figli non è scontato riuscire a pensare i legami pregressi del bambino adottato, vissuti dal figlio in un&#8217;epoca in cui il genitore adottivo non faceva parte della sua vita. Per questo invito il padre e la madre a lasciarsi gradualmente trasformare dalla relazione affettiva con il figlio, in un processo di &#8216;adozione&#8217; reciproca in cui è bene non avere fretta, e soprattutto non dare nulla per scontato&#8217;.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/03/images.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2644 aligncenter" alt="images" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/03/images.jpg" width="336" height="150" /></a></div>
<div></div>
<div></div>
<div>ADOZIONE È CREAZIONE DEL LEGAME RECIPROCO &#8211; &#8216;Dare in senso affettivo e chiedere in senso educativo&#8217;, una piccola regola svelata dalla docente del Cipa. &#8216;Occorre accompagnare i genitori a sviluppare una funzione riflessiva genitoriale che parta dalle proprie caratteristiche, senza idealizzare il proprio ruolo. In alternativa alla &#8216;perfezione&#8217;, è importante essere sé stessi e imparare ad ascoltare il bambino così com&#8217;è, anziché tendere a plasmarlo ignorando alcuni aspetti della sua persona che possono creare difficoltà (il suo passato ed aspetti del suo modo di porsi che non riusciamo a comprendere)&#8217;.</div>
<div></div>
<div><em id="__mceDel">I PRESUPPOSTI DI UNA RELAZIONE EMOTIVA AUTENTICA &#8211; &#8216;Con questi presupposti, nel processo di costruzione della relazione tra genitori adottivi e figlio adottato si assiste spesso alla creazione di legami che lasciano ben pensare per il futuro.</em></div>
<div><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><br />
Osserviamo il genitore mettersi in gioco con grande energia per entrare in relazione con sé stesso e con quel bambino-racconta l&#8217;esperta- sviluppando quegli strumenti necessari ad affrontare i problemi di adattamento e a creare un&#8217;ossatura della famiglia adottiva non meno forte rispetto a quella naturale&#8217;.</p>
<p>QUANDO RIVELARE AL BAMBINO LA VERITA&#8217; SULLE ORIGINI- &#8216;Suggerisco di iniziare appena il piccolo è in grado di capire, già verso i due anni: questo permette al bambino di far proprie le informazioni base della propria origine e di poter porre più avanti, quando ne sentirà l&#8217;esigenza le domande di approfondimento. Come affrontare l&#8217;argomento? Mostrando al piccolo le foto di quando i genitori sono andati a prenderlo, oppure raccontandogli in forma di storia con semplicità e chiarezza, il viaggio dei suoi genitori, a partire dal desiderio di avere un bambino proprio come lui. Parliamo di minori con una grande capacità di incamerare, per i quali il racconto della loro storia diventa nel tempo una parte fondante della loro identità. Ci sono varie strategie linguistiche per dare voce ai personaggi di questa storia- riferisce Terrile-, ad esempio c&#8217;è chi parla di mamma di pancia e mamma di cuore; in ogni caso è meglio affrontare l&#8217;argomento già prima che il bambino lo chieda&#8217;. Per aiutare i piccoli a sentirsi &#8216;come gli altri&#8217; esiste anche il gioco della pancia, che alcuni bimbi propongono spontaneamente: &#8216;Il bambino fa finta di essere nato dalla mamma adottiva, che a sua volta finge di essere incinta e poi di partorirlo&#8217;. </em></em></div>
<div></div>
<div>RIGETTI MOMENTANEI &#8211; &#8216;Quando il bambino viene a conoscenza della verità può avere dei rigetti momentanei- avverte la terapeuta- ma a 3-4 anni reagisce subito esprimendo le proprie emozioni.</div>
<div>Invece, se lo scopre a otto anni magari si chiude. Infine- conclude l&#8217;analista- la sua storia non gli va raccontata una volta sola, ma più volte nel corso dei primi mesi di vita comune e degli anni dell&#8217;infanzia, sempre lasciandosi guidare dalle specifiche curiosità del bimbo. Spesso i genitori vengono da me perché non sanno come gestire la rabbia dei figli quando gli viene narrata per la prima volta la storia del loro ingresso nella famiglia adottiva, oppure la loro tristezza e chiusura: la soluzione si trova sempre all&#8217;interno della relazione, rispettando i tempi del figlio e anche i propri limiti nel gestire questo tema così delicato&#8217;.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><a title="L'ADOZIONE TRA PREGIUDIZIO E REALTA'" href="http://www.direnews.it/newsletter_psicologia/anno/2015/marzo/03/?news=03">http://www.direnews.it/newsletter_psicologia/anno/2015/marzo/03/?news=03</a></div>
</div>
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		<title>L&#8217;ADOZIONE NON RIGUARDA SOLO LE FAMIGLIE MA ANCHE LA SCUOLA</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 06:48:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario Scuola) Roma, 19 gen. - "L'adozione di un bambino non interessa solo la sua famiglia ma coinvolge insegnanti e genitori adottivi in un confronto costante"...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le linee indirizzo Miur su diritto allo studio dei bambini adottati.</p>
<p>(DIRE &#8211; Notiziario Scuola) Roma, 19 gen. &#8211; &#8220;L&#8217;adozione di un bambino non interessa solo la sua famiglia ma coinvolge insegnanti e genitori adottivi in un confronto costante&#8221;. Da questa considerazione e dalla constatazione che oggi la realtà dell&#8217;adozione è un fenomeno rilevante nelle scuole italiane, nascono le &#8216;linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati&#8217; firmate dal ministro dell&#8217;Istruzione, Stefania Giannini il 18 dicembre.</p>
<p>Tra il 2010 e il 2013 sono infatti stati adottati nel nostro Paese circa 14.000 bambini a livello internazionale e 4000 a livello nazionale. Per quanto riguarda le adozioni internazionali l&#8217;età in cui i bambini arrivano nelle nuove famiglie si rivela spesso critica per il sistema di istruzione italiano in quanto, ad esempio, nel 2012 l&#8217;età media dei bambini adottati internazionalmente è stata di 5 anni e 11 mesi. Numeri contenuti nelle linee guida ministeriali che mettono in evidenza quanto sia necessario affrontare, con gli strumenti giusti, una realtà delle aule di ogni ordine e grado di istruzione. Il documento che il Miur ha voluto trasmettere a dirigenti e docenti parte dalla premessa che la &#8220;condizione adottiva non significa uniformità di situazioni&#8221; e quindi non bisogna avere pregiudizi ma non si possono &#8220;sottovalutare alcuni fattori di rischio e vulnerabilità&#8221; per realizzare una &#8220;metodologia di accoglienza scolastica in grado di garantire il benessere degli alunni adottati sin dalle prime fasi di ingresso in classe&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/01/Adozione-nazionale-e-internazionale_graffa.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2622 alignright" alt="Adozione-nazionale-e-internazionale_graffa" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/01/Adozione-nazionale-e-internazionale_graffa.jpg" width="340" height="227" /></a></p>
<p><em id="__mceDel">Esperienze come la separazione dai genitori di nascita, condizioni di solitudine, periodi di istituzionalizzazione, eventuali maltrattamenti fisici e psicologico subiti, possono far parte di un vissuto comune dei bambini e dei ragazzi adottati ai quali si aggiungono i cambiamenti linguistici, climatici e alimentari dei casi di adozione internazionale. L&#8217;obiettivo delle linee guide è dunque &#8220;fornire conoscenze e linee di indirizzo teorico-metodologico che aiutino a far sì che la scuola possa garantire ai bambini e ragazzi adottati e alle loro famiglie ulteriori strumenti per il loro percorso di crescita&#8221;.</p>
<p>Gli insegnanti dunque &#8211; si legge nelle linee di indirizzo &#8211; devono tener presenti le possibili aree critiche: le eventuali difficoltà di apprendimento; le difficoltà psico-emotive e quindi la necessità di temi medio-lunghi per acquisire modalità di relazione adeguate; la possibilità che la scolarizzazione nei paesi d&#8217;origine sia stata diversa o addirittura assente; l&#8217;età presunta; il periodo dell&#8217;adolescenza dove indipendenza e ricerca della propria identità emergono con forza; il fatto che l&#8217;italiano viene appreso non come lingua additiva come nel caso degli studenti immigrati, ma si tratta di un processo sottrattivo in quanto la nuova lingua sostituisce la precedente; il rapporto con l&#8217;identità etnica in quanto il bambino adottato è cittadino italiano a tutti gli effetti ma questo non presuppone però una rimozione delle sue radici e della sua storia.</p>
<p>Considerando dunque queste possibili criticità il documento elenca alcune importanti azioni da porre in essere. Per prima cosa il Miur autorizza le istituzioni scolastiche ad individuare &#8220;soluzioni mirate per i temi e le modalità di iscrizione, i tempi di inserimento e la scelta delle classi in cui inserire gli alunni&#8221;. E dunque le iscrizioni possono avvenire in qualsiasi momento dell&#8217;anno, le &#8220;tempistiche di inserimento possono essere scelte &#8220;dal dirigente, sentito il gruppo docente, in accordo con la famiglia e i servizi pubblici e privati che sostengono il percorso adottivo&#8221;, e ancora la &#8220;possibilità di deroga all&#8217;iscrizione alla prima classe della primaria e la possibilità di rimanere un anno in più nella scuola dell&#8217;infanzia&#8221;. Questo ultimo punto, in casi particolari e in seguito ad &#8220;opportuna valutazione dei fattori di rischio relativi alla storia pre adottiva e ad una valutazione sull&#8217;effettivo livello di competenze neuropsicologiche e funzionali&#8221;.</p>
<p>&#8220;La scelta di un tempo adeguato per l&#8217;inserimento scolastico &#8211; si legge nel testo &#8211; è fondamentale per permettere di recuperare e costruire la sicurezza necessaria ad affrontare in maniera serena le richieste prestazionali che i percorsi di apprendimento richiedono, tale periodo varia in funzione dell&#8217;età del minore e della sua storia pregressa&#8221;.</em></p>
<p><a title="SCUOLA. ADOZIONE NON RIGUARDA SOLO FAMIGLIE MA ANCHE SCUOLA" href="http://www.direnews.it/newsletter_scuola/anno/2015/gennaio/19/?news=05">http://www.direnews.it/newsletter_scuola/anno/2015/gennaio/19/?news=05</a></p>
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