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	<title>Studio Arcobaleno &#187; età evolutiva</title>
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		<title>INDAGINE IPSOS-SAVE THE CHILDREN: I GIOVANI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 11:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'indagine realizzata da IPSOS per SAVE THE CHILDREN racconta opinioni, stati d'animo e aspettative di studenti tra i 14 e i 18 anni ai tempi del Coronavirus.

Nel video le loro voci.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;indagine realizzata da IPSOS per SAVE THE CHILDREN racconta opinioni, stati d&#8217;animo e aspettative di studenti tra i 14 e i 18 anni ai tempi del Coronavirus.</p>
<p>Nel video le loro voci.</p>
<p>FONTE ORIGINALE: <a title="I GIOVANI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS" href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/riscriviamo-il-futuro-rapporto-6-mesi">https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/riscriviamo-il-futuro-rapporto-6-mesi</a><a title="I GIOVANI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS" href="https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/i-giovani-ai-tempi-del-coronavirus.pdf"><br />
</a></p>
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		<title>EMERGENZE EDUCATIVE, IdO RACCONTA PROTOCOLLO INTERVENTO E SUPPORTO</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 11:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 20 apr. - "Le esperienze dimostrano che e' possibile fare della scuola una base sicura, un punto di riferimento che mantenga viva la relazione e la comunicazione con i propri studenti. Dimostrano che e' possibile fare della resilienza una competenza e come tale promuoverla attraverso un 'agire competente' di coloro che hanno la responsabilita' educativa. Infine, attraverso la collaborazione e' possibile creare quella sinergia che aumenta le probabilita' che i giovani possano affrontare le avversita' senza esserne sopraffatti, ma restando aperti alle possibilita' che la vita puo' offrire". Apre cosi' il suo intervento Francesca Zaza, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), nel corso della prima sessione del convegno per illustrare l'approccio dell'IdO nelle emergenze educative.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da terremoti a Ponte Morandi, ecco esperienza in aiuto studenti e docenti</p>
<div align="left">
<div id="testo">(DIRE &#8211; Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 20 apr. &#8211; &#8220;Le esperienze dimostrano che e&#8217; possibile fare della scuola una base sicura, un punto di riferimento che mantenga viva la relazione e la comunicazione con i propri studenti. Dimostrano che e&#8217; possibile fare della resilienza una competenza e come tale promuoverla attraverso un &#8216;agire competente&#8217; di coloro che hanno la responsabilita&#8217; educativa. Infine, attraverso la collaborazione e&#8217; possibile creare quella sinergia che aumenta le probabilita&#8217; che i giovani possano affrontare le avversita&#8217; senza esserne sopraffatti, ma restando aperti alle possibilita&#8217; che la vita puo&#8217; offrire&#8221;. Apre cosi&#8217; il suo intervento Francesca Zaza, psicoterapeuta dell&#8217;eta&#8217; evolutiva dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO), nel corso della prima sessione del convegno per illustrare l&#8217;approccio dell&#8217;IdO nelle emergenze educative.&#8221;Il nostro modo di lavorare a supporto delle scuole e&#8217; frutto di 50 anni di storia- afferma la terapeuta- ma anche del nostro modo di stare nella relazione con l&#8217;altro e di guardare al bambino. L&#8217;orientamento psicodinamico e l&#8217;attenzione alla complessita&#8217; hanno permesso di mettere a punto un protocollo per intervenire a supporto delle scuole attraverso una prospettiva globale che si realizza con progetti di prevenzione e di intervento. Negli ultimi 12 anni il nostro protocollo ci ha permesso di andare incontro ai differenti bisogni delle scuole&#8221;.</p>
<p>Questa prospettiva globale e&#8217; articolata su 4 dimensioni: &#8220;La dimensione orizzontale punta a realizzare un intervento sul contesto nella sua interezza, valorizzando e rafforzando la rete di supporto per guidare i giovani nei momenti di difficolta&#8217; e promuovere in loro la resilienza. La dimensione verticale vuole sostenere tutte le dimensioni dello sviluppo sul piano corporeo, affettivo, relazionale, cognitivo e comportamentale. La dimensione circolare riguarda la percezione e l&#8217;impatto che l&#8217;evento ha avuto sul mondo interno ed esterno di ogni persona- spiega Zaza- includendo sia il livello concreto che simbolico, perche&#8217; il processo di ricostruzione deve poter coinvolgere entrambi i piani dell&#8217;esperienza. Le dimensioni simbolica ed immaginativa sono, infatti, strumenti elettivi per elaborare i vissuti che si accompagnano alle esperienze avverse. Infine, la dimensione prospettica, ovvero la temporalita&#8217; quale fattore necessario nell&#8217;integrazione delle esperienze e nell&#8217;attivazione di un processo di riparazione e resilienza&#8221;.</p>
<p>Nel 2009, dopo il terremoto a L&#8217;Aquila, era emersa in modo evidente la necessita&#8217; di aiutare i bambini per evitare il rischio che potessero essere travolti dall&#8217;emergenza. Sono state messe in piedi una serie di attivita&#8217;: laboratori creativi, incontri a tema, di gruppo, con i genitori, sportelli di ascolto online e in presenza, proposte extra scolastiche e somministrazione di test e questionari informativi e anonimi.</p>
<p>&#8220;Dal 2006 sono attivi sportelli di ascolto in presenza per docenti, studenti e famiglie. Un servizio che in realta&#8217; e&#8217; partito in presenza dal 2000, ma dal 2006 si e&#8217; aggiunto lo sportello online. Nel 2013 abbiamo lavorato al progetto di integrazione dei giovani a Lampedusa, nel 2017 siamo stati impegnati nel progetto sulla tratta degli esseri umani rivolto ai giovani in Sicilia. Nel 2018 abbiamo lavorato con il progetto sulla prevenzione della violenza nelle sue diverse manifestazioni, o al progetto &#8216;Noi siamo bambini&#8217;. Ma ancora, nel 2019 abbiamo portato avanti il progetto di sensibilizzazione per non dimenticare le vittime della Shoah&#8221;.</p>
<p>Tra i progetti di intervento oltre le scuole colpite dal terremoto de L&#8217;Aquila, nel 2012 l&#8217;equipe dell&#8217;IdO intervenne dopo l&#8217;esplosione di un ordigno a Brindisi, nel 2013 dopo una sparatoria avvenuta in una scuola di Vittoria e, sempre nel 2013, in Sardegna per l&#8217;alluvione. &#8220;Inoltre- prosegue Zaza-abbiamo collaborato per sostenere alcune delle scuole colpite dal sisma del Centro Italia e siamo intervenuti a Genova in seguito al crollo del Ponte Morandi. Nel 2018 siamo intervenuti ad Aprilia dopo l&#8217;esplosione di un ordigno, mentre nel 2019 siamo intervenuti a Vittoria successivamente a un incidente avvenuto a due alunni e ad episodi di maltrattamento. Infine, dal 2020 lavoriamo nell&#8217;ambito dell&#8217;emergenza sanitaria. Questi progetti sono proseguiti nel corso del tempo e sono tuttora attivi- fa sapere la psicoterapeuta- con i servizi di supporto &#8216;Lontani ma vicini&#8217; e &#8216;IdO con Voi&#8217;&#8221;.</p>
</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2021/04/Locandina-Convegno-50-anni-IdO-Aprile-2021-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3546" alt="locandina-convegno-50-anni-ido-aprile-2021-2" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2021/04/Locandina-Convegno-50-anni-IdO-Aprile-2021-2.jpg" width="1024" height="1448" /></a></div>
<div>
<p>L&#8217;Istituto ha documentato tutto in numerosi libri. Per citarne solo alcuni, il direttore Federico Bianchi di Castelbianco, ricorda quelli su &#8216;Le 398 meravigliose maestre de L&#8217;Aquila&#8217; e &#8216;La paura nello zaino&#8217;. &#8220;Nel 2009 andammo a L&#8217;Aquila per vedere cosa accadeva. Fu un trauma enorme- ricorda lo psicoterapeuta dell&#8217;eta&#8217; evolutiva- erano 3.500 i bambini dalle scuole elementari a quelle dell&#8217;infanzia e non era possibile fare un intervento ad personam&#8221;. Bisognava puntare sulla scuola e tramite la scuola: &#8220;Lavorammo nei tendoni con le insegnanti. Stringemmo un patto con tutte le 398 maestre che, con responsabilita&#8217;, hanno lavorato con noi per accogliere i bambini. Tutti i nostri interventi sono stati fatti nelle classi con le insegnanti. I bambini, che nel loro zaino portavano anche l&#8217;angoscia, quando entravano in classe dovevano trovare una persona di riferimento che era l&#8217;insegnante e non lo psicologo&#8221;, rimarca Castelbianco. Le insegnanti &#8220;sono state fantastiche- conferma il terapeuta- a L&#8217;Aquila eravamo tanti a proporre aiuto e tutti illustrammo le nostre proposte, noi siamo stati scelti dalle scuole e i 3.500 bambini che abbiamo seguito sono stati riscritti l&#8217;anno dopo nelle stesse scuole&#8221;.</p>
<p>Il direttore dell&#8217;IdO tiene a sottolineare che &#8220;l&#8217;esperto deve collaborare con la scuola ma non si puo&#8217; sostituire alla didattica. Noi siamo in 700 istituti e in molti di piu&#8217; con gli sportelli online, mentre quelli frontali sono presenti i oltre 150 scuole&#8221;. A Genova, ad esempio, &#8220;seguimmo tante classi e tante storie. Gli incubi dei bimbi erano rappresentati dal pulmino rimasto per giorni sul ponte, simbolo della tragedia&#8221;. Nel libro &#8216;La paura nello zaino&#8217; &#8220;abbiamo riportato i disegni dei bambini, ma per superare questi traumi bisogna condividerli e per condividere- spiega lo psicoterapeuta- bisogna saper ascoltare e stare accanto. Dobbiamo cominciare a capire, comprendere e saperci confrontare. Stiamo raccogliendo tanti messaggi di solidarieta&#8217;, nel lavoro degli sportelli di supporto psicologico riceviamo 5mila contatti di aiuto al giorno ed e&#8217; un numero impressionante perche&#8217; significa che c&#8217;e&#8217; tanta difficolta&#8217;.</p>
<p>Numeri che in pandemia tendono ad aumentare. Questo ha dato fastidio- conclude- perche&#8217; quando si riesce da&#8217; fastidio, ma non ha importanza, non smettiamo&#8221;.</p>
</div>
</div>
<p><a title="EMERGENZE EDUCATIVE: IdO RACCONTA PROTOCOLLO INTERVENTO E SUPPORTO" href="http://direnl.dire.it/psicologia/anno/2021/aprile/20/?news=03">http://direnl.dire.it/psicologia/anno/2021/aprile/20/?news=03</a></p>
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		<title>STOrie DI RESILIENZA: Ambra Sabatini, 19 anni.</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2021 11:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Voglio mostrare a tutti coloro che magari passano i momenti che ho passato io quanto lo sport sia il modo migliore per capire che si può avere una vita piena e felice in qualunque condizione. Se i miei risultati possono servire a questo sono già contenta. Se poi arrivano le medaglie meglio". (A. Sabatini)]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Voglio mostrare a tutti coloro che magari passano i momenti che ho passato io quanto lo sport sia il modo migliore per capire che si può avere una vita piena e felice in qualunque condizione. Se i miei risultati possono servire a questo sono già contenta. Se poi arrivano le medaglie meglio</em>&#8220;. (A. Sabatini)</p>
<p>Con queste parole, riportate in un articolo scritto da Claudio Arrigoni ne &#8220;Il Corriere della Sera&#8221; del 15 marzo, Ambra Sabatini, 19 anni, racconta la propria esperienza, diventando testimone di quel processo di resilienza che permette, in seguito a un&#8217;esperienza avversa, di riorganizzare positivamente la propria vita.</p>
<p>Nell&#8217;articolo, che potrete leggere nella versione integrale cliccando sul link in basso, si sottolinea anche quanto già evidenziato da alcune ricerche sull&#8217;argomento, ovvero l&#8217;importanza, nello sviluppo della resilienza, di poter coltivare relazioni significative con adulti e coetanei.</p>
<p>Alcuni studi hanno infatti dimostrato come, persone che hanno un sistema di sostegno sociale funzionale, siano meno vulnerabili allo stress e alle difficoltà e più capaci di far fronte efficacemente alle avversità (Cefai et al., 2014).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2021/03/RESILIENZA-AMBRA-SABATINI.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3539" alt="resilienza-ambra-sabatini" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2021/03/RESILIENZA-AMBRA-SABATINI.jpg" width="656" height="492" /></a></p>
<p>FONTE ORIGINALE: <a title="STOrie DI RESILIENZA: Ambra Sabatini, 19 anni." href="https://www.corriere.it/buone-notizie/21_marzo_15/sprint-ambra-sabatini-la-paralimpiade-la-mia-vita-piena-felice-e91c318c-8597-11eb-9163-c4d65be13e50.shtml">https://www.corriere.it/buone-notizie/21_marzo_15/sprint-ambra-sabatini-la-paralimpiade-la-mia-vita-piena-felice-e91c318c-8597-11eb-9163-c4d65be13e50.shtml</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>DOCENTI CHIEDONO AIUTO, CON INCERTEZZA SALE STRESS</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2020 09:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 14 apr. - "Nell'arco di queste settimane sono giunte, allo sportello d'ascolto sul sito Diregiovani.it, tantissime richieste di aiuto di docenti che esprimono le proprie preoccupazioni rispetto ai cambiamenti che stanno vivendo con gli studenti e le famiglie.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Zaza (Ido): 5 punti per usare ansia con efficacia, ecco corso Miur-Ido-Sip</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/04/Corso-di-Formazione-per-docenti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3478" alt="corso-di-formazione-per-docenti" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/04/Corso-di-Formazione-per-docenti.jpg" width="842" height="595" /></a></p>
<div align="left">
<div id="testo">(DIRE &#8211; Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 14 apr. &#8211; &#8220;Nell&#8217;arco di queste settimane sono giunte, allo sportello d&#8217;ascolto sul sito Diregiovani.it, tantissime richieste di aiuto di docenti che esprimono le proprie preoccupazioni rispetto ai cambiamenti che stanno vivendo con gli studenti e le famiglie.</p>
<p>Timori che si aggiungono all&#8217;incertezza sulle conseguenze che tali situazioni produrranno nel futuro. In questo periodo e&#8217;, quindi, piu&#8217; che naturale trovarsi a dover gestire un aumento dei livelli di ansia, percepiti sia sul piano personale che professionale&#8221;. Lo dichiara Francesca Zaza, psicoterapeuta dell&#8217;IdO, nel corso online di formazione a distanza gratuito &#8216;La gestione dell&#8217;ansia e dello stress in situazioni di emergenza&#8217;, voluto dal ministero dell&#8217;Istruzione (Miur) e realizzato insieme all&#8217;Istituto di Ortofonologia (Ido), la Societa&#8217; italiana di Pediatria (Sip) e al portale d&#8217;informazione Diregiovani.</p>
<p>Pubblicato da pochissimi giorni, il corso ha gia&#8217; totalizzato oltre 3.000 contatti e 600 iscritti.</p>
<p>&#8220;L&#8217;ansia- spiega la psicologa- corrisponde a uno stato di allerta psichica che produce un&#8217;attivazione delle risorse individuali, al fine di far fronte a eventi o stimoli percepiti come potenzialmente minacciosi. Quando raggiunge livelli di intensita&#8217; e frequenza eccessivi- spiega la psicologa- l&#8217;ansia rischia di interferire sul funzionamento dell&#8217;individuo producendo comportamenti che non facilitano l&#8217;adattamento alla situazione nuova, ma rischiano di ostacolarlo, generando uno stato di iper-attivazione o, al contrario, un atteggiamento di scoraggiamento, percezione di impotenza e rassegnazione. In entrambi i casi l&#8217;energia prodotta in eccesso dall&#8217;ansia difficilmente puo&#8217; essere utilizzata in maniera funzionale e adattiva per affrontare efficacemente la condizione che la provoca, risultando nel primo caso dispersa, nel secondo bloccata&#8221;.</p>
<p>Francesca Zaza evidenzia <strong>5 punti</strong> <strong>per utilizzare in maniera efficace e adattiva l&#8217;energia prodotta dall&#8217;ansia</strong>. &#8220;Il <strong>primo</strong> passo per utilizzare efficacemente qualcosa e&#8217; riconoscerne la funzione e il valore. L&#8217;ansia non va negata, svalutata o evitata. L&#8217;ansia va accolta e ascoltata. Cosa ci sta comunicando? Cosa ci sta chiedendo di fare? Utilizzate l&#8217;energia prodotta dall&#8217;ansia per attuare il cambiamento del quale voi e i vostri studenti avete bisogno, non solo nel modo di fare didattica, ma nel modo di ripensare il processo di insegnamento-apprendimento, adattando l&#8217;offerta formativa alle specifiche esigenze attuali.</p>
<p>Nel <strong>secondo</strong> punto la psicologa spiega che &#8220;i nuovi ambienti di apprendimento richiedono nuovi modi di accogliere gli studenti. In aula bastava il buongiorno per percepire il clima della classe, oggi un saluto scritto o videoregistrato rischia di non essere piu&#8217; sufficiente- continua- perche&#8217; manca dei segnali non verbali preziosi per comprendere lo stato emotivo degli studenti. Trovate il modo di essere umanamente vicini ai vostri studenti, interessatevi a loro, a come stanno, a come trascorrono il tempo&#8221;.</p>
<p>Il <strong>terzo</strong> suggerimento di Francesca Zaza e&#8217; di utilizzare i racconti, le fiabe, le autobiografie, le storie di resilienza narrate dalla cultura classica e contemporanea. Le tante esperienze di autori, poeti, attori, cantanti, scienziati, sportivi che possono essere sfruttate come spunto di riflessione e materiale didattico dal quale attingere per far nascere idee su come affrontare questo particolare periodo storico.</p>
<p>&#8220;Dobbiamo riconoscere a noi stessi e ai nostri studenti il valore dei tentativi che vengono fatti per risolvere i piccoli e grandi problemi quotidiani e non solo i risultati che si ottengono. Gestire l&#8217;energia in eccesso prodotta dall&#8217;ansia- spiega nel quarto punto la psicoterapeuta dell&#8217;IdO- affatica tutti, di conseguenza tutti meritano un riconoscimento anche solo per il fatto di aver provato seriamente a mettersi in gioco.</p>
<p>Bisogna valorizzate la qualita&#8217; piu&#8217; che la quantita&#8217;&#8221;.</p>
<p>Nel <strong>quinto</strong> e&#8217; ultimo punto Zaza suggerisce di cercare nuove prospettive, spiegando che &#8220;essere tesi e preoccupati e&#8217; piu&#8217; che naturale, ma non fate che l&#8217;ansia diventi l&#8217;ago della vostra bussola interna. Sperimentate, datevi la possibilita&#8217; di utilizzare questo tempo nuovo e diverso per entusiasmarvi all&#8217;idea di poter scoprire nuove strade, nuovi modi di guardare a voi stessi come docenti. Sono i momenti di cambiamento- conclude- quelli nei quali si possono scoprire nuovi percorsi e nuove possibilita&#8217;&#8221;.</p>
<p>Per approfondimenti seguite il corso gratuito a distanza &#8216;<em>La gestione dell&#8217;ansia e dello stress in situazioni di emergenza</em>&#8216;. Per informazioni e iscrizioni scrivere all&#8217;indirizzo di posta elettronica sportellodocenti@diregiovani.it.</div>
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<div><a title="DOCENTI CHIEDONO AIUTO, CON INCERTEZZA SALE STRESS" href="http://direnl.dire.it/psicologia/anno/2020/aprile/14/?news=05">http://direnl.dire.it/psicologia/anno/2020/aprile/14/?news=05</a></div>
<div><a title="GESTIONE ANSIA E STRESS IN SITUAZIONI DI EMERGENZA" href="https://www.youtube.com/watch?v=jXAHbUcVeAI&amp;feature=youtu.be">https://www.youtube.com/watch?v=jXAHbUcVeAI&amp;feature=youtu.be</a></div>
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		<title>XVII CONVEGNO NAZIONALE IDO: DAL PROCESSO DIAGNOSTICO AL PROGETTO TERAPEUTICO</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2016 07:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rendere la diagnosi il primo momento terapeutico e la terapia una continua revisione del processo diagnostico è il monito del convegno, che vuole ribadire la necessità di conoscere i vari aspetti dell’evoluzione del singolo bambino per proporre gli stimoli emotivamente e cognitivamente adeguati ad ogni tappa del suo percorso. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>XVII Convegno</strong><br />
<strong>DAL PROCESSO DIAGNOSTICO AL PROGETTO TERAPEUTICO</strong><br />
<strong>Per un approccio mirato al singolo bambino</strong><br />
<strong>Roma 21-22-23 ottobre 2016</strong></p>
<p style="text-align: left;">Il convegno verrà trasmesso in diretta streaming nazionale su <a title="ISTITUTO DI ORTOFONOLOGIA" href="http://www.ortofonologia.it/">www.ortofonologia.it</a><br />
Partecipazione gratuita in sala (fino ad esaurimento posti) e alla diretta streaming<br />
Invia la tua iscrizione a: convegno@ortofonologia.it</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/09/banner_XVII_Home_ok.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3043" alt="banner_XVII_Home_ok" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/09/banner_XVII_Home_ok.jpg" width="785" height="374" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em>Rendere la diagnosi il primo momento terapeutico e la terapia una continua revisione del processo diagnostico è il monito del convegno, che vuole ribadire la necessità di conoscere i vari aspetti dell’evoluzione del singolo bambino per proporre gli stimoli emotivamente e cognitivamente adeguati ad ogni tappa del suo percorso. </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>I risultati ormai raggiunti nell’ambito della ricerca devono, cioè, essere coniugati in ambito clinico per abbandonare la fantasia di metodi risolutivi per tutti in base a una mera etichetta diagnostica e per abbracciare la metodologia di percorsi integrati nella creazione di un progetto riabilitativo individualizzato. </em></p>
<p style="text-align: left;"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">Il XVI convegno IdO del 2015 era stato dedicato interamente alla diagnosi e alle traiettorie evolutive, </em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">tenendo conto delle manifestazioni cliniche e delle metodologie di osservazione per far confluire le </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">diverse esperienze in un processo diagnostico qualitativo. </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></p>
<p style="text-align: left;"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">Il XVII convegno avrà la funzione di rendere operativo il progetto terapeutico illustrando </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">le possibili modalità di intervento nei diversi quadri diagnostici (disturbi dello spettro autistico, disturbi </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">della comunicazione e del linguaggio, disturbi dell’apprendimento, disturbi del comportamento). </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></p>
<p style="text-align: left;"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">Le tre giornate saranno, quindi, centrate sulle diverse modalità terapeutiche adottabili nelle patologie in </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">base all’età del singolo bambino e del suo ambiente (famiglia, scuola, centro di terapia) in considerazione </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">dei suoi deficit e delle sue potenzialità. </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">Verranno, a tal fine, presentate proposte operative esemplificative delle varie aree di intervento per aprire un </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">dialogo, una riflessione e un confronto tra coloro che operano nei diversi contesti del bambino. </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></p>
<p style="text-align: left;"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">Il convegno è rivolto a pediatri, neuropsichiatri, psicologi, psicoterapeuti, psicomotricisti, pedagogisti, </em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">logopedisti, insegnanti, educatori, assistenti sociali.</em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></p>
<p style="text-align: left;"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel"><em id="__mceDel">A tutti gli iscritti online verrà rilasciato l&#8217;attestato di partecipazione.</em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></p>
<p style="text-align: left;"><a title="ARCOBALENO - STUDIO MULTIDISCIPLINARE PAGINA FACEBOOK" href="https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina">https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina</a></p>
<p style="text-align: left;"><a title="ARCOBALENO - STUDIO MULTIDISCIPLINARE PAGINA FACEBOOK" href="https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina">http://www.ortofonologia.it/</a></p>
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		<title>AUTISMO, IDO: SCARSA ATTENZIONE AI COMPORTAMENTI STEREOTIPATI.</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 05:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE-Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 30 mar. - "È stata data scarsa l'attenzione negli ultimi anni ai comportamenti stereotipati, liquidati semplicemente come attivita' non adattive e non funzionali. Invece i comportamenti, anche quelli definiti atipici e bizzarri, hanno un loro significato nella storia del bambino con autismo".]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(DIRE-Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 30 mar. &#8211; &#8220;È stata data scarsa l&#8217;attenzione negli ultimi anni ai comportamenti stereotipati, liquidati semplicemente come attivita&#8217; non adattive e non funzionali. Invece i comportamenti, anche quelli definiti atipici e bizzarri, hanno un loro significato nella storia del bambino con autismo&#8221;. Lo afferma Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO). La psicoterapeuta dell&#8217;eta&#8217; evolutiva ha scritto il capitolo &#8216;Quando il rituale diventa comunicazione e reclama una risposta&#8217; nel libro &#8216;Lo spettro autistico&#8217;, a cura di Paola Binetti, e il primo aprile fara&#8217; parte dei relatori del seminario alla Lumsa (a Roma in via di Porta Castello 44 dalle 15 alle 18) per fare il punto sull&#8217;autismo.</p>
<p>&#8220;Il non adattivo- continua Di Renzo- e&#8217; messo in relazione con la prestazione e non con i bisogni interni. Per questo e&#8217; necessario aprire una riflessione sul significato adattivo che questi comportamenti hanno per il minore&#8221;. Nella letteratura internazionale attuale, prosegue l&#8217;esperta, &#8220;si comincia a dare importanza a questi comportamenti interpretandoli come difese rispetto a un eccesso di sensazioni ed emozioni che il bambino autistico proverebbe senza essere in grado di racchiuderle in uno schema cognitivo. Mi riferisco alla teoria di Smith dello squilibrio empatico- chiarisce Di Renzo- che sovverte alcune idee pregiudizievoli sul bambino autistico. Il minore con autismo si difenderebbe attraverso stereotipie rituali e comportamenti bizzarri proprio da un eccesso di reattivita&#8217;&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/04/190117324-stella-forma-riflesso-di-luce-scintillare-brezza.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2900" alt="190117324-stella-forma-riflesso-di-luce-scintillare-brezza" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/04/190117324-stella-forma-riflesso-di-luce-scintillare-brezza.jpg" width="960" height="540" /></a><br />
Nelle biografie di soggetti autistici &#8220;si ritrovano descrizioni di questi momenti in cui il soggetto e&#8217; invaso da stimolazioni provenienti dall&#8217;esterno e trova, come ad esempio la famosa Temple Grandin- ricorda la responsabile del servizio terapie dell&#8217;IdO- la soluzione in un abbraccio meccanico&#8221;.</p>
<p>I comportamenti stereotipati &#8220;vanno allora integrati nel resto dell&#8217;osservazione, perche&#8217; possono dirci molto sul funzionamento del bambino. Oltre ad essere canali d&#8217;informazione sono anche canali di comunicazione e non possono essere eliminati d&#8217;emble&#8217;e. Questo rischierebbe di depauperare il bambino di uno strumento importante- conclude la psicoterapeuta dell&#8217;eta&#8217; evolutiva- e di spostare o aumentare le stereotipie e i rituali in altri campi&#8221;.</p>
<p><a title="AUTISMO: SCARSA ATTENZIONE AI COMPORTAMENTI STEREOTIPATI" href="http://www.dire.it/12-02-2015/745-newsletter-psicologia/">http://www.dire.it/12-02-2015/745-newsletter-psicologia/</a></p>
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		<title>CARTONI ANIMATI: COME, QUANDO E PERCHE&#8217;</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2016 07:07:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Data l’importanza che i cartoni animati rivestono per i bambini, è importante che mamma e papà non li considerino pura evasione fantastica, ma come strumenti utili per imparare a comunicare con il mondo interiore del loro piccolo. Questo è il sistema per fargli sentire che si condivide il suo modo di essere e in più si scoprono utili spunti per fare attività creative insieme!]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Data l’importanza che i cartoni animati rivestono per i bambini, è importante che mamma e papà non li considerino pura evasione fantastica, ma come strumenti utili per imparare a comunicare con il mondo interiore del loro piccolo. Questo è il sistema per fargli sentire che si condivide il suo modo di essere e in più si scoprono utili spunti per fare attività creative insieme!</p>
<div>
<h3></h3>
<h3><strong>Prima dei due anni: meglio evitare</strong></h3>
<p>È assolutamente sconsigliato esporre il bambino piccolo a programmi televisivi: secondo una ricerca dell’Accademia Americana di Pediatria, troppe ore davanti allo schermo possono provocare un ritardo nel linguaggio, nell’attività psicomotoria, difficoltà di attenzione in età scolare e turbe del sonno. In linea generale, a prescindere dall’età, è bene escludere i cartoni animati violenti, soprattutto perché il bambino tende a imitare il comportamento dei suoi eroi, i programmi che generano eccessiva tensione, perché non adeguati o troppo “forti” da tollerare dal punto di vista emotivo, e anche i cartoni con immagini stereotipate e prive di interpretazioni, che non danno alcun messaggio al piccolo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/02/Bambini-e-televisione.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2871" alt="Bambini-e-televisione" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/02/Bambini-e-televisione.jpg" width="700" height="357" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>E se vuole vedere sempre lo stesso cartone?</strong></h3>
<p>Niente paura! Bisogna sapere che il bambino non è passivo di fronte agli stimoli televisivi, anzi… li utilizza nella costruzione della propria identità. L’interesse per un certo cartone animato, come spesso accade anche con le fiabe, è dettato dal fatto che i temi esplorati entrano in sintonia con la vita interiore del bambino, con i suoi desideri e le sue paure, con il clima familiare che vive e le tappe che sta attraversando. Ripetere, costantemente, la visione di quello specifico cartone animato costituisce per il bambino una sorta di apprendimento emozionale, una palestra interattiva per crescere da usare fino a che il film ha esaurito la sua funzione… Ed ecco che improvvisamente si passa a un’altra scena e a un’altra storia!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Televisione: le regole che servono</strong></p>
<p>- Osservalo mentre guarda la televisione, il suo sguardo e le sue reazioni ti diranno se ciò che sta vedendo è davvero adeguato.</p>
<p>- Non utilizzare la televisione come castigo, premio o come baby-sitter.</p>
<p>- Tieni spenta la tv durante i pasti e mentre fa i compiti! La colazione, il pranzo e la cena sono i momenti in cui la famiglia si riunisce e, ogni volta che è possibile, sarebbe meglio proteggere questo spazio. Mentre studia, invece, il rumore della tv comporta un eccessivo carico cognitivo (anche se il bambino non la guarda la ascolta) e diminuisce l’attenzione e la concentrazione sul compito.</p>
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<p>- Non lasciare in mano al bimbo piccolo il telecomando o inevitabilmente inizierà a fare zapping da un programma all’altro, maturando una comprensione parziale e superficiale di ciò che vede, con il rischio di inciampare in programmi non adatti a lui.<br />
- Evita di guardare trasmissioni inopportune quando lui è in circolazione. Anche se sembra che stia facendo qualcos’altro, il piccolo ha “antenne” che riescono a captare tutto.</p>
<p>- Non sistemare un televisore in cameretta: è una scelta che lo autorizza a diventare il padrone della “scatola magica”, facendone in breve tempo un uso eccessivo, mentre devi essere tu ad avere il telecomando “dalla parte del manico”.</p>
<p>- Non è un appuntamento fisso. Se è impegnato a fare altre cose e non chiede di accendere la tv, evita di ricordare al tuo bimbo che è l’ora del “suo” programma.</p>
<p>- Cerca giochi alternativi alla televisione: così gli fai capire che la tv non è indispensabile e che ci si può divertire e rilassare anche svolgendo altre attività.</p>
<p>- Stabilisci con il tuo bambino il tempo e il momento della giornata da dedicare alla tv per i più piccoli le ore davanti allo schermo devono essere molto limitate e anche i più grandicelli non devono vedere la tv per più di un’ora e mezza.</p>
<p>- Non la mattina a colazione perché il bimbo potrebbe volersi alzare prima del tempo per guardare i cartoni oppure arrivare a scuola poco concentrato, né la sera, prima di addormentarsi, perché un eccesso di stimoli visivi ostacola un buon addormentamento.<br />
- Adotta le “condizioni di uso” corrette: la distanza dalla tv non inferiore ai 3 metri, volume non troppo intenso (entro i 70 db) e contrasto luminosità non troppo elevato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Cartoni animati: come, quando e perchè" href="http://www.riza.it/figli-felici/vita-in-famiglia/5207/cartoni-animati-le-regole-d-oro.html">http://www.riza.it/figli-felici/vita-in-famiglia/5207/cartoni-animati-le-regole-d-oro.html</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>SIR KEN ROBINSON: COMINCIA LA RIVOLUZIONE DELL&#8217;APPRENDIMENTO.</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2015 06:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA["...io credo che ci sia una grave crisi climatica, ovviamente,...ma credo che ci sia anche una seconda crisi climatica, che è altrettanto grave, che ha le stesse origini e che dobbiamo affrontare con la stessa urgenza...questa è una crisi non di risorse naturali, ma di risorse umane. Io credo, fondamentalmente,..., che facciamo un uso davvero pessimo dei nostri talenti. Moltissime persone trascorrono l'intera vita senza una reale consapevolezza di quali possono essere i loro talenti, o se ne hanno qualcuno. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;&#8230;io credo che ci sia una grave crisi climatica, ovviamente,&#8230;ma credo che ci sia anche una seconda crisi climatica, che è altrettanto grave, che ha le stesse origini e che dobbiamo affrontare con la stessa urgenza&#8230;questa è una crisi non di risorse naturali, ma di risorse umane. </em></p>
<p><em>Io credo, fondamentalmente,&#8230;, che facciamo un uso davvero pessimo dei nostri talenti. Moltissime persone trascorrono l&#8217;intera vita senza una reale consapevolezza di quali possono essere i loro talenti, o se ne hanno qualcuno. Incontro una miriade di persone che pensano di non essere davvero brave in niente&#8230;incontro una miriade di persone che non sono appassionate di ciò che fanno. Semplicemente trascorrono la loro vita tirando avanti. Non traggono un grande piacere da quel che fanno. Lo sopportano, piuttosto che goderselo e aspettano che arrivi il weekend. </em></p>
<p><em>Ma incontro anche persone che amano quel che fanno e non riescono a immaginare di fare qualcos&#8217;altro. Se dici loro: &#8211; Lascia stare, fai altro. &#8211; loro si domandano di cosa stai parlando. Perchè non è quello che fanno, ma quello che sono. Dicono: &#8211; Ma questo sono io. Sai, sarebbe da matti per me abbandonarlo, perchè esprime il me stesso più autentico. - </em></p>
<p><em></em><em>E non è così per abbastanza gente. Anzi, al contrario, certamente è così per una minoranza. Penso che ci siano molte possibili spiegazioni a riguardo. E tra le principali, c&#8217;è l&#8217;educazione, l&#8217;istruzione. Perchè i sistemi educativi, in un certo modo, allontanano moltissime persone dai loro talenti naturali.</em></p>
<p><em>Le risorse umane sono come le risorse naturali: giacciono spesso in profondità. Devi andarle a cercare. Non si presentano in superficie. Bisogna creare le condizioni per permettere ad esse di manifestarsi. E bisogna immaginare che sia l&#8217;educazione il contesto dove ciò accade. Ma troppo spesso non è così.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: right;">Sir Ken Robinson</p>
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		<title>LA VITA NON SEMPLICE DEI BIMBI &#8220;PLUSDOTATI&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2015 17:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario Minori) Roma, 13 nov. - Quando un bambino, a quattro anni, fa domande ai genitori sulla morte o sul senso dell'universo e negli occhi gli si legge l'angoscia, c'è poco da rallegrarsi per la sua intelligenza. Per i bambini "gifted", ossia che hanno il "dono" di un quoziente di intelligenza superiore a 120, la vita non è cosi' semplice come potrebbe sembrare. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(DIRE &#8211; Notiziario Minori) Roma, 13 nov. &#8211; Quando un bambino, a quattro anni, fa domande ai genitori sulla morte o sul senso dell&#8217;universo e negli occhi gli si legge l&#8217;angoscia, c&#8217;è poco da rallegrarsi per la sua intelligenza. Per i bambini &#8220;gifted&#8221;, ossia che hanno il &#8220;dono&#8221; di un quoziente di intelligenza superiore a 120, la vita non è cosi&#8217; semplice come potrebbe sembrare. &#8220;Ci sono tre problemi ricorrenti: difficoltà a fare amicizia con i coetanei, noia a scuola e estrema sensibilità ed emotività&#8221;, spiega Steven Pfeiffer, psicologo americano che da oltre 30 anni studia i bambini &#8216;gifted&#8217;. In questi giorni è a Milano perchè partecipa al convegno &#8220;Intelligenza e creativita&#8217;&#8221;, organizzato da Step-net, associazione nazionale dei genitori che hanno figli &#8220;plusdotati&#8221;. &#8220;Siamo stanchi di nasconderci- afferma Viviana Castelli, presidente dell&#8217;associazione e mamma di due bambini gifted- Spesso si tratta di ragazzi che hanno comportamenti che possono sembrare &#8216;asociali&#8217; e loro stessi non si sentono capiti. Per i genitori, poi, c&#8217;è l&#8217;angoscia di non essere all&#8217;altezza e la preoccupazione perchè vedono che i loro figli non riescono a inserirsi nel gruppo di amici o a scuola&#8221;. Secondo la letteratura scientifica, circa il 5% dei bambini ha un quoziente di intelligenza elevato, in pratica uno in ogni classe.</p>
<p>&nbsp;<br />
Genitori e studiosi chiedono al Parlamento e al Governo il riconoscimento dell&#8217;esistenza dei bambini gifted. &#8220;Abbiamo anche predisposto delle linee guida per un disegno di legge- spiega Castelli- I nostri figli fanno fatica a frequentare la scuola, perché non ha gli strumenti adeguati per accoglierli. Paradossalmente, succede anche che l&#8217;abbandonino. Bisogna pertanto prevedere un&#8217;adeguata formazione degli insegnanti. E a livello nazionale, predisporre i programmi scolastici in modo tale che ci siano percorsi anche per questi alunni, così come avviene per quelli disabili&#8221;. In occasione del convegno internazionale, a Milano ci sono anche 55 famiglie con figli plusdotati che partecipano, al Castello Sforzesco, all&#8217;Autumn camp &#8220;DivertiScienza&amp;Arte&#8221;. L&#8217;iniziativa ha il patrocinio del Comune di Milano. &#8220;La scuola deve essere in grado di accogliere la diversità, di qualunque genere essa sia- sottolinea Francesco Cappelli, assessore all&#8217;Istruzione- Ci vuole formazione e disponibilità. Purtroppo la scuola oggi è ancora un po&#8217; rigida, ma la sfida è questa&#8221;. Per info: www.plusdotazionetalento.it.</p>
<p><a title="LA VITA NON SEMPLICE DEI BIMBI PLUSDOTATI" href="http://www.dire.it/newsletter/minori/anno/2015/novembre/13/?news=04">http://www.dire.it/newsletter/minori/anno/2015/novembre/13/?news=04</a></p>
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		<title>LUCANGELI: ABBRACCI E APPRENDIMENTO SI CONCILIANO.</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2015 12:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario Psicologia) Roma, 27 ott. - Abbracci e apprendimento si conciliano. "Siamo sistemi complessi, dove le emozioni accompagnano le nostre funzioni. Non c'e' un atto della vita psichica in cui le emozioni non restino presenti, coscientemente o sotto coscienza". ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Non c&#8217;è atto della vita psichica in cui non ci siano le emozioni&#8230;</strong></p>
<div align="left">
<div id="testo">(DIRE &#8211; Notiziario Psicologia) Roma, 27 ott. &#8211; Abbracci e apprendimento si conciliano. &#8220;Siamo sistemi complessi, dove le emozioni accompagnano le nostre funzioni. Non c&#8217;e&#8217; un atto della vita psichica in cui le emozioni non restino presenti, coscientemente o sotto coscienza&#8221;. Lo dice Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo dell&#8217;Universita&#8217; degli studi di Padova, intervenendo al XVI convegno nazionale dell&#8217;istituto di Ortofonologia (IdO).&#8221;Questo significa che quando un bambino impara, mentre impara, se sente un&#8217;emozione negativa come la paura, tutte le volte che ripercorrera&#8217; quell&#8217;apprendimento, accanto all&#8217;apprendimento ripercorrera&#8217; anche la paura. Quindi- spiega la psicologa- apprende a stabilizzare anche l&#8217;emozione che in un certo senso gli fa da antagonista&#8221;.</div>
<div></div>
<div style="text-align: right;"></div>
<div style="text-align: left;">Chi lavora nell&#8217;ambito dell&#8217;educazione e nell&#8217;ambito della clinica &#8220;lo deve capire. Non c&#8217;e&#8217; contraddizione nel dare un&#8217;unita&#8217; didattica che aiuti l&#8217;apprendimento, insieme ad uno sguardo che rassicuri e incoraggi. L&#8217;uno non sostituisce l&#8217;altro&#8221;. Lucangeli ribadisce: &#8220;Non possiamo sostituire con schede o con sistemi artificiosi e artificiali quello che e&#8217; la capacita&#8217; comunicativa e intersoggettiva nell&#8217;aiuto. Il principio di non contraddizione aiuta ma- sottolinea la docente- vale in una direzione come nell&#8217;altra. Come l&#8217;abbraccio non sostituisce la competenza, la competenza non sostituisce l&#8217;abbraccio&#8221;.</div>
<div style="text-align: left;"></div>
<div><a title="ABBRACCI E APPRENDIMENTO SI CONCILIANO" href="http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2015/ottobre/27/?news=05">http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2015/ottobre/27/?news=05</a></div>
</div>
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