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	<title>Studio Arcobaleno &#187; neuropsicomotricità</title>
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		<title>INDAGINE IPSOS-SAVE THE CHILDREN: I GIOVANI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 11:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'indagine realizzata da IPSOS per SAVE THE CHILDREN racconta opinioni, stati d'animo e aspettative di studenti tra i 14 e i 18 anni ai tempi del Coronavirus.

Nel video le loro voci.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;indagine realizzata da IPSOS per SAVE THE CHILDREN racconta opinioni, stati d&#8217;animo e aspettative di studenti tra i 14 e i 18 anni ai tempi del Coronavirus.</p>
<p>Nel video le loro voci.</p>
<p>FONTE ORIGINALE: <a title="I GIOVANI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS" href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/riscriviamo-il-futuro-rapporto-6-mesi">https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/riscriviamo-il-futuro-rapporto-6-mesi</a><a title="I GIOVANI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS" href="https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/i-giovani-ai-tempi-del-coronavirus.pdf"><br />
</a></p>
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		<title>EMERGENZE EDUCATIVE, IdO RACCONTA PROTOCOLLO INTERVENTO E SUPPORTO</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 11:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 20 apr. - "Le esperienze dimostrano che e' possibile fare della scuola una base sicura, un punto di riferimento che mantenga viva la relazione e la comunicazione con i propri studenti. Dimostrano che e' possibile fare della resilienza una competenza e come tale promuoverla attraverso un 'agire competente' di coloro che hanno la responsabilita' educativa. Infine, attraverso la collaborazione e' possibile creare quella sinergia che aumenta le probabilita' che i giovani possano affrontare le avversita' senza esserne sopraffatti, ma restando aperti alle possibilita' che la vita puo' offrire". Apre cosi' il suo intervento Francesca Zaza, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), nel corso della prima sessione del convegno per illustrare l'approccio dell'IdO nelle emergenze educative.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da terremoti a Ponte Morandi, ecco esperienza in aiuto studenti e docenti</p>
<div align="left">
<div id="testo">(DIRE &#8211; Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 20 apr. &#8211; &#8220;Le esperienze dimostrano che e&#8217; possibile fare della scuola una base sicura, un punto di riferimento che mantenga viva la relazione e la comunicazione con i propri studenti. Dimostrano che e&#8217; possibile fare della resilienza una competenza e come tale promuoverla attraverso un &#8216;agire competente&#8217; di coloro che hanno la responsabilita&#8217; educativa. Infine, attraverso la collaborazione e&#8217; possibile creare quella sinergia che aumenta le probabilita&#8217; che i giovani possano affrontare le avversita&#8217; senza esserne sopraffatti, ma restando aperti alle possibilita&#8217; che la vita puo&#8217; offrire&#8221;. Apre cosi&#8217; il suo intervento Francesca Zaza, psicoterapeuta dell&#8217;eta&#8217; evolutiva dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO), nel corso della prima sessione del convegno per illustrare l&#8217;approccio dell&#8217;IdO nelle emergenze educative.&#8221;Il nostro modo di lavorare a supporto delle scuole e&#8217; frutto di 50 anni di storia- afferma la terapeuta- ma anche del nostro modo di stare nella relazione con l&#8217;altro e di guardare al bambino. L&#8217;orientamento psicodinamico e l&#8217;attenzione alla complessita&#8217; hanno permesso di mettere a punto un protocollo per intervenire a supporto delle scuole attraverso una prospettiva globale che si realizza con progetti di prevenzione e di intervento. Negli ultimi 12 anni il nostro protocollo ci ha permesso di andare incontro ai differenti bisogni delle scuole&#8221;.</p>
<p>Questa prospettiva globale e&#8217; articolata su 4 dimensioni: &#8220;La dimensione orizzontale punta a realizzare un intervento sul contesto nella sua interezza, valorizzando e rafforzando la rete di supporto per guidare i giovani nei momenti di difficolta&#8217; e promuovere in loro la resilienza. La dimensione verticale vuole sostenere tutte le dimensioni dello sviluppo sul piano corporeo, affettivo, relazionale, cognitivo e comportamentale. La dimensione circolare riguarda la percezione e l&#8217;impatto che l&#8217;evento ha avuto sul mondo interno ed esterno di ogni persona- spiega Zaza- includendo sia il livello concreto che simbolico, perche&#8217; il processo di ricostruzione deve poter coinvolgere entrambi i piani dell&#8217;esperienza. Le dimensioni simbolica ed immaginativa sono, infatti, strumenti elettivi per elaborare i vissuti che si accompagnano alle esperienze avverse. Infine, la dimensione prospettica, ovvero la temporalita&#8217; quale fattore necessario nell&#8217;integrazione delle esperienze e nell&#8217;attivazione di un processo di riparazione e resilienza&#8221;.</p>
<p>Nel 2009, dopo il terremoto a L&#8217;Aquila, era emersa in modo evidente la necessita&#8217; di aiutare i bambini per evitare il rischio che potessero essere travolti dall&#8217;emergenza. Sono state messe in piedi una serie di attivita&#8217;: laboratori creativi, incontri a tema, di gruppo, con i genitori, sportelli di ascolto online e in presenza, proposte extra scolastiche e somministrazione di test e questionari informativi e anonimi.</p>
<p>&#8220;Dal 2006 sono attivi sportelli di ascolto in presenza per docenti, studenti e famiglie. Un servizio che in realta&#8217; e&#8217; partito in presenza dal 2000, ma dal 2006 si e&#8217; aggiunto lo sportello online. Nel 2013 abbiamo lavorato al progetto di integrazione dei giovani a Lampedusa, nel 2017 siamo stati impegnati nel progetto sulla tratta degli esseri umani rivolto ai giovani in Sicilia. Nel 2018 abbiamo lavorato con il progetto sulla prevenzione della violenza nelle sue diverse manifestazioni, o al progetto &#8216;Noi siamo bambini&#8217;. Ma ancora, nel 2019 abbiamo portato avanti il progetto di sensibilizzazione per non dimenticare le vittime della Shoah&#8221;.</p>
<p>Tra i progetti di intervento oltre le scuole colpite dal terremoto de L&#8217;Aquila, nel 2012 l&#8217;equipe dell&#8217;IdO intervenne dopo l&#8217;esplosione di un ordigno a Brindisi, nel 2013 dopo una sparatoria avvenuta in una scuola di Vittoria e, sempre nel 2013, in Sardegna per l&#8217;alluvione. &#8220;Inoltre- prosegue Zaza-abbiamo collaborato per sostenere alcune delle scuole colpite dal sisma del Centro Italia e siamo intervenuti a Genova in seguito al crollo del Ponte Morandi. Nel 2018 siamo intervenuti ad Aprilia dopo l&#8217;esplosione di un ordigno, mentre nel 2019 siamo intervenuti a Vittoria successivamente a un incidente avvenuto a due alunni e ad episodi di maltrattamento. Infine, dal 2020 lavoriamo nell&#8217;ambito dell&#8217;emergenza sanitaria. Questi progetti sono proseguiti nel corso del tempo e sono tuttora attivi- fa sapere la psicoterapeuta- con i servizi di supporto &#8216;Lontani ma vicini&#8217; e &#8216;IdO con Voi&#8217;&#8221;.</p>
</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2021/04/Locandina-Convegno-50-anni-IdO-Aprile-2021-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3546" alt="locandina-convegno-50-anni-ido-aprile-2021-2" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2021/04/Locandina-Convegno-50-anni-IdO-Aprile-2021-2.jpg" width="1024" height="1448" /></a></div>
<div>
<p>L&#8217;Istituto ha documentato tutto in numerosi libri. Per citarne solo alcuni, il direttore Federico Bianchi di Castelbianco, ricorda quelli su &#8216;Le 398 meravigliose maestre de L&#8217;Aquila&#8217; e &#8216;La paura nello zaino&#8217;. &#8220;Nel 2009 andammo a L&#8217;Aquila per vedere cosa accadeva. Fu un trauma enorme- ricorda lo psicoterapeuta dell&#8217;eta&#8217; evolutiva- erano 3.500 i bambini dalle scuole elementari a quelle dell&#8217;infanzia e non era possibile fare un intervento ad personam&#8221;. Bisognava puntare sulla scuola e tramite la scuola: &#8220;Lavorammo nei tendoni con le insegnanti. Stringemmo un patto con tutte le 398 maestre che, con responsabilita&#8217;, hanno lavorato con noi per accogliere i bambini. Tutti i nostri interventi sono stati fatti nelle classi con le insegnanti. I bambini, che nel loro zaino portavano anche l&#8217;angoscia, quando entravano in classe dovevano trovare una persona di riferimento che era l&#8217;insegnante e non lo psicologo&#8221;, rimarca Castelbianco. Le insegnanti &#8220;sono state fantastiche- conferma il terapeuta- a L&#8217;Aquila eravamo tanti a proporre aiuto e tutti illustrammo le nostre proposte, noi siamo stati scelti dalle scuole e i 3.500 bambini che abbiamo seguito sono stati riscritti l&#8217;anno dopo nelle stesse scuole&#8221;.</p>
<p>Il direttore dell&#8217;IdO tiene a sottolineare che &#8220;l&#8217;esperto deve collaborare con la scuola ma non si puo&#8217; sostituire alla didattica. Noi siamo in 700 istituti e in molti di piu&#8217; con gli sportelli online, mentre quelli frontali sono presenti i oltre 150 scuole&#8221;. A Genova, ad esempio, &#8220;seguimmo tante classi e tante storie. Gli incubi dei bimbi erano rappresentati dal pulmino rimasto per giorni sul ponte, simbolo della tragedia&#8221;. Nel libro &#8216;La paura nello zaino&#8217; &#8220;abbiamo riportato i disegni dei bambini, ma per superare questi traumi bisogna condividerli e per condividere- spiega lo psicoterapeuta- bisogna saper ascoltare e stare accanto. Dobbiamo cominciare a capire, comprendere e saperci confrontare. Stiamo raccogliendo tanti messaggi di solidarieta&#8217;, nel lavoro degli sportelli di supporto psicologico riceviamo 5mila contatti di aiuto al giorno ed e&#8217; un numero impressionante perche&#8217; significa che c&#8217;e&#8217; tanta difficolta&#8217;.</p>
<p>Numeri che in pandemia tendono ad aumentare. Questo ha dato fastidio- conclude- perche&#8217; quando si riesce da&#8217; fastidio, ma non ha importanza, non smettiamo&#8221;.</p>
</div>
</div>
<p><a title="EMERGENZE EDUCATIVE: IdO RACCONTA PROTOCOLLO INTERVENTO E SUPPORTO" href="http://direnl.dire.it/psicologia/anno/2021/aprile/20/?news=03">http://direnl.dire.it/psicologia/anno/2021/aprile/20/?news=03</a></p>
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		<title>EMOZIONI IN PILLOLE: QUANDO LA SOLITUDINE ARRIVA, IMPARA A TENERTI COMPAGNIA!</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 11:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alle persone sole e a tutte quelle che sanno che non basta avere qualcuno vicino per proteggersi dal disorientamento con il quale si è spesso costretti a fare i conti nei momenti più difficili, quelli che ci mettono in contatto con un senso di vuoto che neanche le relazioni più significative, il lavoro, lo sport, la tecnologia, la TV, gli acquisti riescono a riempire.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alle persone sole e a tutte quelle che sanno che non basta avere qualcuno vicino per proteggersi dal disorientamento con il quale si è spesso costretti a fare i conti nei momenti più difficili, quelli che ci mettono in contatto con un senso di vuoto che neanche le relazioni più significative, il lavoro, lo sport, la tecnologia, la TV, gli acquisti riescono a riempire.</p>
<p>Attimi che ci portano a sperimentare quel senso di solitudine che non ha niente a che vedere con la presenza o meno degli altri, ma che rappresenta piuttosto una condizione universale che tutti possiamo percepire a confronto con le grandi sfide della vita, come i traumi, le perdite e le malattie. Esperienze che scuotono profondamente le nostre radici, obbligandoci a spostare lo sguardo dall’esterno all’interno, dirigendolo su noi stessi e su quello che nel tempo abbiamo costruito dentro.</p>
<p>Una solitudine che oggi più che mai rischia di prendere il sopravvento, perché sono venuti a mancare molti di quegli stimoli che fino a ieri ci hanno distratto dal sentire. Così, da un giorno all’altro ci siamo ritrovati a trascorrere molto più tempo dentro la nostra casa, non solo quella concreta, il cui spazio è chiaramente circoscritto dalle mura, ma soprattutto quella simbolica, del nostro mondo interno, delimitata unicamente da noi stessi e fatta di tutto ciò che siamo: emozioni, pensieri, ricordi e non solo.</p>
<p>Questa casa ci appartiene, è costruita sulle nostre radici e assolve il compito di custodirle. Da chi è abitata? In che modo ce ne siamo occupati finora? Come l’abbiamo vissuta, arredata, riempita, svuotata, illuminata? Sono queste le domande alle quali la solitudine ci chiede di rispondere. È questo spazio che ci invita a guardare, a esplorare, a vivere. E se è vero che quando stiamo bene con noi stessi la solitudine può diventare un’occasione in più per conoscerci, goderci quello che abbiamo e gioire dell’opportunità di avere un luogo nel quale proteggerci durante la tempesta, è altrettanto vero che non è sempre facile restare sereni quando si prolunga l’attesa e fuori tarda a splendere il sole.</p>
<p><strong>ECCO ALLORA 5 SUGGERIMENTI PER IMPARARE A TENERSI COMPAGNIA:</strong></p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/04/2-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3471" alt="2-2" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/04/2-2.jpg" width="1024" height="512" /></a></p>
<p><strong>1. GUARDATI. L</strong>a mattina quando ti svegli ricordati di fare entrare la luce nella tua casa. Poi guardati: cosa<br />
dicono i tuoi occhi di te? Cosa raccontano? Anche se non devi uscire indossa qualcosa che sia in sintonia<br />
con quello che senti: qualcosa di delicato se hai bisogno di leggerezza, qualcosa di morbido se hai bisogno<br />
di calore, qualcosa di colorato se hai bisogno di energia e vitalità.</p>
<p><strong>2. SORPRENDITI.</strong> Dentro ognuno di noi è presente un universo di possibilità. Con il tempo ci convinciamo di essere sempre uguali a noi stessi e perdiamo la capacità di vederci e di vedere il mondo con occhi nuovi. Dai spazio alla tua creatività e scegli un momento della giornata nel quale dedicarti a qualcosa di nuovo, che non hai mai fatto prima. Basteranno pochi minuti.</p>
<p><strong>3. LASCIATI ISPIRARE.</strong> Il nostro mondo interno è come una casa piena di stanze: gioia, tristezza, solitudine, sorpresa, entusiasmo, coraggio…ogni stanza ha una sua funzione. Riordina le foto che hai raccolto nel tempo in album: famiglia, amici, sport, viaggi. Scrivi su dei piccoli post-it frasi di film, canzoni e citazioni che ti ispirano e posizionale dove puoi facilmente vederle. In questo modo sarà più facile trovare quello che ti occorre quando ne avrai bisogno.</p>
<p><strong>4. CREA LA TUA PERSONALE COLONNA SONORA.</strong> Ognuno ha una playlist di canzoni preferite. Scegli quelle che ti riempiono…di entusiasmo, di energia, di dolcezza, di qualunque cosa tu abbia bisogno in quel momento e raggruppale in colonne sonore da utilizzare per accompagnare le tue giornate.</p>
<p><strong>5. RICORDA.</strong> L’immaginazione è uno strumento potente, può portarci con la mente e il cuore vicino alle persone alle quali teniamo anche quando sono a chilometri di distanza e farci rivivere la sensazione di un abbraccio se avvolgiamo le nostre spalle in una coperta morbida. Non può sostituire la realtà, ma può aiutarci a mantenere vivo il ricordo delle persone importanti e delle cose preziose fino al giorno nel quale<br />
sarà di nuovo possibile ricongiungerci ad esse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="QUANDO LA SOLITUDINE ARRIVA, IMPARA A TENERTI COMPAGNIA!" href="https://www.diregiovani.it/2020/04/06/306243-quando-la-solitudine-arriva-impara-a-tenerti-compagnia.dg/">https://www.diregiovani.it/2020/04/06/306243-quando-la-solitudine-arriva-impara-a-tenerti-compagnia.dg/</a></p>
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		<title>ALL&#8217;IC A. VOLTA DI LATINA UNA PALESTRA DI VITA GRAZIE A SPORTinSEGNA</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jan 2020 21:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scuola diventa ‘palestra di vita’ all’istituto comprensivo ‘Volta’ di Latina grazie al progetto SPORTinSEGNA, promosso dalla dirigente scolastica Claudia Rossi e dal gruppo di docenti di sostegno nelle figure del responsabile del progetto il docente Tiziano Pugliese, del coordinatore Roberto Di Lieto, della docente curricolare di Scienze Motorie Sonia Lungo, dei docenti di sostegno Marika Ippolito, Emanuele Sulpizzi, Riccardo Fabozzi e dell’Assistente educativo culturale Simona Longo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La scuola diventa ‘palestra di vita’ all’istituto comprensivo ‘Volta’ di Latina grazie al progetto SPORTinSEGNA, promosso dalla dirigente scolastica Claudia Rossi e dal gruppo di docenti di sostegno nelle figure del responsabile del progetto il docente Tiziano Pugliese, del coordinatore Roberto Di Lieto, della docente curricolare di Scienze Motorie Sonia Lungo, dei docenti di sostegno Marika Ippolito, Emanuele Sulpizzi, Riccardo Fabozzi e dell’Assistente educativo culturale Simona Longo.</p>
<p>Inserito nell’ambito dell’iniziativa ‘A scuola di sport’, il cui responsabile è Davide Fioriello della Opes di Latina, il progetto è stato realizzato anche grazie alla collaborazione sinergica dell’organizzazione per l’educazione allo sport con la Fkl del docente Pugliese. In occasione del primo incontro 30 studenti della scuola secondaria di primo grado hanno ricevuto in regalo t-shirt realizzate appositamente per loro con il logo del progetto e si sono sfidati in giochi studiati per stimolare molteplici abilità e competenze tra le quali l’attenzione uditiva, visiva, tattile, la percezione spazio-temporale, la coordinazione, la reattività agli stimoli e lo spirito di squadra.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/01/82271333_126035712225392_8996542693555306496_o.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3454" alt="82271333_126035712225392_8996542693555306496_o" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/01/82271333_126035712225392_8996542693555306496_o.jpg" width="320" height="257" /></a></p>
<p>Dopo il discorso di apertura della dirigente scolastica, Pugliese ha illustrato il programma delle attività coadiuvato dal suo team Fkl composto da laureandi e laureati in scienze motorie, nonché campioni nazionali ed internazionali di kick boxing come Andrea Chianese, Andrea Anastasia, Davide Capozzi, Valerio Bizzarri e Federica Di Stasio, con il supporto di Francesca Zaza, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva. L’avvio dei giochi, preceduto da un breve riscaldamento, ha acceso il desiderio di partecipazione di tutti i presenti. L’entusiasmo in palestra è poi salito alle stelle quando la stessa preside è scesa in campo per affrontare la prova coraggio del gioco ‘Passaggi a Livello’.</p>
<p>Momenti di gioia, di crescita, di condivisione, che descrivono una scuola inclusiva e vitale, fatta di adulti e ragazzi che condividono obiettivi, desiderio di apprendere, senso di appartenenza ed emozioni. Nei prossimi mesi sono in programma altri 9 incontri ai quali seguirà una manifestazione finale che chiuderà il progetto che si propone di trasmettere valori condivisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;I ROMPISCATOLE&#8221;. STORIE DI GIOVANI EROI SENZA MANTELLO</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 12:16:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma, 10 set. - "Quelle che ti troverai a leggere sono storie di ragazzi autentici che, col loro carico di difetti, complessi, limiti e paure, a un certo punto della loro vita, davanti a un problema, si sono inventati una soluzione, qualcosa di straordinario.
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Il libro di Vittoria Iacovella al Venerdi&#8217; culturale IdO, 13 settembre a Roma</p>
<div align="left">
<div id="testo">Roma, 10 set. &#8211; &#8220;Quelle che ti troverai a leggere sono storie di ragazzi autentici che, col loro carico di difetti, complessi, limiti e paure, a un certo punto della loro vita, davanti a un problema, si sono inventati una soluzione, qualcosa di straordinario.</p>
<p>Nessun super potere a rassicurarli che erano nel giusto, nessuno specchio a rimandargli un&#8217;immagine perfetta, nessun paracadute a garantirgli che non si sarebbero schiantati. L&#8217;hanno fatto e basta. Hanno guardato in faccia i loro mostri e sono andati avanti. Hanno rotto le gabbie, gli schemi, le usanze, le idee irrigidite e incrostate, hanno rotto le scatole e, facendolo, hanno cambiato un pezzetto di mondo, trasformandolo in un posto un po&#8217; migliore&#8221;. È questo il filo conduttore delle 10 storie narrate nel libro &#8216;I rompiscatole&#8217; della giornalista Vittoria Iacovella, che sara&#8217; presentato nel corso della X edizione de I venerdi&#8217; culturali della Scuola dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) il 13 settembre alle 21 presso la sede della Scuola in Corso d&#8217;Italia 38/A sul tema: I Rompiscatole. Storie di giovani eroi senza mantello.</p></div>
<div></div>
<div style="text-align: center;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2019/09/download.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3432" alt="download" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2019/09/download.jpg" width="225" height="225" /></a></div>
<div style="text-align: right;"></div>
<div>Oltre l&#8217;autrice sara&#8217; presente Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell&#8217;eta&#8217; evolutiva e responsabile del servizio Terapie dell&#8217;Istituto di Ortofonologia.</p>
<p>&#8220;Conosci la teoria della ghianda?- chiede Iacovella- James Hillman sosteneva che ciascuno di noi possiede un suo talento innato, una vocazione alla quale e&#8217; chiamato sin dalla nascita. Se osserviamo bene, anche in queste storie, e&#8217; come uno spiritello che proprio nell&#8217;infanzia si manifesta piu&#8217; liberamente. A volte questo talento viene fuori all&#8217;improvviso, come un&#8217;illuminazione, ma era gia&#8217; li&#8217;. La ghianda contiene gia&#8217; dentro se&#8217; la quercia che sara&#8217;, basta darle il giusto terreno per potersi sviluppare. E tu, che albero sei? Buona esplorazione!&#8221;.</p>
<p>L&#8217;evento e&#8217; gratuito e per qualsiasi informazione e&#8217; possibile scrivere a segr.formazione@ortofonologia.it. <a href="http://93.148.201.171/News/2019/06/17/2019061702172301671.MP4" target="_blank">Qui e&#8217; possibile guardare l&#8217;intervista all&#8217;autrice.</a></div>
<div></div>
<div><a title="I ROMPISCATOLE. STORIE DI GIOVANI EROI SENZA MANTELLO" href="https://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2019/settembre/10/?news=05">https://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2019/settembre/10/?news=05</a></div>
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		<title>AUTISMO, IL PROGETTO TARTARUGA IdO ARRIVA IN SICILIA</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 12:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma, 18 giu. - Una collaborazione molto proficua e' nata tra l'Unita' operativa di neuropsichiatria infantile dell'Asp di Castelvetrano (Trapani) e l'Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma in tema di autismo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 18 giu. &#8211; Una collaborazione molto proficua e&#8217; nata tra l&#8217;Unita&#8217; operativa di neuropsichiatria infantile dell&#8217;Asp di Castelvetrano (Trapani) e l&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma in tema di autismo.</p>
<p>Alla base un progetto di formazione di 200 ore destinato a 62 operatori sanitari e scolastici sull&#8217;approccio evolutivo integrato a mediazione corporea: il &#8216;Progetto Tartaruga&#8217;. Il corso si chiudera&#8217; il 21-22 giugno al Centro polivalente del Vanico di Castelvetrano con l&#8217;intervento di Magda Di Renzo, responsabile del servizio terapie dell&#8217;IdO.<br />
<a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2019/06/Autismo1.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-3427" alt="autismo1" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2019/06/Autismo1.jpeg" width="900" height="600" /></a><br />
Nell&#8217;Asp di Castelvetrano l&#8217;attenzione e&#8217; tutta puntata sull&#8217;approccio evolutivo. &#8220;Come neuropsichiatra infantile ho avuto modo di constatare l&#8217;efficacia dell&#8217;approccio evolutivo integrato a mediazione corporea adottato e teorizzato dall&#8217;IdO- spiega Paolo Pace, responsabile dell&#8217;unita&#8217; operativa di neuropsichiatria infantile- questo modello consente all&#8217;operatore sia di attivare dei canali che rendono la relazione sintonica con il bambino autistico, che di ricevere feedback utili sullo stato di benessere di entrambi. Molti operatori dei centri convenzionati con l&#8217;Asp di Castelvetrano stanno adottando questo tipo di intervento e tra l&#8217;altro- aggiunge Pace- posso anticipare che sentiamo la necessita&#8217; di attivare anche un intervento gruppale con i bambini coinvolti nei disturbi dello spettro autistico&#8221;.</p>
<p>Il neuropsichiatra sta predisponendo, inoltre, un progetto di ricerca su un campione di bambini con autismo trattato con il modello evolutivo a mediazione corporea dell&#8217;IdO. In cantiere uno studio sulla sensorialita&#8217; e &#8220;in questo ambito l&#8217;IdO e&#8217; all&#8217;avanguardia&#8221;, assicura.</p>
<p>L&#8217;unita&#8217; operativa di neuropsichiatria infantile dell&#8217;Asp di Castelvetrano conta 400 primi contatti l&#8217;anno. &#8220;Abbiamo un rapporto privilegiato con le scuole- conferma il responsabile- sta emergendo l&#8217;esigenza di attivare la mediazione corporea in diversi ambiti, non solo nell&#8217;autismo ma anche nei disturbi specifici dell&#8217;apprendimento perche&#8217; il corpo e&#8217; il &#8216;primum movens&#8217; di ogni attivita&#8217; umana. Se valorizziamo l&#8217;aspetto esistenziale, di cura e di promozione degli aspetti corporei nelle vare fasi dell&#8217;apprendimento alla salute mentale, avremo un accesso privilegiato alla salute psichica. In eta&#8217; evolutiva, oltre l&#8217;autismo troviamo tanti disturbi del comportamento che possono essere in alcuni casi dirompenti. Il comportamento e&#8217; l&#8217;indicatore, spesso principale del malessere dei bambini&#8221;.</p>
<p>Una richiesta di gemellaggio e&#8217; arrivata anche dalla Bulgaria, per offrire percorsi di formazione sull&#8217;autismo da Salemi a Sofia. &#8220;Ci hanno chiesto la possibilita&#8217; di attivare un intervento sull&#8217;autismo- fa sapere Pace- e abbiamo verificato che in Bulgaria l&#8217;esigenza di fronteggiare questa grande problematica e&#8217; reale, il sistema sanitario e scolastico bulgaro ha molto da imparare della nostra esperienza. L&#8217;obiettivo e&#8217; di portare l&#8217;approccio evolutivo dell&#8217;IdO in Bulgaria e a settembre firmeremo a tal proposito un protocollo di intesa. Partiremo dallo screening per definire entro fine 2019 tutti i dati sulle loro esigenze strutturali in riferimento al trattamento dei disturbi dello spettro autistico&#8221;.</p>
<p>Il Progetto Tartaruga dell&#8217;IdO e&#8217; il primo approccio evolutivo italiano all&#8217;autismo. È oggetto di diversi articoli pubblicati su note riviste scientifiche internazionali, che hanno gia&#8217; totalizzato piu&#8217; di 30.000 mila lettori, esperti del settore.</p>
<p>Sono tutte consultabili sul portale www.ortofonologia.it. Il crescente interesse internazionale ha anche portato l&#8217;IdO ad esportare il suo approccio evolutivo in molte regioni italiane, tra cui la Sardegna e la Sicilia, nonche&#8217; a sviluppare importanti scambi scientifici e formativi con le Universita&#8217; straniere in Brasile, Colombia e Stati Uniti.</p>
<p>FONTE ORIGINALE: <a title="AUTISMO, PROGETTO TARTARUGA IdO ARRIVA IN SICILIA" href="https://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2019/giugno/18/?news=11">https://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2019/giugno/18/?news=11</a></p>
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		<title>PREMATURITA&#8217; E GRAVIDANZA</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jan 2019 06:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma, 8 gen. - "La gravidanza sta diventando un processo troppo medicalizzato". A dirlo e' Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva responsabile del servizio Terapie dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), che il 12 gennaio interverra' al corso per pediatri, psicologi e neuropsichiatri infantili dal titolo 'Il neonato pretermine: la cooperazione multiprofessionale per affrontare la complessita''. Il corso e' promossa a Roma (in Corso d'Italia 38°) dalla SISPe, il Sindacato italiano specialisti pediatri, in collaborazione con l'IdO e con i patrocini della Societa' italiana di pediatria (Sip) e della Societa' italiana di neonatologia (Sin) e continuera' nelle mattinate del 26 gennaio e del 23 febbraio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 8 gen. &#8211; &#8220;La gravidanza sta diventando un processo troppo medicalizzato&#8221;. A dirlo e&#8217; Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell&#8217;eta&#8217; evolutiva responsabile del servizio Terapie dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO), che il 12 gennaio interverra&#8217; al corso per pediatri, psicologi e neuropsichiatri infantili dal titolo &#8216;Il neonato pretermine: la cooperazione multiprofessionale per affrontare la complessita&#8221;. Il corso e&#8217; promossa a Roma (in Corso d&#8217;Italia 38°) dalla SISPe, il Sindacato italiano specialisti pediatri, in collaborazione con l&#8217;IdO e con i patrocini della Societa&#8217; italiana di pediatria (Sip) e della Societa&#8217; italiana di neonatologia (Sin) e continuera&#8217; nelle mattinate del 26 gennaio e del 23 febbraio.</p>
<p>&#8220;La maggior parte delle donne arrivano alla prima gravidanza ad eta&#8217; avanzata e cio&#8217; sta determinando un numero elevato di gravidanze a rischio, e sta modificando quel percorso immaginario che la madre e il padre iniziano a costruire prima ancora che il bambino venga concepito. In particolare- precisa Di Renzo- penso a tutte quelle situazioni di infertilita&#8217; che richiedono una medicalizzazione della gravidanza, che inevitabilmente finisce per interferire nell&#8217;immaginario dei genitori&#8221;. È provato che &#8220;le gravidanze pretermine abbiano un&#8217;incidenza maggiore nei casi di gravidanze gemellari e di gravidanze che hanno alle spalle problemi di infertilita&#8217;. Un aspetto- sottolinea la psicoterapeuta- che non viene abbastanza evidenziato all&#8217;inizio del percorso. Non vengono, ad esempio, segnalati i rischi quali il parto prematuro, che in una percentuale abbastanza significativa rientrano anche nella prematurita&#8217; grave&#8221;.</p>
<p>Con un parto prematuro &#8220;i genitori non hanno il tempo di elaborare l&#8217;immagine di un bambino &#8216;sano&#8217;. Questo attiva in loro dei sentimenti depressivi, una particolare ansia che li rende assolutamente impreparati &#8211; e lo sarebbe chiunque &#8211; a far fronte a un bambino sicuramente fragile&#8221;. Le gravidanze a rischio che invece arrivano dopo situazioni di aborti &#8220;lasciano dentro dei lutti non elaborati. Un lutto non elaborato produce sentimenti depressivi che vengono proiettati sul bambino- aggiunge la psicoterapeuta- ed e&#8217; importante che il pediatra sia consapevole che la madre arriva non equipaggiata ad utilizzare le sue energie. Arriva con l&#8217;idea di un bambino medicalizzato gia&#8217; nella mente, ancor di piu&#8217; se e&#8217; prematuro&#8221;.</p>
<p>Il pediatra deve, quindi, sapere se &#8220;sono presenti una serie di rischi in questi bambini, prematuri o non, che hanno a che fare con le stimolazioni precedenti. Sono note le conseguenze biologiche sui minori, come i problemi esofagei&#8221;. Di Renzo si soffermera&#8217; al corso SISPe-IdO sul processo di mentalizzazione del genitore in contatto con un figlio che non corrisponde alle tue aspettative. &#8220;L&#8217;immaginario dei genitori si e&#8217; spostato dal &#8216;Chissa&#8217; come sara&#8217; nostro figlio&#8217; al &#8216;Ce la faremo&#8217;. La gravidanza di fatto e&#8217; medicalizzata e l&#8217;immaginario dei genitori e&#8217; rivolto soprattutto alla prossima analisi- conclude DI Renzo- di fatto non riescono ad immaginare il figlio perche&#8217; sono occupatissimi dalle analisi ed esami clinici che devono fare&#8221;.</p>
<p>Le giornate della SISPe prevedono crediti Ecm n. 13 per pediatri, psicologi e neuropsichiatri infantili. La partecipazione e&#8217; gratuita, ma le adesioni saranno accettate secondo l&#8217;ordine di arrivo e fino ad esaurimento posti disponibili. Per iscriversi basta inviare una email con il proprio nominativo al seguente indirizzo email: segr.formazione@ortofonologia.it.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTE ORIGINALE: <a title="PREMATURITA'" href="http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2019/gennaio/08/?news=01&amp;fbclid=IwAR1LpbJ2FIQcsqlVvIKC-oYUq9RrMIDpfUeP044OYRUNP1IFJVd3sEJkbys">http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2019/gennaio/08/?news=01&amp;fbclid=IwAR1LpbJ2FIQcsqlVvIKC-oYUq9RrMIDpfUeP044OYRUNP1IFJVd3sEJkbys</a></p>
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		<title>MALTRATTAMENTI, IN INFANZIA PARLARE DI EVENTI AVVERSI</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jul 2018 05:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma, 17 lug. - "È cambiato il concetto delle forme di maltrattamento, prima bisognava dividere a scopo didattico il maltrattamento fisico e l'abuso sessuale. Oggi non si parla piu' di maltrattamento singolo, ma di eventi avversi vissuti nell'infanzia ( Adverse Childhood Experiences - ACE), che lasciano segni che non sono solamente 'problematiche di natura psicologica'". ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 17 lug. &#8211; &#8220;È cambiato il concetto delle forme di maltrattamento, prima bisognava dividere a scopo didattico il maltrattamento fisico e l&#8217;abuso sessuale. Oggi non si parla piu&#8217; di maltrattamento singolo, ma di eventi avversi vissuti nell&#8217;infanzia ( Adverse Childhood Experiences &#8211; ACE), che lasciano segni che non sono solamente &#8216;problematiche di natura psicologica&#8217;&#8221;. Lo dice Pietro Ferrara, professore dell&#8217;Universita&#8217; Cattolica del Sacro Cuore e dell&#8217;Universita&#8217; Campus Biomedico di Roma, nonche&#8217; referente nazionale della Societa&#8217; italiana di pediatria (Sip) sul tema abusi e maltrattamenti, intervenuto al via della campagna &#8216;Abbattiamo il muro del silenzio&#8217; di Save the Children.</p>
<p>&#8220;La ripetitivita&#8217; delle violenze provoca dal punto di vista biochimico delle alterazioni che poi causano segnali e modifiche organiche: si riducono alcune parti del cervello e se ne attivano altre&#8221;. Per questo motivo va &#8220;attenzionato il cambio del comportamento, che dipende anche da modifiche anatomiche&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2018/07/aabuso12.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3415" alt="aabuso12" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2018/07/aabuso12-1024x680.jpg" width="940" height="624" /></a></p>
<p>Per aiutare i bambini vittime di violenze, Ferrara suggerisce di far attenzione e un avverbio e ad un sostantivo. &#8220;L&#8217;avverbio che ci deve accompagnare e&#8217; &#8216;improvvisamente&#8217;. Quando vediamo che nei nostri figli si verificano delle modifiche improvvisamente: ci deve far riflettere l&#8217;aggressivita&#8217;, il non voler andare a scuola, il perdere delle acquisizioni (riprendono a bagnare la notte, perdono feci), avere un atteggiamento differente in maniera improvvisa. Ci deve accompagnare la parola dialogo, collaborazione, perche&#8217; non esiste salute senza salute mentale e non possiamo piu&#8217; tollerare che eventi di questo tipo ci portino ad intervenire solo con una prevenzione terziaria che contiene le conseguenze. Noi dobbiamo mirare- conclude Ferrrara- quantomeno ad una prevenzione secondaria per evitare che ci siano complicanze. Lo scopo principale e&#8217; lavorare, intercettare precocemente e decodificare i segnali&#8221;.</p>
<p>FONTE ORIGINALE: <a title="MALTRATTAMENTI, IN INFANZIA PARLARE DI EVENTI AVVERSI" href="http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2018/luglio/17/?news=14">http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2018/luglio/17/?news=14</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>EMOZIONI E CREATIVITA&#8217;, ECCO I COMPITI PER LE VACANZE</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jun 2018 12:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA – “Prenditi il tuo tempo, non avere fretta, rifletti, divertiti, goditi ogni istante delle tue creazioni”. Finisce così l’elenco dei compiti che la maestra Irene ha consegnato ai suoi piccoli studenti di quarta elementare. Non la solita lista di esercizi, ma un aiuto per allenare la mente e soprattutto il cuore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA – <em>“Prenditi il tuo tempo, non avere fretta, rifletti, divertiti, goditi ogni istante delle tue creazioni”</em>. Finisce così l’elenco dei compiti che la maestra Irene ha consegnato ai suoi piccoli studenti di quarta elementare. Non la solita lista di esercizi, ma un aiuto per allenare la mente e soprattutto il cuore.</p>
<p>Irene Di Luzio insegna alla scuola primaria ‘Geronimo Stilton’ di Roma, ha 35 anni e da dodici fa l’insegnante. A leggere i suoi compiti per le vacanze sembrerebbe che la prima cosa che desidera insegnare agli alunni sia guardare i luoghi e le persone, per non restare indifferenti, per cogliere la bellezza e tirar fuori le emozioni che provano.</p>
<p><em>“Trova un bel quadernino e scrivici il tuo diario delle vacanze. Puoi scriverci tutto ciò che vuoi, arricchirlo con disegni e stikers e non dimenticarti di raccontare le tue emozioni”</em>, scrive la maestra al primo punto. Carta e penna, dunque, per annotare esperienze nuove e giornate intere specificando che <em>“solo la maestra lo leggerà e manterrà ogni segreto”</em>.</p>
<p>Nella lista c’e’ spazio anche per la lettura, senza specificare titoli o autori, ma lasciando liberi i bambini di andare in libreria o in biblioteca e scegliere quello che vogliono. Non manca la poesia tra i compiti assegnati, non da leggere ma da scrivere: <em>“Svegliati una mattina, affacciati alla finestra, osserva, prenditi il tuo tempo e lasciati ispirare nello scrivere una poesia in rima”</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2018/06/compiti-vacanze.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3386" alt="compiti-vacanze" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2018/06/compiti-vacanze.jpg" width="533" height="772" /></a></p>
<p>La maestra Irene lascia spazio anche all’arte e alla creatività suggerendo di disegnare e colorare paesaggi e persone, da diverse angolature, in diversi momenti della giornata. Scegliendo liberamente supporti e strumenti per farlo, con la sola regola di seguire le opere in sequenza di Monet per il disegno naturalistico e le orme di Picasso nel ritratto.</p>
<p>E poi, scrive la maestra, <em>“scegli un bel vasetto e piantaci dei semi. Innaffialo, prenditene cura e parlaci”</em>. E per finire, non poteva mancare la musica che apre il cuore alle emozioni ma può essere d’aiuto anche per imparare le lingue: <em>“Chiudi gli occhi e ascolta musica strumentale e poi scrivi alcune righe sull’emozione che ti ha dato”</em> e, ancora, “<em>scegli una canzone in inglese e impara a cantarla”</em>. E così i compiti delle vacanze diventano un divertimento, per tutti, adulti compresi.</p>
<p>FONTE ORIGINALE: <a title="EMOZIONI E CREATIVITA', ECCO I COMPITI PER LE VACANZE" href="https://www.diregiovani.it/mondoscuola/emozioni-e-creativita-ecco-i-compiti-per-le-vacanze/">https://www.diregiovani.it/mondoscuola/emozioni-e-creativita-ecco-i-compiti-per-le-vacanze/</a></p>
<p><a title="ARCOBALENO - STUDIO MULTIDISCIPLINARE PAGINA FACEBOOK" href="https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/">https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/</a></p>
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		<title>AUTISMO, LA STORIA DI EMMA</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 06:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA – “Emma è una bambina di 4 anni e mezzo, problematica fin dalla nascita. Era sofferente, aveva crisi di pianto continue, era inconsolabile. Non ricordo una giornata tranquilla trascorsa al parco con il passeggino perché lei lanciava le scarpe. Era davvero ingestibile”. Parte da qui la testimonianza della madre Laura Monaco, intervenuta alla trasmissione UnoMattina in occasione della XI giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA – “Emma è una bambina di 4 anni e mezzo, problematica fin dalla nascita. Era sofferente, aveva crisi di pianto continue, era inconsolabile. Non ricordo una giornata tranquilla trascorsa al parco con il passeggino perché lei lanciava le scarpe. Era davvero ingestibile”. Parte da qui la testimonianza della madre Laura Monaco, intervenuta alla trasmissione UnoMattina in occasione della XI giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo.</p>
<p>Come lei ci sono in Italia altre 500 mila famiglie con figli coinvolti nei disturbi dello spettro autistico e a loro oggi è dedicata una giornata per la sensibilizzazione e conoscenza di una sindrome che riguarda nel mondo un bambino ogni 100 (negli Usa 1 ogni 68).</p>
<p>“Emma è nata con un forte reflusso gastroesofageo e noi attribuivamo a questo problema tutte le sue sofferenze, ma non era così. A 30 mesi non parlava, non diceva mamma e papà, non pronunciava nessuna parola. Fu l’otorino che ci nominò per la prima volta i disturbi dello spettro autistico- ricorda la mamma- e ci consigliò di andare all’Istituto di Ortofonologia (IdO) per approfondire la mancanza della parola. Mia figlia fu visitata da Federico Bianchi di Castelbianco, il direttore dell’<a href="http://www.ortofonologia.it/">IdO</a>, che la rimandò alla sua equipe. Arrivò così la diagnosi- continua Monaco- e fu sofferta perché nessun genitore vuol sentir parlare di questa sindrome“.</p>
<p>La bambina venne subito inserita nel piano terapeutico previsto dal <a href="http://www.ortofonologia.it/?do=105">Progetto Tartaruga</a> e “nel corso del tempo, da quando ha iniziato la terapia, ha avuto un cambiamento straordinario, inspiegabile per noi genitori. Emma prima non dormiva mai e ha cominciato a dormire. Era molto selettiva nel cibo e invece grazie alla pet therapy – con gli asinelli l’anno scorso e da quest’anno anche con gli animali domestici – ha iniziato a mangiare cose diverse. Infine, da un punto di vista relazionale ha cominciato ad approcciare ai bambini anche se non sapeva giocare”.</p>
<h3>Come funziona il Progetto Tartaruga dell’IdO, il primo modello evolutivo a mediazione corporea per i disturbi dello spettro autistico nell’infanzia?</h3>
<p>“Il nome Tartaruga è stato scelto proprio per non dare una falsa aspettativa alle famiglie- fa sapere Castelbianco- dura 4 anni e prevede dalle 6 alle 10 ore a settimana“.</p>
<p>“Si tratta di un approccio integrato che abbraccia una visione globale del bambino– chiarisce lo psicoterapeuta dell’età evolutiva- e si struttura, infatti, in incontri informativi e di consulenza individuale e di gruppo per i genitori, miranti a favorire la sintonizzazione affettiva e a lavorare sulla dinamica relazionale genitore-bambino attraverso la condivisione ludica; il sostegno educativo a scuola per incoraggiare l’inclusione scolastica dei bambini con autismo; le visite specialistiche; le osservazioni diagnostiche periodiche; le valutazioni  psicologiche, neuropsichiatriche e inerenti le abilità cognitive e sociali e numerose attività tra cui la pet therapy. La terapia ambulatoriale comprende, invece, terapia a mediazione corporea, sessioni di logopedia, musicoterapia, psicomotricità, psicoterapia e un lavoro pedagogico specificamente indirizzato alle difficoltà cognitive”.</p>
<p>Il direttore dell’IdO aggiunge: “È un lavoro abbastanza impegnativo, ma i genitori non devono fare i terapisti, devono fare i genitori. Noi li utilizziamo come strumento per aumentare la capacità di relazione con il bambino. L’obiettivo fondamentale è proprio quello di aiutare i genitori a interpretare le atipie del bambino in modo da creare un’attenzione condivisa che possa costituire la base per una prima forma di comunicazione. Uno dei progetti si chiama appunto ‘Mamme a bordo’“.</p>
<p>Emma fa parte di un gruppo di 40 bambini di 3 anni presi in carico presso l’IdO.</p>
<p>“Precedentemente avevamo condotto una ricerca su 80 minori con disturbi dello spettro autistico dai 3 ai 15 anni con un risultato di uscita dal disturbo del 30%. Successivamente abbiamo organizzato questi 40 bambini dell’età di 3 anni- sottolinea lo psicoterapeuta- e dopo 2 anni di terapia sono usciti dalla diagnosi di autismo 18 bambini su 40, quasi il 50%. Siamo molto felici di questo risultato e abbiamo tanti scambi con l’estero”.</p>
<p>Il Progetto Tartaruga “non è una terapia sperimentale, ma è sicuramente più mirata. Seguiamo un centinaio di bambini e sono tutti videoregistrati. La domanda che ci poniamo adesso riguarda il 50% dei bambini usciti dalla diagnosi di autismo: ‘Come stanno? Com’è la loro qualità di vita? Come vivono questi bambini che non sono più autistici? Gli è rimasto qualcosa, cosa è sparito? Stiamo conducendo un’indagine sul vecchio gruppo di 30 bambini usciti dall’autismo per analizzare come stanno, perché un conto è uscire dall’autismo, un altro è guarire. Il 50% esce dalla diagnosi di autismo, ma sulla guarigione potremo rispondervi in modo totale ad ottobre. Certo, 18 bambini su 40 sono tanti- conclude- e speriamo di crescere nei prossimi 2 anni”.</p>
<p>Le famiglie inserite nel progetto Tartaruga non pagano nulla, l’intervento terapeutico dell’IdO è gratuito in quanto centro accreditato SSN con la Regione Lazio.</p>
<p>Il progetto terapeutico dell’IdO e’ oggetto di diversi articoli pubblicati su note riviste scientifiche internazionali che hanno gia’ totalizzato migliaia di lettori, esperti del settore. Sono tutte consultabili sul portale <a href="http://www.ortofonologia.it/">www.ortofonologia.it</a>.</p>
<p>Il crescente interesse internazionale ha anche portato l’IdO ad esportare il suo approccio evolutivo in molte regioni italiane, tra cui la Sardegna e la Sicilia, nonche’ a sviluppare importanti scambi scientifici e formativi con le Universita’ straniere in Brasile, Colombia, Stati Uniti e Israele.</p>
<p><a title="AUTISMO, LA STORIA DI EMMA" href="http://www.dire.it/02-04-2018/188727-autismo-storia-emma-progetto-tartaruga-ido-cambiamenti-straordinari/">http://www.dire.it/02-04-2018/188727-autismo-storia-emma-progetto-tartaruga-ido-cambiamenti-straordinari/</a></p>
<p><a title="ARCOBALENO - STUDIO MULTIDISCIPLINARE PAGINA FACEBOOK" href="https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/">https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/</a></p>
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