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	<title>Studio Arcobaleno &#187; ragazzi</title>
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		<title>AUTISMO, LA STORIA DI EMMA</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 06:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA – “Emma è una bambina di 4 anni e mezzo, problematica fin dalla nascita. Era sofferente, aveva crisi di pianto continue, era inconsolabile. Non ricordo una giornata tranquilla trascorsa al parco con il passeggino perché lei lanciava le scarpe. Era davvero ingestibile”. Parte da qui la testimonianza della madre Laura Monaco, intervenuta alla trasmissione UnoMattina in occasione della XI giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA – “Emma è una bambina di 4 anni e mezzo, problematica fin dalla nascita. Era sofferente, aveva crisi di pianto continue, era inconsolabile. Non ricordo una giornata tranquilla trascorsa al parco con il passeggino perché lei lanciava le scarpe. Era davvero ingestibile”. Parte da qui la testimonianza della madre Laura Monaco, intervenuta alla trasmissione UnoMattina in occasione della XI giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo.</p>
<p>Come lei ci sono in Italia altre 500 mila famiglie con figli coinvolti nei disturbi dello spettro autistico e a loro oggi è dedicata una giornata per la sensibilizzazione e conoscenza di una sindrome che riguarda nel mondo un bambino ogni 100 (negli Usa 1 ogni 68).</p>
<p>“Emma è nata con un forte reflusso gastroesofageo e noi attribuivamo a questo problema tutte le sue sofferenze, ma non era così. A 30 mesi non parlava, non diceva mamma e papà, non pronunciava nessuna parola. Fu l’otorino che ci nominò per la prima volta i disturbi dello spettro autistico- ricorda la mamma- e ci consigliò di andare all’Istituto di Ortofonologia (IdO) per approfondire la mancanza della parola. Mia figlia fu visitata da Federico Bianchi di Castelbianco, il direttore dell’<a href="http://www.ortofonologia.it/">IdO</a>, che la rimandò alla sua equipe. Arrivò così la diagnosi- continua Monaco- e fu sofferta perché nessun genitore vuol sentir parlare di questa sindrome“.</p>
<p>La bambina venne subito inserita nel piano terapeutico previsto dal <a href="http://www.ortofonologia.it/?do=105">Progetto Tartaruga</a> e “nel corso del tempo, da quando ha iniziato la terapia, ha avuto un cambiamento straordinario, inspiegabile per noi genitori. Emma prima non dormiva mai e ha cominciato a dormire. Era molto selettiva nel cibo e invece grazie alla pet therapy – con gli asinelli l’anno scorso e da quest’anno anche con gli animali domestici – ha iniziato a mangiare cose diverse. Infine, da un punto di vista relazionale ha cominciato ad approcciare ai bambini anche se non sapeva giocare”.</p>
<h3>Come funziona il Progetto Tartaruga dell’IdO, il primo modello evolutivo a mediazione corporea per i disturbi dello spettro autistico nell’infanzia?</h3>
<p>“Il nome Tartaruga è stato scelto proprio per non dare una falsa aspettativa alle famiglie- fa sapere Castelbianco- dura 4 anni e prevede dalle 6 alle 10 ore a settimana“.</p>
<p>“Si tratta di un approccio integrato che abbraccia una visione globale del bambino– chiarisce lo psicoterapeuta dell’età evolutiva- e si struttura, infatti, in incontri informativi e di consulenza individuale e di gruppo per i genitori, miranti a favorire la sintonizzazione affettiva e a lavorare sulla dinamica relazionale genitore-bambino attraverso la condivisione ludica; il sostegno educativo a scuola per incoraggiare l’inclusione scolastica dei bambini con autismo; le visite specialistiche; le osservazioni diagnostiche periodiche; le valutazioni  psicologiche, neuropsichiatriche e inerenti le abilità cognitive e sociali e numerose attività tra cui la pet therapy. La terapia ambulatoriale comprende, invece, terapia a mediazione corporea, sessioni di logopedia, musicoterapia, psicomotricità, psicoterapia e un lavoro pedagogico specificamente indirizzato alle difficoltà cognitive”.</p>
<p>Il direttore dell’IdO aggiunge: “È un lavoro abbastanza impegnativo, ma i genitori non devono fare i terapisti, devono fare i genitori. Noi li utilizziamo come strumento per aumentare la capacità di relazione con il bambino. L’obiettivo fondamentale è proprio quello di aiutare i genitori a interpretare le atipie del bambino in modo da creare un’attenzione condivisa che possa costituire la base per una prima forma di comunicazione. Uno dei progetti si chiama appunto ‘Mamme a bordo’“.</p>
<p>Emma fa parte di un gruppo di 40 bambini di 3 anni presi in carico presso l’IdO.</p>
<p>“Precedentemente avevamo condotto una ricerca su 80 minori con disturbi dello spettro autistico dai 3 ai 15 anni con un risultato di uscita dal disturbo del 30%. Successivamente abbiamo organizzato questi 40 bambini dell’età di 3 anni- sottolinea lo psicoterapeuta- e dopo 2 anni di terapia sono usciti dalla diagnosi di autismo 18 bambini su 40, quasi il 50%. Siamo molto felici di questo risultato e abbiamo tanti scambi con l’estero”.</p>
<p>Il Progetto Tartaruga “non è una terapia sperimentale, ma è sicuramente più mirata. Seguiamo un centinaio di bambini e sono tutti videoregistrati. La domanda che ci poniamo adesso riguarda il 50% dei bambini usciti dalla diagnosi di autismo: ‘Come stanno? Com’è la loro qualità di vita? Come vivono questi bambini che non sono più autistici? Gli è rimasto qualcosa, cosa è sparito? Stiamo conducendo un’indagine sul vecchio gruppo di 30 bambini usciti dall’autismo per analizzare come stanno, perché un conto è uscire dall’autismo, un altro è guarire. Il 50% esce dalla diagnosi di autismo, ma sulla guarigione potremo rispondervi in modo totale ad ottobre. Certo, 18 bambini su 40 sono tanti- conclude- e speriamo di crescere nei prossimi 2 anni”.</p>
<p>Le famiglie inserite nel progetto Tartaruga non pagano nulla, l’intervento terapeutico dell’IdO è gratuito in quanto centro accreditato SSN con la Regione Lazio.</p>
<p>Il progetto terapeutico dell’IdO e’ oggetto di diversi articoli pubblicati su note riviste scientifiche internazionali che hanno gia’ totalizzato migliaia di lettori, esperti del settore. Sono tutte consultabili sul portale <a href="http://www.ortofonologia.it/">www.ortofonologia.it</a>.</p>
<p>Il crescente interesse internazionale ha anche portato l’IdO ad esportare il suo approccio evolutivo in molte regioni italiane, tra cui la Sardegna e la Sicilia, nonche’ a sviluppare importanti scambi scientifici e formativi con le Universita’ straniere in Brasile, Colombia, Stati Uniti e Israele.</p>
<p><a title="AUTISMO, LA STORIA DI EMMA" href="http://www.dire.it/02-04-2018/188727-autismo-storia-emma-progetto-tartaruga-ido-cambiamenti-straordinari/">http://www.dire.it/02-04-2018/188727-autismo-storia-emma-progetto-tartaruga-ido-cambiamenti-straordinari/</a></p>
<p><a title="ARCOBALENO - STUDIO MULTIDISCIPLINARE PAGINA FACEBOOK" href="https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/">https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/</a></p>
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		<title>ADOLESCENTI, 7 CONSIGLI PER VIVERE UN&#8217;ETA&#8217; SPECIALE.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 12:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 16 gen. - Viaggia, vivi le relazioni, lavora, gioca, impara le lingue, leggi, condividi: per il nuovo anno il pedagogista Daniele Novara ha scritto una lettera agli adolescenti in cui da' loro consigli per "vivere con coraggio" la loro eta'. E' un'eta' speciale "in cui si capisce che l'infanzia e' definitivamente finita e qualcosa di nuovo sta iniziando. Un passaggio che viene percepito dai ragazzi con euforia, ma anche con apprensione-sottolinea-: in fondo tenere un piede nell'infanzia puo' non essere cosi' male".]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(DIRE &#8211; Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 16 gen. &#8211; Viaggia, vivi le relazioni, lavora, gioca, impara le lingue, leggi, condividi: per il nuovo anno il pedagogista Daniele Novara ha scritto una lettera agli adolescenti in cui da&#8217; loro consigli per &#8220;vivere con coraggio&#8221; la loro eta&#8217;. E&#8217; un&#8217;eta&#8217; speciale &#8220;in cui si capisce che l&#8217;infanzia e&#8217; definitivamente finita e qualcosa di nuovo sta iniziando. Un passaggio che viene percepito dai ragazzi con euforia, ma anche con apprensione-sottolinea-: in fondo tenere un piede nell&#8217;infanzia puo&#8217; non essere cosi&#8217; male&#8221;. La lettera di Novara agli adolescenti e&#8217; un invito a buttarsi nella scoperta del mondo, a non rifugiarsi nell&#8217;isolamento di smartphone, computer e social network. E il primo consiglio che da&#8217; e&#8217; &#8220;Viaggia!&#8221;: &#8220;Inizia a conoscere i tuoi limiti e le tue risorse nell&#8217;avventura del viaggio, nello spostamento per conoscere nuove citta&#8217;, lingue diverse, altre persone. Non perdere queste occasioni. Convinci i tuoi genitori. Digli che non sono capricci e che il viaggio conta come andare a scuola. Forse di piu&#8217;&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2018/01/bussola.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3302" alt="bussola" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2018/01/bussola-1024x683.jpg" width="940" height="626" /></a></p>
<p>&#8220;Vivi le relazioni &#8211; e&#8217; il secondo consiglio di Novara-. Non isolarti. Le relazioni aumentano le tue possibilita&#8217;. L&#8217;indice sociale nel concreto della vita e&#8217; piu&#8217; importante del quoziente intellettivo. I rapporti che costruisci resteranno. Le amicizie potranno perdersi ma tu avrai imparato a interagire con gli altri, a dare e a prendere, a comunicare e a gestire i tanti conflitti che si creano. Un vantaggio enorme per affrontare le mille sfide che ti aspettano&#8221;.</p>
<p>La scuola e&#8217; importante, ma secondo Daniele Novara e&#8217; necessario anche fare piccole esperienze lavorative. &#8220;Lavorare stanca, ma fa crescere. Appena puoi, appena un&#8217;occasione te lo consente, fai un&#8217;esperienza di lavoro. D&#8217;estate e&#8217; l&#8217;ideale. Non arrivare a 25 anni senza aver mai lavorato. Si impara da ragazzi a farlo. Metti questa esperienza nel tuo curriculum. Non stare ad aspettare che tutte le pedine siano al loro posto. Provaci subito&#8221;.</p>
<p>Uno dei rischi dell&#8217;adolescenza e&#8217; che ci si isoli. &#8220;Giocare su un prato e&#8217; meglio che su videoschermo. Non farti fregare.</p>
<p>Usare la realta&#8217; virtuale e&#8217; comodo: videogiochi, siti web, contatti anonimi. Ma se ti lasci prendere troppo, ti trovi improvvisamente senza radici stabili, perso in un mondo che ti sembra vero ma che e&#8217; solo apparenza&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Daniele Novara poi sprona i ragazzi ad avere sete di conoscenza. &#8220;Impara. La facilita&#8217; con cui si impara in questa tua eta&#8217; non tornera&#8217; piu&#8217;. Sfrutta al meglio questo momento. Le lingue anzitutto. Il nostro caro italiano all&#8217;estero serve poco. E poi la musica, lo sport, le competenze tecnologiche, l&#8217;affettivita&#8217; e la sessualita&#8217;. E non snobbare lo studio scolastico. Tutto questo ti restera&#8217; per sempre&#8221;. E poi &#8220;Leggi! L&#8217;eccesso di immagini spegne l&#8217;immaginazione. Un libro non ti toglie nulla, aggiunge piuttosto alla tua fantasia la sensibilita&#8217; che ci metti tu, i collegamenti che puoi fare con la tua vita, le mille emozioni che ti incendiano, le mille riflessioni che ti possono venire&#8221;. Infine, &#8220;Condividi. Un futuro migliore dipende anche dalla tua voglia di esserci quando serve il tuo aiuto, dalla capacita&#8217; di prenderti cura della citta&#8217; in cui vivi, della natura, degli altri. La solidarieta&#8217; inizia con te&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2018/01/viaggio.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3304" alt="viaggio" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2018/01/viaggio-1024x683.jpg" width="940" height="626" /></a></p>
<p>Novara conclude la sua lettera agli adolescenti con il poeta Costantino Kavafis. &#8220;Sei all&#8217;inizio di un lungo viaggio. Prendi tutto quello che puoi. Fai una bella scorta di esperienze. Le parole del grande poeta greco Costantino Kavafis, nella poesia Itaca, sembrano fatte apposta per accompagnarti: Devi augurarti che la strada sia lunga, che i mattini d&#8217;estate siano tanti, quando nei porti &#8211; finalmente e con che gioia &#8211; toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre, tutta merce fina, anche aromi penetranti d&#8217;ogni sorta, piu&#8217; aromi inebrianti che puoi, va in molte citta&#8217; egizie impara una quantita&#8217; di cose dai dotti.</p>
<p>Sempre devi avere in mente Itaca &#8211; raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull&#8217;isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. Buona adolescenza!&#8221;. La lettera e&#8217; scaricabile dal sito del Centro psicopedagogico per l&#8217;educazione e la gestione dei conflitti www.cppp.it.</p>
<p><a title="ARCOBALENO - STUDIO MULTIDISCIPLINARE PAGINA FACEBOOK" href="https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/">https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/</a></p>
<p><a title="ADOLESCENTI, 7 CONSIGLI PER VIVERE UN'ETA' SPECIALE" href="http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2018/gennaio/16/?news=15">http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2018/gennaio/16/?news=15</a></p>
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		<title>LA DIMENSIONE DI CURA NELLA FIABA E&#8217; NEL PIANO METAFORICO</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2016 05:59:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 24 mag. - "Jung e una delle sue piu' strette collaboratrici, ci dicono che le fiabe sono l'espressione piu' pura e semplice dei processi psichici e dei fenomeni collettivi inconsci, valgono percio' piu' di ogni altro materiale per l'indagine dell'inconscio. Inoltre alcuni autori junghiani, come Dieckmann, sostengono che il piano metaforico, come puo' essere quello della fiaba preferita o piu' temuta nell'infanzia portata in analisi, si aggancia al complesso inconscio fonte di sintomi, ma contemporaneamente prepara l'utilizzo dell'energia psichica sul piano del simbolo, aprendosi quindi alla trasformazione, al recupero di quella parte della totalita' ancora inespressa. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(DIRE &#8211; Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 24 mag. &#8211; &#8220;Jung e una delle sue piu&#8217; strette collaboratrici, ci dicono che le fiabe sono l&#8217;espressione piu&#8217; pura e semplice dei processi psichici e dei fenomeni collettivi inconsci, valgono percio&#8217; piu&#8217; di ogni altro materiale per l&#8217;indagine dell&#8217;inconscio. Inoltre alcuni autori junghiani, come Dieckmann, sostengono che il piano metaforico, come puo&#8217; essere quello della fiaba preferita o piu&#8217; temuta nell&#8217;infanzia portata in analisi, si aggancia al complesso inconscio fonte di sintomi, ma contemporaneamente prepara l&#8217;utilizzo dell&#8217;energia psichica sul piano del simbolo, aprendosi quindi alla trasformazione, al recupero di quella parte della totalita&#8217; ancora inespressa. La figura della Sirenetta, che simboleggio l&#8217;unione di opposti, sembra rappresentare per eccellenza tale potenzialita&#8217;&#8221;. A spiegare come utilizzare lo strumento della fiaba nella terapia e&#8217; Mariagrazia Crema, psicologa analista del Centro italiano di psicologia analitica (Cipa) e autrice del libro edito dalla Magi &#8216;Il riscatto della Sirenetta. Da metafora a simbolo: il sacrificio al servizio del processo di crescita&#8217;.</p>
<p>- Chi e&#8217; la Sirenetta? &#8220;Da un punto di vista metaforico la Sirenetta non e&#8217; ne&#8217; carne ne&#8217; pesce; da un punto di vista simbolico rappresenta quella trasformazione che le permettera&#8217; di diventare e carne e pesce. È un tipo di problematica che ricorre in molte donne, anche adulte- afferma la psicologa analista-, e le varianti simboliche che si possono rintracciare confermano la mia ipotesi iniziale: la Sirenetta vuole essere anima e voce in una realta&#8217; che cerca di bloccarla per 300 anni nel profondo silenzio del mare, per poi diventare schiuma. Lei vive un&#8217;esclusione: o e&#8217; tutta del mare senza gambe e anima, o e&#8217; tutta della terra senza voce. E&#8217; il simbolo di una donna che non riesce a definirsi ed e&#8217; costretta a proiettare sul principe tutta la sua autorealizzazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/05/sirenetta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2963" alt="sirenetta" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/05/sirenetta.jpg" width="570" height="377" /></a></p>
<p>Crema utilizza l&#8217;immagine della Sirenetta quando lavora ad esempio con le donne &#8220;bloccate in patologie masochistiche, in casi di abuso, con persone i cui bisogni di evoluzione sembrano tutti proiettati sul partner o nel caso del mutismo in adolescenza, che spinge molte persone a non dare voce al loro mondo interno. La Sirenetta rappresenta la massima difesa e la massima tensione all&#8217;individuazione. Anche se siamo in un&#8217;epoca post femminista- continua l&#8217;analista- c&#8217;e&#8217; tutto un aspetto del femminile che riguarda l&#8217;immagine della &#8216;madre negativa&#8217; che censura l&#8217;aggressivita&#8217;, l&#8217;aspetto di fedelta&#8217; a se stesse, il poter esprimere i propri bisogni e l&#8217;autoaffermazione. Aspetti che rendono il mio libro ancora attuale&#8221;.</p>
<p>La psicoterapeuta ricorda una sua paziente che venne abusata all&#8217;eta&#8217; di 8 anni: &#8220;Aveva problematiche sessuali molto forti, come l&#8217;anorgasmia, e riconobbe nell&#8217;immagine della coda di pesce la sua rinuncia alla sessualita&#8217; e alla maternita&#8217;. Le due dimensioni &#8216;pesce&#8217; e &#8216;donna&#8217; erano molto distanti e lei risultava troppo poco differenziata per poter sviluppare i genitali e diventare una donna completa. Doveva fallire non avendo gli strumenti sufficienti per andare nella vita- rammenta Crema-, affrontare la problematica affettiva e l&#8217;assunzione della responsabilita&#8217; che implica una maternita&#8217;. Un fallimento che non e&#8217; un insuccesso, ma una modalita&#8217; di arrivare alla differenziazione. Lo stesso accade alla Sirenetta, che procedendo di fallimento in fallimento imparera&#8217; a separare gli opposti e a farli comunicare senza dover piu&#8217; rinunciare a nessuno dei due aspetti. Attraverso il fallimento diventera&#8217; sempre un po&#8217; piu&#8217; donna e imparera&#8217; a rinunciare a un falso adattamento che le impedisce di portare avanti la propria istanza individuativa&#8221;.</p>
<p>- Qual e&#8217; il fallimento della Sirenetta? &#8220;Il principe sposera&#8217; un&#8217;altra donna e vedra&#8217; in lei solo una sorella. La donna-pesce non sapra&#8217; piu&#8217; cosa fare: non potra&#8217; tornare indietro, nelle profondita&#8217; del mare, ne&#8217; restare vicina al principe come sorella, perche&#8217; solo il suo amore le avrebbe potuto dare l&#8217;anima&#8221;. Cosa fara&#8217;? &#8220;Scegliera&#8217; il sacrificio,- risponde Crema- non uccidera&#8217; l&#8217;uomo che ama e si trasformera&#8217; in brezza. La stessa sorte si ritrova in tutte quelle donne che scelgono di sacrificare la compulsione dell&#8217;Io alla soccorrevolezza del partner per spostare la loro energia su obiettivi di autorealizzazione personali&#8221;.</p>
<p>- La Sirenetta simboleggia la donna d&#8217;oggi, a meta&#8217; strada tra lavoro e famiglia? &#8220;Certamente e&#8217; il simbolo di una donna che si sente riconosciuta a meta&#8217;. La sua autoaffermazione non dovra&#8217; prendere pero&#8217; la via fallica, la coda di pesce. C&#8217;e&#8217; un aspetto del femminile piu&#8217; profondo che deve essere recuperato, senza tornare indietro in un mondo matriarcale che vede nel maschile un nemico&#8221;.</p>
<p>- Esiste una fiaba che ci aiuta a riflettere sulla condizione del maschile? &#8220;Sto lavorando alla fiaba de &#8216;La Bella e la bestia&#8217;- aggiunge l&#8217;esponente del Cipa- la quale ci riporta al topos di Eros e Psiche. Non si capisce bene come Eros possa rinunciare alla protezione di Afrodite, la madre, per andare incontro a una donna cosi&#8217; consapevole. Per amor di Lui, Psiche aprira&#8217; il vasetto consegnatole da Preserpina ed entrera&#8217; in un sonno profondo che permettera&#8217; ad Eros di attivarsi. Ma su questo tema- conclude- la mia ricerca continua&#8221;.</p>
<p><a title="LA DIMENSIONE DI CURA E' NEL PIANO METAFORICO" href="http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2016/maggio/24/?news=02">http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2016/maggio/24/?news=02</a></p>
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