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	<title>Studio Arcobaleno &#187; affetto</title>
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		<title>AUTISMO, I DISEGNI PARLANO</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2017 06:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 28 mar. - I bambini che rientrano in un disturbo dello spettro autistico presentano un significativo ritardo nel processo grafico, perche' il disegno e' uno strumento comunicativo. Questo ritardo, infatti, non sembra correlato al quoziente intellettivo ma all'area dell'Affetto Sociale: se c'e' un'inibizione relazionale ci sara' anche un'inibizione nell'aspetto comunicativo del disegno.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ricerca IdO su produzioni grafiche di 84 bambini: Migliorano se l&#8217;ambito terapeutico e&#8217; relazionale</strong></p>
<div align="left">
<div id="testo">(DIRE &#8211; Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 28 mar. &#8211; I bambini che rientrano in un disturbo dello spettro autistico presentano un significativo ritardo nel processo grafico, perche&#8217; il disegno e&#8217; uno strumento comunicativo. Questo ritardo, infatti, non sembra correlato al quoziente intellettivo ma all&#8217;area dell&#8217;Affetto Sociale: se c&#8217;e&#8217; un&#8217;inibizione relazionale ci sara&#8217; anche un&#8217;inibizione nell&#8217;aspetto comunicativo del disegno. La prova arriva da uno studio decennale dell&#8217;Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), realizzato su un campione di 84 bambini autistici dai 2 ai 15 anni, in via di pubblicazione sulla rivista internazionale &#8216;Journal of Psychology and Psychotherapy&#8217;.</p>
<p>A chiarirne alla Dire il suo valore e&#8217; Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell&#8217;eta&#8217; evolutiva, responsabile del servizio terapie del&#8217;IdO: &#8220;Il disegno e&#8217; una narrazione fortemente interferita dall&#8217;aspetto relazionale. Lo conferma una differenza emersa, nel corso della ricerca, tra produzioni grafiche effettuate in ambito valutativo e quelle che prendono vita in un contesto terapeutico. Sono sempre frutto degli stessi bambini, le cui capacita&#8217; cognitive non cambiano passando da una stanza all&#8217;altra, eppure le produzioni grafiche migliorano in un contesto terapeutico poiche&#8217; in quell&#8217;ambito si punta sulla relazione e non solo sulla prestazione. Inoltre, anche i bambini autistici con un livello cognitivo adeguato non disegnano se non hanno prima raggiunto un&#8217;apertura relazionale&#8221;. Questa difficolta&#8217; emerge in particolare con il disegno raffigurativo: &#8220;La figura umana ha un maggiore apporto comunicativo e affettivo&#8221;, sottolinea la psicoterapeuta.</p></div>
<div style="text-align: left;">
La produzione grafica del bambino autistico non puo&#8217; quindi essere valutata solo con parametri cognitivi, &#8220;in quanto se ripete sempre lo stesso disegno mostra un atteggiamento stereotipato- continua la responsabile dell&#8217;e'quipe IdO- e se e&#8217; stereotipato non e&#8217; comunicativo. Avevamo una bambina autistica che faceva dei disegni splendidi, ma erano sempre gli stessi.</p>
<p>Erano appunto stereotipati- continua Di Renzo-, quando poi ha iniziato a disegnare all&#8217;interno della terapia il livello del suo disegno formale e&#8217; diminuito ma la produzione grafica e&#8217; diventata per lei uno strumento di comunicazione e di narrazione di se&#8217;&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;altra curiosita&#8217; riguarda il talento particolare dei bambini autistici: &#8220;Hanno una capacita&#8217; percettiva e un pensiero visivo molto sviluppati- assicura Di Renzo- tuttavia non abbiamo trovato una particolare creativita&#8217; nelle loro produzioni grafiche&#8221;.</p></div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div style="text-align: left;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/04/1042-interpretazione-disegni-bambini-tSa-770X450.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3213" alt="1042-interpretazione-disegni-bambini-tsa-770x450" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/04/1042-interpretazione-disegni-bambini-tSa-770X450.jpg" width="770" height="450" /></a></p>
<p>I DISEGNI PARLANO &#8211; L&#8217;analisi dell&#8217;evoluzione grafica dei bambini che presentano un disturbo dello spettro autistico e&#8217; sempre stata trascurata, benche&#8217;, &#8220;in accordo con la psicologa americana Karen Machover, sappiamo che la figura disegnata rappresenti l&#8217;autore stesso e fornisca informazioni circa la percezione che egli ha del corpo e dei suoi desideri. In base alla presenza di certi dettagli e al modo in cui le varie parti del corpo sono sviluppate o tralasciate e&#8217; possibile inferire il vissuto e la condizione emotiva del soggetto, altrimenti non comunicabile in modo simbolico&#8221;. Per questo motivo l&#8217;IdO ha avviato un lavoro di analisi e osservazione delle rappresentazioni grafiche, da cui e&#8217; emersa anche l&#8217;esistenza di una relazione tra disegno, eta&#8217; cronologica e durata della terapia: &#8220;La maggiore presenza del disegno della figura umana nei bambini dai 6 ai 9 anni e&#8217; dovuta a una durata di almeno 2 o 3 anni di terapia. I bambini che al momento della valutazione, avevano ottenuto un punteggio &#8216;Non Spettro&#8217; (determinato da 4 anni di terapia pregressa) mostrano una capacita&#8217; grafica di gran lunga superiore a quella degli altri gruppi- evidenzia Di Renzo- grazie a una maggiore apertura sociale che consente al bambino di usare il disegno in modo comunicativo. Nei bambini dai 10 ai 15 anni,i invece, la comparsa della rappresentazione della figura umana e&#8217; legata, oltre che ad una maggiore maturazione, agli innumerevoli stimoli ricevuti nei vari contesti familiare, scolastico e terapeutico. È comunque importante sottolineare che quando compare la rappresentazione della figura umana, appare immatura ed alterata rispetto l&#8217;eta&#8217;&#8221;.</p>
<p>METODO DI LAVORO &#8211; Il team di esperti dell&#8217;IdO e&#8217; composto da psicologi, psicoterapeuti, neuropsichiatri, neurologi e altre figure specializzate, ed ha utilizzato l&#8217;Ados (Autism Diagnostic Observation Schedule) per valutare la gravita&#8217; della sintomatologia autistica, e la scala Leiter-R (scala cognitiva non verbale) per verificare il livello cognitivo. E cio&#8217; correla con il livello grafico raggiunto. &#8220;L&#8217;Ados-2 oltre a fornire un punteggio generale, misura anche il dominio dell&#8217;Affetto Sociale- chiosa la responsabile dell&#8217;IdO- e il dominio dei Comportamenti Ripetitivi e Ristretti (RRB). L&#8217; Affetto Sociale include la valutazione degli aspetti legati alla comunicazione e all&#8217;interazione sociale reciproca, mentre negli RBB rientrano gli interessi sensoriali insoliti, i manierismi, gli interessi e i comportamenti ripetitivi e l&#8217;utilizzo stereotipato-idiosincrasico di parole e/o vocalizzi&#8221;.</p>
<p>Il livello grafico e&#8217; stato osservato in produzione spontanea, stabilendo una scala che va dalla presenza di scarabocchio (nel 47% dei bambini con autismo, 86% dei minori dello spettro e 45% del Non Spettro) alla strutturazione dello schema corporeo (nel 47% degli autistici, 14% dei bambini dello Spettro e 54% del Non Spettro), tenendo conto anche delle stereotipie che possono produrre delle ecografie simili alle ecolalie (ripetizione involontaria, come un&#8217;eco, di parole o frasi pronunciate da altre persone) presenti nel linguaggio verbale. &#8220;Dai dati e&#8217; emersa una correlazione significativa tra la produzione grafica e la componente Affetto-Sociale dell&#8217;Ados- rimarca Di Renzo- a dimostrazione che il ritardo nel disegno e&#8217; fortemente influenzato da una inibizione emotiva oltre che intellettiva&#8221;.</p></div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div style="text-align: left;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/04/1459437696.jpg"><img class="size-full wp-image-3214 aligncenter" alt="1459437696" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/04/1459437696.jpg" width="633" height="475" /></a></p>
<p>IL PROGETTO TARTARUGA &#8211; L&#8217;attivita&#8217; grafica, oggetto di analisi nella ricerca dell&#8217;IdO, costituisce un elemento fondamentale sia della fase di valutazione che del lavoro terapeutico che i bambini con disturbo dello spettro autistico ricevono presso l&#8217;Istituto di Ortofonologia. Un lavoro frutto di venti anni di esperienza sul campo e noto come &#8216;Progetto terapeutico Tartaruga&#8217;, in cui sono previste: la presa in carico del bambino con autismo, della famiglia e della scuola, incontri informativi e di consulenza individuale e di gruppo per i genitori, sostegno educativo a scuola, visite specialistiche. &#8220;La finalita&#8217; di questo modello di trattamento e&#8217; quella di enfatizzare la dimensione emozionale e relazionale per arricchire il repertorio di comportamento comunicativo, permettendo cosi&#8217; l&#8217;espressione delle latenti capacita&#8217; intellettive e sociali. I bambini con disturbo autistico presentano, infatti, una notevole difficolta&#8217; a esprimere e a dare forma al proprio stato emotivo a causa di un deficit di sintonizzazione affettiva che interferisce su tutti i comportamenti, sia verbali che non verbali come il disegno. Le produzioni grafiche di questi bambini- conclude Di Renzo- risultano inficiate dalla marcata diminuzione dell&#8217;integrazione sociale e della comunicazione&#8221;.</p>
<p>Il Progetto Tartaruga dell&#8217;IdO e&#8217; il primo approccio evolutivo italiano all&#8217;autismo, ed e&#8217; oggetto di diversi articoli pubblicati su note riviste scientifiche internazionali che hanno gia&#8217; totalizzato piu&#8217; di 12 mila lettori, esperti del settore.</p>
<p>Sono tutte consultabili sul portale www.ortofonologia.it.</p>
<p>Il crescente interesse internazionale ha anche portato l&#8217;IdO ad esportare il suo approccio evolutivo in molte regioni italiane, tra cui la Sardegna e la Sicilia, nonche&#8217; a sviluppare importanti scambi scientifici e formativi con le Universita&#8217; straniere in Brasile, Colombia, Stati Uniti e Israele.</p></div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div style="text-align: left;">FONTE ORIGINALE: <a title="AURISMO, I DISEGNI PARLANO" href="http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2017/marzo/28/?news=01">http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2017/marzo/28/?news=01</a></div>
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		<title>LA PSICOTERAPIA PSICOANALITICA</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2017 07:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La psicoterapia psicoanalitica è un metodo conoscitivo e di cura del disagio emotivo, che attraverso l’esplorazione dell’inconscio e della storia infantile, permette di liberarci da antichi condizionamenti che hanno impedito l’espressione piena della nostra personalità o la sua stessa maturazione, limitando la possibilità di esprimerci liberamente e di instaurare relazioni affettive soddisfacenti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La psicoterapia psicoanalitica è un metodo conoscitivo e di cura del disagio emotivo che, attraverso l’esplorazione dell’inconscio e della storia personale, permette di liberarci da antichi condizionamenti che hanno impedito l’espressione piena della nostra personalità o la sua stessa maturazione, limitando la possibilità di esprimerci liberamente e di instaurare relazioni affettive soddisfacenti.</p>
<p>Nella psicoterapia psicoanalitica con i pazienti adulti, il terapeuta è impegnato nell&#8217; esplorazione di sentimenti, emozioni, percezioni soggettive e nella ricerca delle motivazioni inconsapevoli sottostanti i comportamenti del paziente.</p>
<p>Il sintomo (depressione, ansia, disturbi alimentari, dipendenze ecc.) viene considerato come una soluzione che il paziente ha trovato per affrontare la sua sofferenza.</p>
<p>L’obiettivo sarà quello di rintracciare il significato profondo di questo disagio nella sua storia, nelle caratteristiche di personalità, utilizzando l’interpretazione dei sogni, la libera espressione dei pensieri del paziente e quanto succede nella relazione significativa che si stabilisce tra il paziente e il terapeuta.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/02/timthumb.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3130 aligncenter" alt="timthumb" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/02/timthumb.jpg" width="500" height="375" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo spazio terapeutico diviene così un luogo protetto nel quale sperimentare modalità relazionali differenti da quelle utilizzate fin lì in maniera ripetitiva. Nel tempo, il paziente potrà acquisire nuove modalità relazionali e nuove chiavi di lettura di se stesso e della propria storia utilizzandole come risorse per aumentare il suo benessere e migliorare la qualità della sua vita.</p>
<p>Il buon esito della terapia dipenderà dal livello di collaborazione e dalla disponibilità emotiva e affettiva che si stabilisce tra terapeuta e paziente.</p>
<p><a title="ARCOBALENO - STUDIO MULTIDISCIPLINARE PAGINA FACEBOOK" href="https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/?ref=aymt_homepage_panel">https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/?ref=aymt_homepage_panel</a></p>
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		<title>LUCANGELI: ABBRACCI E APPRENDIMENTO SI CONCILIANO.</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2015 12:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario Psicologia) Roma, 27 ott. - Abbracci e apprendimento si conciliano. "Siamo sistemi complessi, dove le emozioni accompagnano le nostre funzioni. Non c'e' un atto della vita psichica in cui le emozioni non restino presenti, coscientemente o sotto coscienza". ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Non c&#8217;è atto della vita psichica in cui non ci siano le emozioni&#8230;</strong></p>
<div align="left">
<div id="testo">(DIRE &#8211; Notiziario Psicologia) Roma, 27 ott. &#8211; Abbracci e apprendimento si conciliano. &#8220;Siamo sistemi complessi, dove le emozioni accompagnano le nostre funzioni. Non c&#8217;e&#8217; un atto della vita psichica in cui le emozioni non restino presenti, coscientemente o sotto coscienza&#8221;. Lo dice Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo dell&#8217;Universita&#8217; degli studi di Padova, intervenendo al XVI convegno nazionale dell&#8217;istituto di Ortofonologia (IdO).&#8221;Questo significa che quando un bambino impara, mentre impara, se sente un&#8217;emozione negativa come la paura, tutte le volte che ripercorrera&#8217; quell&#8217;apprendimento, accanto all&#8217;apprendimento ripercorrera&#8217; anche la paura. Quindi- spiega la psicologa- apprende a stabilizzare anche l&#8217;emozione che in un certo senso gli fa da antagonista&#8221;.</div>
<div></div>
<div style="text-align: right;"></div>
<div style="text-align: left;">Chi lavora nell&#8217;ambito dell&#8217;educazione e nell&#8217;ambito della clinica &#8220;lo deve capire. Non c&#8217;e&#8217; contraddizione nel dare un&#8217;unita&#8217; didattica che aiuti l&#8217;apprendimento, insieme ad uno sguardo che rassicuri e incoraggi. L&#8217;uno non sostituisce l&#8217;altro&#8221;. Lucangeli ribadisce: &#8220;Non possiamo sostituire con schede o con sistemi artificiosi e artificiali quello che e&#8217; la capacita&#8217; comunicativa e intersoggettiva nell&#8217;aiuto. Il principio di non contraddizione aiuta ma- sottolinea la docente- vale in una direzione come nell&#8217;altra. Come l&#8217;abbraccio non sostituisce la competenza, la competenza non sostituisce l&#8217;abbraccio&#8221;.</div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div><a title="ABBRACCI E APPRENDIMENTO SI CONCILIANO" href="http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2015/ottobre/27/?news=05">http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2015/ottobre/27/?news=05</a></div>
</div>
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		<title>DALLA COMUNICAZIONE AL LINGUAGGIO</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 09:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fin dalla nascita il bambino sembra essere predisposto a rispondere agli stimoli sociali ed è attivo nel produrre una serie di comportamenti che hanno un effetto sui suoi interlocutori, ma durante le prime settimane e mesi di vita non è ancora consapevole dell’intenzione comunicativa che possono avere le proprie azioni...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1.   Lo sviluppo dell’intenzione comunicativa</strong></p>
<p>Fin dalla nascita il bambino sembra essere predisposto a rispondere agli stimoli sociali ed è attivo nel produrre una serie di comportamenti che hanno un effetto sui suoi interlocutori, ma durante le prime settimane e mesi di vita non è ancora consapevole dell’intenzione comunicativa che possono avere le proprie azioni.</p>
<p>Il pianto, la capacità di reagire a stimoli nuovi, di attivarsi emotivamente e fisicamente, sono inizialmente l’espressione di bisogni primari, ai quali gli adulti, in particolare la madre, tendono spontaneamente ad attribuire un significato   (<em>“Perché piangi? Hai fame?”, “Cosa guardi? Ti Piace la palla?”</em>).</p>
<p>La capacità dell’adulto di rispondere ai bisogni del bambino permette che si sviluppi un’<i> intenzione comunicativa. </i>Si prendano come esempio<i> </i>le <span style="text-decoration: underline;">diverse forme di pianto</span> nel neonato, in generale esse hanno inizialmente la funzione di segnalare lo stato psicofisico del bambino. Nelle prime settimane e mesi di vita, quindi, il neonato non utilizza ancora il pianto con funzione comunicativa, ma solo dopo aver sperimentato ripetutamente la reazione dell’ambiente circostante ai segnali inviati, impara che il proprio comportamento contribuisce anche ad attivare il mondo esterno.</p>
<p>Il pianto, il sorriso, lo sguardo, l’afferrare gli oggetti, diventano allora anche azioni attraverso le quali condividere con l’adulto momenti significativi. La preferenza per il volto, l’odore, i sorrisi e gli sguardi materni portano il bambino ad impegnarsi attivamente in sequenze diadiche nelle quali ciò che conta non è tanto il significato delle parole, ma la tonalità affettiva che viene trasmessa e la possibilità di entrare in una relazione diretta di tipo espressivo, emotivo e corporeo con la persona che si prende cura di lui. Questi scambi sono caratterizzati da reciprocità emotiva, sincronia, coordinazione e alternanza di turni e gettano le basi per il futuro sviluppo comunicativo. È all’interno di queste interazioni che è possibile osservare da parte del bambino l’utilizzo delle prime combinazioni sillabiche, che si inseriscono in risposta al genitore tra un turno e l’altro della conversazione.</p>
<p><strong>2.   Dalla comunicazione diadica a quella triadica.</strong></p>
<p>Con il passare del tempo, lo sviluppo delle competenze cognitive, affettive e motorie permettono al bambino di impegnarsi in una forma di comunicazione che include non solo l’altro, ma anche una terza persona o oggetto di interesse condiviso.</p>
<p>La comunicazione non è più esclusivamente diadica, ma passa attraverso la <i>condivisione dell’oggetto. </i>Il bambino è attratto dagli stimoli presenti nel mondo esterno, è curioso, attivo, risponde ed esplora gli oggetti con le mani e portandoli alla bocca.</p>
<p>Condividere gli oggetti, giocare insieme, diventano lo strumento fondamentale di scambio tra adulto e bambino. In questo periodo è possibile osservare come il bambino si impegni in azioni strumentali quali sbattere il giocattolo, usarlo, buttarlo a terra e seguirlo con lo sguardo. L’attenzione condivisa è la capacità che consente al bambino, una volta acquisita,  di seguire con lo sguardo, lo sguardo stesso della madre o il suo indicare al fine di condividere con lei l’ interesse per il mondo esterno.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2013/06/bambino-che-indica-480x320.jpg"><img class="size-medium wp-image-2180 aligncenter" alt="bambino-che-indica-480x320" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2013/06/bambino-che-indica-480x320-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>3.   Dai primi suoni al gesto</strong></p>
<p>All’interno degli scambi comunicativi con l’adulto il bambino comincia ad emettere i primi suoni consonantici e poi sillabici, che vengono ripetuti più volte producendo così suoni simili alle parole. In questo stesso periodo si sviluppa una prima comprensione del linguaggio verbale e il piccolo inizia a comprendere le parole ed ad utilizzare segnali comunicativi fondamentali quali i gesti deittici e referenziali.</p>
<p>I gesti deittici (indicare, mostrare, offrire, dare) esprimono un’ intenzione comunicativa e si riferiscono ad un oggetto o evento esterno, che si ricava esclusivamente dal contesto. Essi possono essere utilizzati con intenzione richiestiva, chiedendo quindi l’intervento dell’adulto, o con intenzione dichiarativa, condividendo con l’adulto l’interesse per un evento esterno. Successivamente compaiono i gesti referenziali che nascono in routine sociali o di giochi con l’adulto e vengono appresi per imitazione: il bambino apre e chiude la manina per salutare, muove la testa per dire si o no. Con il tempo impara a generalizzare queste sequenze ed utilizzarle con un’intenzione comunicativa (per esempio salutare chi arriva o va via). Anche le prime parole sono inizialmente molto legate al contesto ed a situazioni specifiche e solo successivamente vengono generalizzate in più occasioni.</p>
<p><strong>4.   Dalle parole alla frase</strong></p>
<p>In seguito la comunicazione procederà su due modalità correlate, gesti referenziali, rappresentativi e parole, che sono il risultato di momenti di condivisione di esperienze ed interazione con l’adulto.  Il bambino inizia ad utilizzare le prime parole accompagnate da gesti ed alla combinazione di più parole con una vera e propria esplosione del vocabolario, assistendo così alla comparsa delle prime frasi e via via ad una progressiva efficienza sul piano lessicale, grammaticale e sintattico.</p>
<p>Dott.ssa Francesca Zaza                          Dott.ssa Claudia Mandarino</p>
<p><em>Psicologa &#8211; Psicoterapeuta                                     Logopedista    </em></p>
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