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	<title>Studio Arcobaleno &#187; bambino</title>
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		<title>CON &#8220;MAMME A BORDO&#8221; L&#8217;IDO LAVORA SULLA RELAZIONE MADRE-BAMBINO</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 11:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE-Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 4 ott. - Mamme a bordo' e' il progetto terapeutico dell'Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO) nato per lavorare sulla dinamica relazionale madre-bambino e facilitare, attraverso la condivisione ludica, la sintonizzazione affettiva. La specificita' della terapia diadica dell'IdO, a differenza di quella offerta in Israele e in Inghilterra, sta proprio nel ruolo attivo del terapeuta all'interno della terapia. Questo lavoro sara' presentato dalla psicoterapeuta Serena Polinari al XVII convegno nazionale dell'Istituto, dal 21 al 23 ottobre nella Capitale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Attraverso il gioco aiuta i piccoli a superare le difficolta&#8217; e i grandi a riconoscere i loro bisogni</strong></p>
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<div id="testo">(DIRE-Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 4 ott. &#8211; Mamme a bordo&#8217; e&#8217; il progetto terapeutico dell&#8217;Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO) nato per lavorare sulla dinamica relazionale madre-bambino e facilitare, attraverso la condivisione ludica, la sintonizzazione affettiva. La specificita&#8217; della terapia diadica dell&#8217;IdO, a differenza di quella offerta in Israele e in Inghilterra, sta proprio nel ruolo attivo del terapeuta all&#8217;interno della terapia. Questo lavoro sara&#8217; presentato dalla psicoterapeuta Serena Polinari al XVII convegno nazionale dell&#8217;Istituto, dal 21 al 23 ottobre nella Capitale.&#8221;La sintonizzazione affettiva significa riconoscere i bisogni reali del bambino per poi rispondere adeguatamente alle sue esigenze. Negli altri modelli di terapia diadica il terapeuta si pone come osservatore esterno e contenitore della dinamica relazionale madre-bambino- spiega la psicoterapeuta-, noi invece portiamo avanti la terapia del bambino in presenza della mamma lavorando su due livelli: sulle difficolta&#8217; del piccolo e aiutando la mamma, a partire dalle esperienze condivise nel setting, a vedere il bambino reale nelle sue risorse e nelle sue difficolta&#8217; per rispondere adeguatamente ai suoi bisogni&#8221;.&#8217;Mamme a bordo&#8217; coinvolge i bambini fino a 3 anni di eta&#8217;, con disturbi del linguaggio, della relazione e della comunicazione. Lavorare sulle difficolta&#8217; del bambino con i genitori vuol dire &#8220;lavorare sulla risonanza emotiva che tali difficolta&#8217; hanno nel genitore- continua la psicoterapeuta dell&#8217;IdO- e che a volte gli impediscono di riconoscere e rispondere &#8216;adeguatamente&#8217; ai bisogni del bambino&#8221;.</p>
<p>Mamme a bordo accoglie per ogni setting massimo 4 coppie mamma-figlio e due psicoterapeuti, quali conduttori del gruppo. Si struttura in piu&#8217; attivita&#8217;: una seduta di gruppo madre-bambino una volta la settimana, delle sedute periodiche &#8220;in cui vediamo solo le mamme per verbalizzare ed elaborare insieme tutte le emozioni condivise nelle terapie diadiche, e infine- sottolinea Polinari- organizziamo delle sedute in cui giochiamo solo con le madri. Lo scopo e&#8217; recuperare la loro giocosita&#8217;, fondamentale per incontrare e sostenere il bambino. La nostra ottica e&#8217; che attraverso il gioco noi promuoviamo il suo sviluppo affettivo, relazionale e cognitivo&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/10/staffetta-bambini.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3081 aligncenter" alt="staffetta-bambini" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/10/staffetta-bambini.jpg" width="624" height="351" /></a></p>
<p>La condizione e&#8217; quindi &#8220;partire dal recupero della giocosita&#8217; delle mamme altrimenti e&#8217; difficile pervenire ad una condivisione ludica. Il bambino non riuscira&#8217; a giocare veramente con la madre, se il genitore si portera&#8217; dietro tutte le ansie e le preoccupazioni. Cosi&#8217; per liberarle le facciamo giocare da sole- precisa la terapeuta-, proponiamo giochi molto fisici, in cui si utilizza il corpo, per aiutarle a riscoprire il gioco dal punto di vista dei bambini&#8221;. In ultimo l&#8217;IdO promuove degli incontri di couseling rivolti alla coppia genitoriale per lavorare sull&#8217;accordo educativo. &#8220;Da quest&#8217;anno sono stati inseriti nel progetto &#8216;Mamme a bordo&#8217; anche alcuni incontri papa&#8217;-bambino&#8221;.</p>
<p>Quali sono gli errori che i genitori hanno paura di commettere? &#8220;Spesso quando ci sono delle difficolta&#8217; nell&#8217;area della comunicazione e del linguaggio, la paura dei genitori e&#8217; che i bambini possano vivere continue frustrazioni, cosi&#8217; li anticipano costantemente. L&#8217;errore allora diventa quello di essere eccessivamente protettivi per mediare sempre tra il bambino e il mondo. Invece le piccole frustrazioni sono funzionali allo sviluppo del piccolo. Un&#8217;altra grande difficolta&#8217;- ricorda la psicoterapeuta- e&#8217; il riuscire a dare i giusti limiti e il giusto contenimento. Vedendo un bambino fragile tendono a non dare limiti perche&#8217; temono di frustrarlo eccessivamente. I limiti sono importanti, servono al bambino per imparare a muoversi nelle situazioni&#8221;.</p>
<p>Polinari conclude con una precisazione: &#8220;I genitori non sono responsabili di alcun deficit, sono una risorsa da cui partire per poter aiutare ancora di piu&#8217; il figlio. Noi li portiamo a bordo perche&#8217; quando ci sono dei bambini che presentano delle difficolta&#8217; bisogna essere ancora piu&#8217; bravi per trovare quelle risorse che possano spingerli fuori da una situazione di blocco e di difficolta&#8217;&#8221;.</p>
<p>Il convegno dell&#8217;IdO dal titolo &#8216;Dal processo diagnostico al progetto terapeutico. Per un approccio mirato al singolo bambino&#8217; sara&#8217; trasmesso in diretta streaming nazionale sul sito www.ortofonologia.it.</p>
</div>
<div></div>
<div><a title="CON &quot;MAMME A BORDO&quot; L'IDO LAVORA SULLA RELAZIONE MADRE-BAMBINO" href="http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2016/ottobre/04/?news=01">http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2016/ottobre/04/?news=01</a></div>
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		<title>LA VALUTAZIONE DEL GIOCO SIMBOLICO NEL BAMBINO</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2014 19:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[Il gioco simbolico è una funzione essenziale in età evolutiva, perché contribuisce allo sviluppo
cognitivo, emotivo, sociale del bambino e alla costruzione delle sue capacità di adattamento
all’ambiente. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(DIRE &#8211; Notiziario Minori) Roma, 28 mar. &#8211; Il gioco è uno strumento utile per rilevare lo stato d&#8217;animo di qualsiasi bambino. In esso vengono sollecitati gli aspetti affettivi e cognitivi, che interagiscono, si sollecitano e si influenzano vicendevolmente. La valutazione del gioco simbolico permette quindi una delineazione dei profili di funzionamento dei minori, così da poter evidenziare le loro abilità di coping, di empatia, le capacità affettive e l&#8217;intelligenza del pensiero divergente. E&#8217; questo il tema delle due giornate di training promosse dalla Scuola di specializzazione in Psicoterapia dell&#8217;età evolutiva a indirizzo psicodinamico dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) a Roma il 5 e 6 aprile, presso l&#8217;Aula Magna dell&#8217;Istituto comprensivo Regina Elena in via Puglie 6, dalle 9 alle 18.30.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2014/04/iStock_000014337173web2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2508 aligncenter" alt="iStock_000014337173web2" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2014/04/iStock_000014337173web2.jpg" width="459" height="261" /></a><br />
L&#8217;INIZIATIVA DELL&#8217;IDO: È finalizzata a illustrare il modello teorico-metodologico di Sandra Russ, una nota docente americana, definito Affect in play scale (Aps). Si tratta di uno strumento utilizzato per la valutazione del gioco simbolico del bambino, nella sua doppia versione per l&#8217;età scolare (6-10 anni) e prescolare (4-5 anni). LA RICERCA: A guidare i partecipanti in questo percorso sarà Daphne Chessa, docente di Psicodiagnostica dell&#8217;Università degli Studi di Padova: &#8220;Abbiamo creato un campione normativo ampio, costituito da 1.200 bambini normodotati dai 4 ai 10 anni, provenienti dal centro-nord Italia. All&#8217;interno del campione- precisa la docente- non abbiamo differenze di sesso, ma si possono rilevare eventuali differenze di età con la conseguente possibilità di un incremento delle capacità di gioco, punteggi più elevati, o capacità di utilizzo più dinamico dei temi affettivi. I bambini della stessa età utilizzano più o meno la stessa modalità di gioco&#8221;.</p>
<p>Secondo Chessa &#8220;tutti i clinici utilizzano il gioco come mezzo per entrare in contatto con il minore. Il nostro strumento ha caratteristiche psicometriche valide- spiega l&#8217;esperta- che ci permettono di conoscere il piccolo in relazione a delle direttrici di comportamento proprie dei minori della sua età. L&#8217;Aps è quindi una linea guida attraverso cui il clinico può leggere- conclude- uno strumento facile da somministrare (bastano 5 minuti), che fa riferimento al profilo di funzionamento e a norme validate su un campione molto ampio di bambini italiani&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.direnews.it/newsletter_minori/anno/2014/marzo/28/?news=07">http://www.direnews.it/newsletter_minori/anno/2014/marzo/28/?news=07</a></p>
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