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	<title>Studio Arcobaleno &#187; paura</title>
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		<title>SCUOLA: CONFRONTO DOCENTI-STUDENTI ANTIDOTO ANGOSCIA</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 12:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 3 nov. - Il confronto e il dialogo tra colleghi e con i propri studenti: e' questo l'antidoto al senso di precarieta', alla preoccupazione e all'angoscia causati dalla pandemia e provati dagli insegnanti. A suggerirlo e' il team di psicologi del progetto 'Lontani ma vicini', realizzato da Diregiovani.it e dall'Istituto di Ortofonologia (Ido) in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione nell'ambito della task force per le emergenze educative.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(DIRE &#8211; Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 3 nov. &#8211; Il confronto e il dialogo tra colleghi e con i propri studenti: e&#8217; questo l&#8217;antidoto al senso di precarieta&#8217;, alla preoccupazione e all&#8217;angoscia causati dalla pandemia e provati dagli insegnanti. A suggerirlo e&#8217; il team di psicologi del progetto &#8216;Lontani ma vicini&#8217;, realizzato da Diregiovani.it e dall&#8217;Istituto di Ortofonologia (Ido) in collaborazione con il Ministero dell&#8217;Istruzione nell&#8217;ambito della task force per le emergenze educative.</p>
<p>Rispondendo alla lettera di una insegnante, angosciata dai periodi di isolamento delle sue classi e dalla paura del contagio, gli psicologi invitano lei, e tutto il corpo insegnante della scuola italiana, a non smettere mai &#8220;di aprire un confronto con i suoi colleghi. Magari anche loro provano le stesse difficolta&#8217; e insieme si possono trovare strategie diverse per affrontare quest&#8217;anno scolastico che e&#8217; appena iniziato. È importante- aggiungono gli esperti- che ci sia anche con i ragazzi uno spazio aperto di discussione. In questo clima di emotivita&#8217; precaria, trovare uno spazio di sostegno e confronto, poter dire di avere paura ma allo stesso tempo di trovare delle possibili soluzioni potrebbe essere una risorsa indispensabile&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/11/Resilienza.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3522 alignright" alt="resilienza" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/11/Resilienza-300x161.jpg" width="300" height="161" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em id="__mceDel"><br />
Indubbiamente, prosegue il team di &#8216;Lontani ma vicini&#8217;, &#8220;e&#8217; difficile lavorare in un ambiente come la scuola, caratterizzato attualmente dalla imprevedibilita&#8217; di possibili contagi, quarantene e isolamenti preventivi. Sicuramente la didattica a distanza rappresentava un luogo sicuro e familiare, la sua casa. Non temeva di essere veicolo di contagio e in qualche modo aveva un contatto regolare con i suoi alunni. Ora questo senso di precarieta&#8217; e di ansia contamina probabilmente le modalita&#8217; con cui ha sempre svolto il suo lavoro&#8221;.</p>
<p>La situazione emergenziale che &#8220;stiamo vivendo attiva uno stato di angoscia profondo, in quanto e&#8217; difficile riuscire ad avere un controllo assoluto. Anche le informazioni frammentate e in continuo cambiamento non aiutano- concludono gli psicologi- a creare un protocollo chiaro per affrontare l&#8217;emergenza&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: left;">FONTE ORIGINALE: <a title="SCUOLA: CONFRONTO DOCENTI-STUDENTI ANTIDOTO ANGOSCIA" href="http://direnl.dire.it/psicologia/anno/2020/novembre/03/?news=07">http://direnl.dire.it/psicologia/anno/2020/novembre/03/?news=07</a></p>
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		<title>EMOZIONI IN PILLOLE: 5 PASSI PER AFFRONTARE LA PAURA</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 10:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stiamo vivendo un momento molto delicato, la diffusione del Coronavirus ha provocato tanti cambiamenti nella nostra vita, scatenando ansie, preoccupazioni e paure. Con questo breve Vademecum desideriamo aiutarti a ricordare che provare questi vissuti è naturale e darti qualche piccolo suggerimento per non farti travolgere dai timori. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo vivendo un momento molto delicato, la diffusione del Coronavirus ha provocato tanti cambiamenti nella nostra vita, scatenando ansie, preoccupazioni e paure. Con questo breve Vademecum desideriamo aiutarti a ricordare che provare questi vissuti è naturale e darti qualche piccolo suggerimento per non farti travolgere dai timori. Le EMOZIONI sono MESSAGGI del nostro mondo interno che arrivano per comunicarci qualcosa. Le loro manifestazioni fisiologiche potrebbero corrispondere alle NOTIFICHE delle app presenti sui nostri smartphone: battito cardiaco accelerato, sudorazione, sensazione di pesantezza sul petto, difficoltà a respirare sono come la spia luminosa, la vibrazione o la suoneria associata ai messaggi che riceviamo ogni giorno. A differenza di quelli che arrivano dai social e dalle chat, però, se BLOCCHIAMO o IGNORIAMO i messaggi delle nostre emozioni queste continueranno a provare a contattarci, rendendo più intensi e frequenti i loro segnali o trovandone altri che non possiamo fare a meno di considerare.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Cosa Fare Per Evitare di Essere Travolti Dai Timori</em></strong></p>
<p><strong>1. RESTA IN CONTATTO. </strong>La connessione che dobbiamo cercare non è solo quella con gli altri, reale e/o digitale, ma anche quella autentica con noi stessi. Bisogna essere disposti a entrare in contatto con le proprie emozioni anche quando quello che si prova genera sensazioni spiacevoli. Per quanta paura possiamo provare ricorda: da noi stessi non possiamo scappare.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>2. APRI IL MESSAGGIO.</strong> Quando la paura arriva ascolta quello che vuole dirti, è una parte di te, se le lasci un po’ di spazio sarà meno probabile che esploda trasformandosi in qualcosa di ancora più intenso e difficilmente gestibile come, ad esempio, il panico. Prestale attenzione come se a parlarti fosse un amico, un familiare o un tuo caro. Se neghiamo, evitiamo o rifiutiamo la paura blocchiamo anche la possibilità di trasformarla in qualcosa di utile per noi e per gli altri.</p>
<p><strong>3. NON FERMARTI ALL’ANTEPRIMA, LEGGI IL TESTO FINO IN FONDO.</strong> La paura è un’emozione primaria generalmente provocata da una situazione di pericolo, reale o immaginario. A nessuno piace sentirsi spaventato/a, ma se andiamo oltre la sensazione iniziale possiamo accorgerci di come la paura ci informa del fatto che siamo capaci di provare un legame di attaccamento, un sentimento di affetto e amore verso persone, cose, abitudini, in generale verso la vita e non vogliamo perdere quello a cui teniamo.</p>
<p><strong>4. PRENDI TEMPO.</strong> Non sei tenuto/a a dare subito una risposta ai messaggi inviati dalle tue emozioni. La paura, soprattutto quando è intensa, porta a reagire in modo impulsivo. Tu non sei quello che provi, la paura è una parte importante di te che convive con molte altre, come il coraggio, la fiducia, la speranza. Dai a tutti i messaggi il tempo di arrivare, nel frattempo distraiti: ascolta la musica, disegna, leggi, scrivi, cucina…poi torna a connetterti con quello che senti…potrai scoprire che la paura è rimasta in attesa, ma non è più l’unica sensazione a dominare il campo.</p>
<p><strong>5. CONDIVIDI.</strong> Parla con qualcuno di cui ti fidi di quello che provi e che pensi, la paura è un sentimento universale, condividendolo potresti scoprire che molti provano il tuo stesso vissuto e sentirti meno solo/a. Se non puoi parlarne con le persone che hai accanto scrivi agli esperti. Sul sito www.diregiovani.it puoi trovare “<a href="https://www.diregiovani.it/lontani-ma-vicini-30-psicologi-al-servizio-di-scuole-e-famiglie-2/" target="_blank" rel="noopener">LONTANI MA VICINI</a>” 30 psicologi disponibili a rispondere alle tue domande e ai tuoi bisogni.</p>
<p><strong>CURIOSITÀ</strong>: il 28 Maggio 2017 Francesco Totti campione, capitano e simbolo del calcio italiano, con le lacrime agli occhi annuncia il suo addio alla Roma con un discorso nel quale descrive la paura come un’emozione che tutti possiamo provare quando la vita ci porta ad affrontare grandi cambiamenti:</p>
<blockquote><p><em>“…adesso ho paura…non è la stessa cosa che si prova di fronte a una porta quando devi segnare un calcio di rigore…questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà dietro…concedetemi un po’ di paura…”</em> (F. Totti)</p></blockquote>
<p>Guarda il video su<a href="https://www.youtube.com/watch?v=tlzuyTTNLLU" target="_blank" rel="noopener"> https://www.youtube.com/watch?v=tlzuyTTNLLU</a></p>
<p>Compila il sondaggio <a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfY124dJHo-7W_sfl1h4gIbgXWT2wDGPqky_JSLQG_eA2aVng/viewform" target="_blank" rel="noopener">“Opinioni ed emozioni al tempo del Coronavirus” </a></p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/03/2-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3464" alt="2-1" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/03/2-1.jpg" width="1024" height="512" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/03/3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3466" alt="3" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/03/3.jpg" width="1024" height="512" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/03/4.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3467" alt="4" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2020/03/4.jpg" width="1024" height="512" /></a></p>
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		<title>LE FIABE SERVONO ANCHE&#8230;DA GRANDI!</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 06:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutte le fiabe cominciano con “c’era una volta...” e trasportano, in genere, in luoghi  al di là del tempo e dello spazio, posti immaginari dove albergano pericoli, paure, ansie ma anche sorprese, aiuti insperati, prove superate, cose belle e lieti fini … le fiabe sono uno specchio nebuloso ma fedele della vita reale ma dove vi è un elemento, la magia, che spesso interviene a nostro favore In termini psicologici la vera magia è la capacità di immaginazione...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Spesso si dimentica che le fiabe non sono solo racconti per bambini ma chiavi di lettura del mondo interiore, utilissime anche per la vita adulta</h2>
<p>Tutte le fiabe cominciano con “c’era una volta&#8230;” e trasportano, in genere, in luoghi  al di là del tempo e dello spazio, posti immaginari dove albergano pericoli, paure, ansie ma anche sorprese, aiuti insperati, prove superate, cose belle e lieti fini … le fiabe sono uno specchio nebuloso ma fedele della vita reale ma dove vi è un elemento, la magia, che spesso interviene a nostro favore In termini psicologici la vera magia è la capacità di immaginazione&#8230;Da piccoli, tutti abbiamo provato grandi emozioni che abbiamo dimenticato ma che vivono nel profondo: paure, gioie, angosce&#8230; Se ne trova traccia nel nostro carattere e nel nostro modo di affrontare la vita: le emozioni vissute dunque ci hanno forgiato e le fiabe sono analogicamente la trasposizione narrativa di quei sentimenti, di quelle emozioni…</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/03/uid_15aadb313a4.650.340.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3192 aligncenter" alt="uid_15aadb313a4-650-340" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/03/uid_15aadb313a4.650.340.jpg" width="650" height="340" /></a></p>
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<div>
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<h3>Perché raccontiamo le fiabe ai bambini</h3>
<p>Queste particolari narrazioni non sono dunque semplici storie, ma strumenti in grado di aiutare i piccoli a prendere confidenza con le loro emozioni profonde, spesso molto coinvolgenti. Non solo: usiamo le fiabe anche per comunicare loro, tramite una figura d&#8217;affetto, che non saranno lasciati soli in balia di un mondo pericoloso. Purtroppo da adulti tendiamo a dimenticare o a banalizzare le fiabe; un vero errore, perché oggi, in fondo, proviamo esattamente le stesse emozioni di quando eravamo piccini&#8230; Come fare a ricontattare questo nostro lato favolistico? Un aiuto può arrivare dal mondo esterno: esistono posti che sembrano avere proprietà intrinseche di pace, serenità e magia: sono tanti e differenti poiché ognuno ha i suoi &#8220;gusti&#8221;: parchi, spiagge, montagne boscose, fiumi, laghi&#8230; In questi luoghi, insieme fisici e mentali ci si sente a “a posto” e, nonostante le difficoltà, si riesce ad accantonare e superare ansie e stress e a ritrovare un senso di unità con sé stessi: proprio quello che avviene nelle fiabe&#8230;</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/03/fiaba-meditazione-bambini.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3193" alt="fiaba-meditazione-bambini" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/03/fiaba-meditazione-bambini-1024x682.jpg" width="940" height="626" /></a></p>
<h3>Scrivi la tua fiaba</h3>
<p>Se non sempre è possibile raggiungere questi posti prediletti, possiamo arrivarci con l&#8217;immaginazione, una grande risorsa che sfruttiamo troppo poco: proviamo a immaginare il nostro luogo ideale, costruiamolo nella mente, camminiamoci. Dopo i primi tentativi magari un po’ vaghi scopriremo che è possibile sostarci senza sforzo, il tempo che serve al nostro cervello per riposare e impiegare meglio le risorse che possediamo. Un buon esercizio a questo punto è provare a scrivere la “nostra” fiaba, non importa se breve, all&#8217;inizio possono bastare poche righe, poi si potranno aggiungere particolari, sensazioni, dettagli…</p>
</div>
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<h3>Immaginare non è evadere, ma cercare</h3>
<p>Non ci si deve vergognare di tornare, in un certo senso, bambini: anzi è il modo più efficace per riaccostarsi alla nostra parte profonda, ai propri desideri come ai propri timori, fare di nuovo amicizia con sé stessi, riconoscendo tratti dimenticati e difficoltà da superare. Ciò che desideriamo trovare nella vita è sempre più &#8220;dentro&#8221; che &#8220;fuori&#8221;, più vicino di quanto pensiamo. L’immaginazione, anche quella che fa nascere le fiabe, nutresempre l’Anima: questo nutrimento è prezioso e serve a tutte le età per vivere meglio ciò che chiamiamo “la vita reale” che, non dimentichiamo, è largamente influenzata dalle fantasie che facciamo su di essa.</p>
<p>Fonte originale: <a title="LE FIABE SERVONO ANCHE...DA GRANDI!" href="http://www.riza.it/psicologia/l-aiuto-pratico/6032/le-fiabe-servono-anche-da-grandi.html">http://www.riza.it/psicologia/l-aiuto-pratico/6032/le-fiabe-servono-anche-da-grandi.html</a></p>
<p><a title="ARCOBALENO - STUDIO MULTIDISCIPLINARE PAGINA FACEBOOK" href="https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/">https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/</a></p>
</div>
</div>
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		<title>L&#8217;ANSIA IN ETA&#8217; ADULTA</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2017 07:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ansia può manifestarsi con varie sensazioni, per lo più spiacevoli, fra cui la paura, la preoccupazione, l’inquietudine, la sensazione che le cose possano sfuggire di mano, il bisogno di trovare una soluzione immediata, la paura di affrontare determinate situazioni sociali, la sensazione di sentirsi immobilizzati dalla paura.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’ansia può manifestarsi con varie sensazioni, per lo più spiacevoli, fra cui la paura, la preoccupazione, l’inquietudine, la sensazione che le cose possano sfuggire di mano, il bisogno di trovare una soluzione immediata, la paura di affrontare determinate situazioni sociali, la sensazione di sentirsi immobilizzati dalla paura. Tale condizione, se protratta nel tempo, può comportare sentimenti di frustrazione e disperazione.</p>
<p>Bisogna però distinguere le situazioni in cui l’ansia è un allarme da ascoltare e quelle in cui, invece, è una tensione di cui tutti noi abbiamo bisogno per essere attivi nella nostra vita. A volte infatti, essa rappresenta un motore propulsore che ci spinge a scegliere, a fare dei cambiamenti; altre, invece, diventa un ostacolo che ci paralizza.</p>
<p>In quest’ultimo caso, <i>l’emergere di uno stato ansioso</i> <i>è spesso il segnale di un conflitto che preferiremmo ignorare ma che ,invece, preme per essere ascoltato. L’ansia può essere l’indicatore che  in qualche aspetto non siamo ciò che avevamo creduto di essere, oppure che stiamo facendo a noi stessi delle richieste eccessive</i>.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/02/ocean-storm-waves-sky-clouds-rain-shower-lighthouse-beam-light-element-1000x360.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3155" alt="ocean-storm-waves-sky-clouds-rain-shower-lighthouse-beam-light-element-1000x360" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/02/ocean-storm-waves-sky-clouds-rain-shower-lighthouse-beam-light-element-1000x360.jpg" width="1000" height="360" /></a></p>
<p>L’acutizzarsi dell’ansia può verificarsi di fronte a dei cambiamenti di vita che possono riguardare il lavoro, la casa, le relazioni affettive come una separazione, un lutto, l’uscita di casa dei propri figli, ma anche l’emergere di aspetti di noi sconosciuti, inconciliabili con ciò che già conoscevamo di noi stessi. Questi momenti di sofferenza possono rendere difficile qualsiasi decisione sulla nostra vita e generare vissuti di forte disorientamento.</p>
<p>La psicoterapia aiuta ad individuare le motivazioni inconsapevoli sottostanti le nostre paure, attribuendo nuovi significati agli eventi che, nella nostra storia, le hanno generate. Allo stesso tempo, viene compiuta un’esplorazione delle risorse personali per poterle affrontare.</p>
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		<title>LE EMOZIONI PRIMARIE SONO INNATE E CI AIUTANO A SOPRAVVIVERE</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 20:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE-Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 22 mar. - Le emozioni primarie sono innate e distinte dalle secondare perche' slegate dal contesto sociale e culturale di appartenenza. Lo psicologo statunitense Paul Ekman individua sette emozioni primarie: gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura, sorpresa e disprezzo. A queste, Daniel Goleman (nel libro 'Intelligenza emotiva') ne aggiunge un'altra: l'amore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(DIRE-Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 22 mar. &#8211; Le emozioni primarie sono innate e distinte dalle secondarie perche&#8217; slegate dal contesto sociale e culturale di appartenenza. Lo psicologo statunitense Paul Ekman individua sette emozioni primarie: gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura, sorpresa e disprezzo. A queste, Daniel Goleman (nel libro &#8216;Intelligenza emotiva&#8217;) ne aggiunge un&#8217;altra: l&#8217;amore.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/03/emozioni-bolle.jpg"><img class="size-full wp-image-2882 alignright" alt="emozioni-bolle" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/03/emozioni-bolle.jpg" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Le emozioni primarie sono comuni a tutti gli esseri umani e condivise anche con molte specie animali. Le emozioni secondarie, al contrario, differiscono nelle diverse culture ed e&#8217; veramente difficile classificarle in modo univoco. Per Damasio (neurobiologo) sono: imbarazzo, gelosia, colpa, orgoglio. Ekman aggiunge: invidia, ansia, speranza, compassione, rassegnazione, nostalgia, indignazione, rimorso, delusione.</p>
<p>Ma cos&#8217;e&#8217; l&#8217;emozione? La radice etimologica deriva dal latino &#8220;emove&#8217;re&#8221; (ex= fuori + movere= muovere) letteralmente portare fuori, smuovere, in senso piu&#8217; lato, scuotere, agitare. &#8220;Perche&#8217; le emozioni primarie ci spingono verso un&#8217;azione, ed hanno la funzione principale di proteggerci dai pericoli e condividere i nostri vissuti con l&#8217;esterno&#8221;, spiega alla DIRE Sergio Stagnitta, psicologo psicoterapeuta e blogger (www.sergiostagnitta.it), responsabile area blog del sito dell&#8217;Ordine degli Psicologi del Lazio. &#8220;Per raggiungere questi obiettivi le emozioni ci aiutano a preparare fisiologicamente il corpo. Ad esempio, se avverto un pericolo, una delle reazioni piu&#8217; utili e&#8217; quella di fuggire e cosi&#8217;, grazie alla paura, il corpo si predispone aumentando il flusso sanguigno verso i grandi muscoli scheletrici e, contemporaneamente, scatenando un flusso di ormoni che mette l&#8217;organismo in uno stato generale di allerta&#8221;.</p>
<p>- Cosa agisce sulle emozioni primarie? &#8220;In natura le emozioni primarie funzionano bene- risponde il blogger- il problema non e&#8217; quindi negli animali, semmai negli essere umani. Con il discorso della coscienza e della costruzione culturale (compresa l&#8217;evoluzione tecnologica che ha accresciuto il senso di disorientamento) le emozioni acquistano una valenza diversa. Il rischio che si corre oggi, a livello patologico, e&#8217; che le emozioni si attivino laddove non servano, sganciandosi completamente dalla dimensione biologica: aver paura di qualcosa che non fa paura. Le fobie, ad esempio, nascono proprio da questo scollamento dalla dimensione biologica&#8221;.</p>
<p>- A che servono le emozioni? &#8220;Per rispondere cito un libro molto interessante di Goleman intitolato &#8216;Intelligenza emotiva&#8217;. L&#8217;autore sostiene che l&#8217;emozione e&#8217; uno strumento fondamentale per entrare in contatto con la realta&#8217;, per conoscerla, e&#8217; appunto una forma di intelligenza. Il primo a dirlo fu Darwin, che capovolse la credenza dominante che riteneva le emozioni nocive, una sorta di nebbia che ci confonde. Anticamente l&#8217;emozione era vista come una reazione dell&#8217;organismo da controllare e inibire il piu&#8217; possibile. Il biologo e naturalista britannico ribadi&#8217; al contrario la loro funzione fondamentale: ci aiutano a sopravvivere e a capire i fatti della realta&#8217;. Ecco perche&#8217; oggi possiamo parlare di intelligenza emotiva- afferma Stagnitta- ovvero della possibilita&#8217; di entrare in contatto con la realta&#8217; non solo cognitivamente, ma sentendo le emozioni di quel momento. Pensiamo anche al famoso principio che ci invita ad ascoltarsi con la pancia; come si dice con il cuore e non solo con la ragione!&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/03/aurora-boreale-thinkstock1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-2880" alt="aurora-boreale-thinkstock1" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/03/aurora-boreale-thinkstock1-1024x583.jpg" width="940" height="535" /></a></p>
<p>- Come si regolano le emozioni? &#8220;Le emozioni si conoscono e si possono regolare grazie alla relazione con gli altri, in particolare con i propri genitori, visto che passiamo gran parte della nostra infanzia con loro. Il genitore ha la possibilita&#8217; di aiutare a costruire nel bambino una regolazione emotiva.</p>
<p>Esemplare e&#8217; la reazione di un bimbo piccolissimo dopo una caduta. La prima cosa che fara&#8217; e&#8217; osservare il volto della madre: se apparira&#8217; terrorizzato il piccolo piangera&#8217;, se sara&#8217; consolante si spaventera&#8217; un po&#8217; di meno&#8221;.</p>
<p>- L&#8217;emozione allora e&#8217; vera o acquisita? &#8220;Il bambino cadendo si sta facendo male e prova paura o rabbia, avverte un disagio. Quanta paura e quanta rabbia dovra&#8217; provare, glielo comunichera&#8217; la madre regolando la sua componente emotiva. In questo modo- spiega lo psicologo- il piccolo acquisisce competenze. E come se il bambino dicesse: &#8216;Mamma dimmi cosa devo provare in questo momento?&#8217;. Nel lavoro terapeutico succede qualcosa di simile: il terapeuta accoglie e ascolta il disagio della persona, avendo anche la funzione di &#8216;regolatore delle emozioni&#8217;, aiutandola quindi a raccontare i propri vissuti piuttosto che agirli&#8221;.</p>
<p>- Quale emozione e&#8217; legata alle fasi di rinascita? &#8220;La tristezza- conferma Stagnitta- a livello biologico questa emozione rallenta il corpo, abbassa l&#8217;intensita&#8217; e l&#8217;eccitazione. In un momento di disagio/lutto/separazione la prima reazione impulsiva che assale la persona e&#8217; l&#8217;agire; non pensare, provando, spesso, solo un forte sentimento di rabbia. La tristezza, invece, ci aiuta a fermarci un attimo, a stare maggiormente in contatto con cio&#8217; che stiamo vivendo e magari ci permette di chiedere efficacemente aiuto agli altri. I momenti di crisi possono essere fonte di grande creativita&#8217;, bisogna pero&#8217; lasciarsi pervadere dai vissuti anche negativi, senza farsi intrappolare da essi- conclude- e cosi&#8217; provare l&#8217;esperienza simbolica, a volte anche molto reale, di rinascere&#8221;.</p>
<p><a title="LE EMOZIONI PRIMARIE SONO INNATE E CI AIUTANO A SOPRAVVIVERE" href="http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2016/marzo/22/?news=01">http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2016/marzo/22/?news=01</a></p>
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		<title>ELOGIO DELLA TRISTEZZA</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2015 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Inside Out», il nuovo cartone animato della Pixar ambientato dentro il cervello di una ragazzina di undici anni, è un’opera geniale e coraggiosa. Ci vuole genio per trasformare le emozioni umane nei personaggi di una storia. E ci vuole coraggio per rivendicare, tra queste emozioni, il ruolo fondamentale della tristezza, raffigurata come una bambina occhialuta, goffa e blu: il colore dello spirito. Per buona parte del film la tristezza si accompagna alla gioia come un intralcio, una ganascia conficcata nelle ruote dell’ottimismo e della felicità. Ma alla fine la sua importanza verrà riconosciuta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Inside Out», il nuovo cartone animato della Pixar ambientato dentro il cervello di una ragazzina di undici anni, è un’opera geniale e coraggiosa. Ci vuole genio per trasformare le emozioni umane nei personaggi di una storia. E ci vuole coraggio per rivendicare, tra queste emozioni, il ruolo fondamentale della tristezza, raffigurata come una bambina occhialuta, goffa e blu: il colore dello spirito. Per buona parte del film la tristezza si accompagna alla gioia come un intralcio, una ganascia conficcata nelle ruote dell’ottimismo e della felicità. Ma alla fine la sua importanza verrà riconosciuta.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/09/584-kT4D-U10601282832134MOC-700x394@LaStampa.it_.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2705" alt="584-kT4D-U10601282832134MOC-700x394@LaStampa.it" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/09/584-kT4D-U10601282832134MOC-700x394@LaStampa.it_.jpg" width="700" height="394" /></a></p>
<p>Non così nella vita vera, dove la tristezza è stata espulsa da qualsiasi discorso pubblico e privato. Trattata come un segnale di debolezza, una forma di sabotaggio. Lo sforzo quotidiano di un genitore consiste nell’allontanare dal figlio il fantasma della tristezza, quasi fosse una condanna a morte anziché un’occasione di vita. Ma un po’ tutti ne hanno paura e fastidio, a cominciare dagli imbonitori della politica che ci vorrebbero pervasi da un entusiasmo ilare e beota.</p>
<p>Per il pensiero dominante la tristezza non consuma e non comunica, si nutre di astinenze e di silenzi, è antieconomica e dannosa. Occorreva un cartone animato per ricordarci che un uomo incapace di accogliere la tristezza è un automa. Non solo perché la gioia senza tristezza perde significato, come la luce senza il buio. È che la tristezza sa aprire squarci che permettono di guardarsi dentro da una prospettiva nuova. Rende consapevoli. Dunque umani.</p>
<p><a title="ELOGIO DELLA TRISTEZZA" href="http://www.lastampa.it/2015/09/16/cultura/opinioni/buongiorno/elogio-della-tristezza-nBiJdfndLgTPaBxAcEABxO/pagina.html">http://www.lastampa.it/2015/09/16/cultura/opinioni/buongiorno/elogio-della-tristezza-nBiJdfndLgTPaBxAcEABxO/pagina.html</a></p>
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		<title>IL PASSAGGIO DI CICLO GENERA ANSIE A STUDENTI E GENITORI</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2015 12:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scuola come salto nel vuoto, basse aspettative e molta ansia di prestazione rispetto a un'esperienza ancora ignota? È ciò che accade agli studenti nel passaggio di ciclo, quello che porta dalle materne alle elementari, dalle elementari alle medie, dalle medie al liceo e, infine, dal liceo all'università. 'Cosa mi aspetta? Come saranno i nuovi insegnanti e i nuovi compagni?', "chi cambia scuola e/o inizia un percorso nuovo ha l'ansia dell'ignoto", spiega alla DIRE Rossella Sonnino, dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo Regina Elena di Roma.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>DIRE &#8211; Notiziario Psicologia) Roma, 15 set. &#8211; La scuola come salto nel vuoto, basse aspettative e molta ansia di prestazione rispetto a un&#8217;esperienza ancora ignota? È ciò che accade agli studenti nel passaggio di ciclo, quello che porta dalle materne alle elementari, dalle elementari alle medie, dalle medie al liceo e, infine, dal liceo all&#8217;università. &#8216;Cosa mi aspetta? Come saranno i nuovi insegnanti e i nuovi compagni?&#8217;, &#8220;chi cambia scuola e/o inizia un percorso nuovo ha l&#8217;ansia dell&#8217;ignoto&#8221;, spiega alla DIRE Rossella Sonnino, dirigente scolastico dell&#8217;Istituto comprensivo Regina Elena di Roma.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/09/images-1.jpg"><img class="size-full wp-image-2681 aligncenter" alt="images (1)" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/09/images-1.jpg" width="312" height="161" /></a><br />
&#8220;Il passaggio di ciclo è il momento del percorso scolastico più segnato dall&#8217;ansia di prestazione- afferma la preside- si studia molto per paura degli esami, per le scelte future e per il passaggio all&#8217;università. Questi studenti vogliono essere bravi, stare bene e soddisfare le aspettative delle famiglie&#8221;.</p>
<p>Quanto durano queste paure? &#8220;Normalmente, in assenza di problematiche psicologiche, si tratta di un&#8217;ansia che si placa subito- risponde Sonnino- appena si rendono conto che l&#8217;atmosfera è serena, anche se l&#8217;ambiente è cambiato e i compagni sono nuovi. In alcuni casi, nella scuola primaria, possono esserci bambini che presentano disagi psicologici e che sviluppano fobie scolastiche. Non riescono ad arrivare a scuola la mattina, hanno mal di pancia, vomitano, piangono e strillano&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/09/images_1.jpg"><img class="size-full wp-image-2680 alignright" alt="images_1" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/09/images_1.jpg" width="276" height="183" /></a><br />
Alle materne è più difficile? &#8220;Per i bambini piccini che vanno a scuola per la prima volta il primo periodo è di ambientazione- ricorda la preside- devono imparare a separarsi dalle figure genitoriali e devono capire come prendere contatto con gli altri bambini. Nella scuola dell&#8217;infanzia l&#8217;accoglienza è più lenta. I genitori accompagnano i figli, e proprio l&#8217;accoglienza rappresenta l&#8217;elemento di prevenzione&#8221;.</p>
<p>Anche i docenti hanno l&#8217;ansia da prestazione all&#8217;inizio di un anno scolastico? &#8220;Non sono paure ma incertezze- risponde Sonnino- perché con la riforma della scuola cambieranno molte cose e bisognerà trovare il giusto posto e la giusta distanza. Il docente che si trova in una nuova scuola lavora sull&#8217;identificazione. Deve stabilire una giusta distanza tra sé e l&#8217;altro. In ogni caso anche il nuovo docente ha avuto il periodo 1-15 settembre per ambientarsi&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Sui genitori? &#8220;Tra tutti, i genitori sono quelli con più paure. Chi ha i bambini molto piccoli è intimorito di separarsene. Ecco perché nella scuola dell&#8217;infanzia si lavora molto sull&#8217;accoglienza, coinvolgendo soprattutto il genitore per tranquillizzarlo sulla serenità del bambino. In prima elementare la mamma e il papà si rilassano solo dopo aver conosciuto l&#8217;insegnante. Il passaggio alle elementari è il primo vero distacco che il genitore vive- precisa la dirigente- il figlio inizia a separarsi un po&#8217; dai giochi dell&#8217;infanzia per diventare più autonomo. È una lotta tra l&#8217;autonomia del bambino e quella che il genitore sente di dover dare al bambino. Si ha paura che l&#8217;insegnante non sappia accogliere il proprio figlio, che non capisca le sue potenzialità e la sua personalità. Invece, alle medie- conclude- il genitore si aspetta il bravo docente, competente e accogliente. Inizia a considerare il figlio più adulto&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="IL PASSAGGIO DI CICLO GENERA ANSIE A STUDENTI E GENITORI" href="http://www.direnews.it/newsletter_psicologia/anno/2015/settembre/15/?news=03">http://www.direnews.it/newsletter_psicologia/anno/2015/settembre/15/?news=03</a></p>
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