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	<title>Studio Arcobaleno &#187; tristezza</title>
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		<title>LE FIABE SERVONO ANCHE&#8230;DA GRANDI!</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 06:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>Spesso si dimentica che le fiabe non sono solo racconti per bambini ma chiavi di lettura del mondo interiore, utilissime anche per la vita adulta</h2>
<p>Tutte le fiabe cominciano con “c’era una volta&#8230;” e trasportano, in genere, in luoghi  al di là del tempo e dello spazio, posti immaginari dove albergano pericoli, paure, ansie ma anche sorprese, aiuti insperati, prove superate, cose belle e lieti fini … le fiabe sono uno specchio nebuloso ma fedele della vita reale ma dove vi è un elemento, la magia, che spesso interviene a nostro favore In termini psicologici la vera magia è la capacità di immaginazione&#8230;Da piccoli, tutti abbiamo provato grandi emozioni che abbiamo dimenticato ma che vivono nel profondo: paure, gioie, angosce&#8230; Se ne trova traccia nel nostro carattere e nel nostro modo di affrontare la vita: le emozioni vissute dunque ci hanno forgiato e le fiabe sono analogicamente la trasposizione narrativa di quei sentimenti, di quelle emozioni…</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/03/uid_15aadb313a4.650.340.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3192 aligncenter" alt="uid_15aadb313a4-650-340" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/03/uid_15aadb313a4.650.340.jpg" width="650" height="340" /></a></p>
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<h3>Perché raccontiamo le fiabe ai bambini</h3>
<p>Queste particolari narrazioni non sono dunque semplici storie, ma strumenti in grado di aiutare i piccoli a prendere confidenza con le loro emozioni profonde, spesso molto coinvolgenti. Non solo: usiamo le fiabe anche per comunicare loro, tramite una figura d&#8217;affetto, che non saranno lasciati soli in balia di un mondo pericoloso. Purtroppo da adulti tendiamo a dimenticare o a banalizzare le fiabe; un vero errore, perché oggi, in fondo, proviamo esattamente le stesse emozioni di quando eravamo piccini&#8230; Come fare a ricontattare questo nostro lato favolistico? Un aiuto può arrivare dal mondo esterno: esistono posti che sembrano avere proprietà intrinseche di pace, serenità e magia: sono tanti e differenti poiché ognuno ha i suoi &#8220;gusti&#8221;: parchi, spiagge, montagne boscose, fiumi, laghi&#8230; In questi luoghi, insieme fisici e mentali ci si sente a “a posto” e, nonostante le difficoltà, si riesce ad accantonare e superare ansie e stress e a ritrovare un senso di unità con sé stessi: proprio quello che avviene nelle fiabe&#8230;</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/03/fiaba-meditazione-bambini.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3193" alt="fiaba-meditazione-bambini" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/03/fiaba-meditazione-bambini-1024x682.jpg" width="940" height="626" /></a></p>
<h3>Scrivi la tua fiaba</h3>
<p>Se non sempre è possibile raggiungere questi posti prediletti, possiamo arrivarci con l&#8217;immaginazione, una grande risorsa che sfruttiamo troppo poco: proviamo a immaginare il nostro luogo ideale, costruiamolo nella mente, camminiamoci. Dopo i primi tentativi magari un po’ vaghi scopriremo che è possibile sostarci senza sforzo, il tempo che serve al nostro cervello per riposare e impiegare meglio le risorse che possediamo. Un buon esercizio a questo punto è provare a scrivere la “nostra” fiaba, non importa se breve, all&#8217;inizio possono bastare poche righe, poi si potranno aggiungere particolari, sensazioni, dettagli…</p>
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<h3>Immaginare non è evadere, ma cercare</h3>
<p>Non ci si deve vergognare di tornare, in un certo senso, bambini: anzi è il modo più efficace per riaccostarsi alla nostra parte profonda, ai propri desideri come ai propri timori, fare di nuovo amicizia con sé stessi, riconoscendo tratti dimenticati e difficoltà da superare. Ciò che desideriamo trovare nella vita è sempre più &#8220;dentro&#8221; che &#8220;fuori&#8221;, più vicino di quanto pensiamo. L’immaginazione, anche quella che fa nascere le fiabe, nutresempre l’Anima: questo nutrimento è prezioso e serve a tutte le età per vivere meglio ciò che chiamiamo “la vita reale” che, non dimentichiamo, è largamente influenzata dalle fantasie che facciamo su di essa.</p>
<p>Fonte originale: <a title="LE FIABE SERVONO ANCHE...DA GRANDI!" href="http://www.riza.it/psicologia/l-aiuto-pratico/6032/le-fiabe-servono-anche-da-grandi.html">http://www.riza.it/psicologia/l-aiuto-pratico/6032/le-fiabe-servono-anche-da-grandi.html</a></p>
<p><a title="ARCOBALENO - STUDIO MULTIDISCIPLINARE PAGINA FACEBOOK" href="https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/">https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/</a></p>
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		<title>&#8220;MAMMA HO MAL DI PANCIA&#8221;: I CONSIGLI DEL BAMBIN GESU&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Mar 2017 07:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE - Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 28 feb. - E' tra i disturbi piu' segnalati dai bambini: si tratta del mal di pancia. L'argomento e' al centro del numero di febbraio di 'A scuola di salute', il magazine digitale mensile a cura dell'Isba (Istituto per la salute) dell'ospedale pediatrico Bambino Gesu'.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Spesso nasconde disagio emotivo</strong></p>
<div align="left">
<div id="testo">(DIRE &#8211; Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 28 feb. &#8211; E&#8217; tra i disturbi piu&#8217; segnalati dai bambini: si tratta del mal di pancia. L&#8217;argomento e&#8217; al centro del numero di febbraio di &#8216;A scuola di salute&#8217;, il magazine digitale mensile a cura dell&#8217;Isba (Istituto per la salute) dell&#8217;ospedale pediatrico Bambino Gesu&#8217;.</p>
<p>Nel magazine sono presenti guide e approfondimenti sui numerosi tipi di mal di pancia nei bambini, un articolo sul colon irritabile e un focus sulle relative componenti psicologiche.</p>
<p>&#8220;Un&#8217;attenzione particolare e&#8217; stata prestata all&#8217;eta&#8217; nella quale si accusano i disturbi. Il bambino, rispetto ai lattanti, puo&#8217; aiutare di piu&#8217; a descrivere, localizzare la zona del dolore. Il medico sara&#8217; cosi&#8217; in grado di formulare un&#8217;ipotesi diagnostica e richiedere esami specifici&#8221;, si legge in un comunicato dell&#8217;Ospedale Pediatrico Bambino Gesu&#8217;.</p>
<p>Presente un &#8216;focus&#8217; sui segnali allarmanti del mal di pancia: dolore in un punto ben preciso; dolore acuto e continuo che causa il risveglio notturno; febbre; diarrea; vomito accompagnato da dolore o infiammazione rettale o intorno all&#8217;ano e sangue nelle feci.</p>
<p>&#8220;Il mal di pancia in eta&#8217; pediatrica, tuttavia, puo&#8217; anche essere causato da un dolore psichico che si e&#8217; trasformato in fisico. Ad esempio- continua il comunicato- per via di un disagio emotivo che il bambino non sa esprimere a parole. Sotto l&#8217;aspetto psicologico possono osservarsi nei bambini con il Dar (dolore addominale ricorrente) la presenza di stati emotivi quali rabbia, gelosia, oppure ansia di separazione&#8221;.</p></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/03/attacchi_di_panico_nei_bambini_cause_sintomi_e_cosa_fare_1200x800.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3164" alt="attacchi_di_panico_nei_bambini_cause_sintomi_e_cosa_fare_1200x800" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/03/attacchi_di_panico_nei_bambini_cause_sintomi_e_cosa_fare_1200x800-1024x682.jpg" width="940" height="626" /></a></p>
<p>In chiusura di questo numero un video sulle tonsille: cosa sono, se e quando e&#8217; il caso di toglierle. Nel magazine di gennaio e&#8217; stato affrontato l&#8217;argomento del piercing e dei tatuaggi, con i consigli per adolescenti e famiglia sui rischi e sulle buone pratiche da osservare.</p></div>
<div></div>
<div><a title="&quot;MAMMA HO MAL DI PANCIA&quot;: I CONSIGLI DEL BAMBIN GESU'" href="http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2017/febbraio/28/?news=06">http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2017/febbraio/28/?news=06</a></div>
<div><a title="ARCOBALENO - STUDIO MULTIDISCIPLINARE PAGINA FACEBOOK" href="https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/">https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/</a></div>
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		<title>LA DEPRESSIONE IN ETA&#8217; ADULTA</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2017 07:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La malinconia, lo sconforto, sono sentimenti umani che non devono essere rifiutati, perché fanno parte della vita e se vissuti fino in fondo, possono favorire una ricerca più profonda nella nostra interiorità. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La malinconia, lo sconforto, sono sentimenti umani che non devono essere rifiutati, perché fanno parte della vita e se vissuti fino in fondo, possono favorire una ricerca più profonda nella nostra interiorità. <b><br />
</b>Nel quadro clinico della depressione, invece, si riscontra tristezza, sconforto, inquietudine, disinteresse,  sentimenti che si trascinano per settimane e finiscono per influenzare la percezione di noi stessi e delle cose che ci circondano, fino a compromettere la vita familiare, il lavoro e i rapporti sociali. <b><br />
</b> La depressione può manifestarsi in maniera silente, mascherata da sintomi somatici, comportamenti compulsivi, umore euforico ed iperattività.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/02/22300078_s.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3151 aligncenter" alt="22300078_s" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/02/22300078_s.jpg" width="450" height="317" /></a></p>
<p>Le cause scatenanti più frequenti possono essere una separazione, un trasferimento in un’altra città, la fine di una storia d’amore, situazioni che incidono sulla vita di una persona a tal punto da creare nella sua storia un “prima” pieno e sereno e un “dopo” dove niente ha più senso. La depressione può colpire maggiormente le persone che presentano una fragilità nei livelli di autostima, tale da vivere un cambiamento o un lutto come una perdita di una parte di sé. In questi casi, la difficoltà di accettare la “perdita” di aspetti della propria vita, di se stessi o di una persona cara, blocca la persona in uno stato di melanconia permanente senza che possa essere elaborata la perdita avvenuta.<b> </b></p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/02/piogga-fiore.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3149" alt="piogga-fiore" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/02/piogga-fiore-1024x685.jpg" width="940" height="628" /></a></p>
<p>Per far fronte a questo stato di profondo abbattimento e oppressione, la persona che vive questo tipo di disagio psicologico deve poter trovare accoglienza per le sensazioni di estraneità, di colpa, di rabbia e di disorientamento che l’attanagliano. In questi casi la psicoterapia, fornendo uno spazio di ascolto e di attribuzione di senso del cambiamento traumatico che la perdita ha causato, può aiutare ad accettare quanto è avvenuto. Tale elaborazione consente alla persona di tornare a investire in maniera vitale la propria persona e la propria vita.</p>
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		<title>IL CONFLITTO DI COPPIA: CRISI O PROCESSO DI TRASFORMAZIONE?</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2017 07:46:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La coppia è, per eccellenza, il luogo dell’incontro con l’altro, portatore di una realtà emotiva differente dalla nostra.  Si tratta di un’avventura ma anche di una sfida, fatta di momenti di sintonia ma anche di conflitto. Per questo motivo, la coppia è una realtà psico-affettiva in continuo divenire che ci consente di crescere e di evolverci, grazie all’incontro con l’altro.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La coppia è, per eccellenza, il luogo dell’incontro con l’altro, portatore di una realtà emotiva differente dalla nostra.  Si tratta di un’avventura ma anche di una sfida, fatta di momenti di sintonia ma anche di conflitto. Per questo motivo, la coppia è una realtà psico-affettiva in continuo divenire che ci consente di crescere e di evolverci, grazie all’incontro con l’altro.</p>
<p>Tutte le coppie possono attraversare momenti dolorosi di crisi e, in alcuni casi,  riuscire a trovare autonomamente le risorse e le motivazioni per rinnovarsi e superare gli eventuali conflitti.</p>
<p>In altri casi, i conflitti si cristallizzano nel tempo, si consolidano dinamiche disfunzionali che accrescono un senso di solitudine, di rancore e di rabbia. I partners hanno la sensazione di non capirsi più, rinchiudendosi in una profonda solitudine emotiva. L’altro diventa, improvvisamente, un nemico da combattere e da cui difendersi, piuttosto che il compagno di viaggio da cui ci si era sentiti amati, fino a quel momento. Si insinua progressivamente un senso di estraneità, non si riesce più a comunicare, viene meno l’intimità emotiva e quella sessuale. Ciascun partner attribuisce all’altro la responsabilità della crisi, accrescendo un forte senso d’ inadeguatezza.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/02/5d7e71c67582552a05884f2f2fde51e9_XL1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3139" alt="5d7e71c67582552a05884f2f2fde51e9_XL[1]" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2017/02/5d7e71c67582552a05884f2f2fde51e9_XL1.jpg" width="924" height="615" /></a></p>
<p>A questo punto, può farsi strada l’idea di rivolgersi ad un terapeuta della coppia, per trovare una via d’uscita dal conflitto.</p>
<p>La terapia di coppia ha come obiettivo quello di rendere consapevoli i partners delle modalità di comunicazione disfunzionali, favorendo una comunicazione efficace dei reciproci bisogni emotivi . Allo stesso tempo, viene accresciuta la conoscenza di alcuni aspetti della personalità del partner che permette una nuova complicità. La coppia diviene consapevole della sua specifica modalità di funzionamento in termini di dinamiche disfunzionali e di risorse.  Uno scambio emotivo profondo e il confronto con un osservatore esterno, qual è il terapeuta, consente alla coppia di trovare compromessi e momenti di maggiore intimità, in un percorso di crescita emotiva che necessita il raggiungimento di nuovi equilibri.</p>
<p><a title="ARCOBALENO - STUDIO MULTIDISCIPLINARE PAGINA FACEBOOK" href="https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/">https://www.facebook.com/studioarcobalenolatina/</a></p>
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		<title>LE EMOZIONI PRIMARIE SONO INNATE E CI AIUTANO A SOPRAVVIVERE</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 20:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(DIRE-Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 22 mar. - Le emozioni primarie sono innate e distinte dalle secondare perche' slegate dal contesto sociale e culturale di appartenenza. Lo psicologo statunitense Paul Ekman individua sette emozioni primarie: gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura, sorpresa e disprezzo. A queste, Daniel Goleman (nel libro 'Intelligenza emotiva') ne aggiunge un'altra: l'amore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(DIRE-Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 22 mar. &#8211; Le emozioni primarie sono innate e distinte dalle secondarie perche&#8217; slegate dal contesto sociale e culturale di appartenenza. Lo psicologo statunitense Paul Ekman individua sette emozioni primarie: gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura, sorpresa e disprezzo. A queste, Daniel Goleman (nel libro &#8216;Intelligenza emotiva&#8217;) ne aggiunge un&#8217;altra: l&#8217;amore.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/03/emozioni-bolle.jpg"><img class="size-full wp-image-2882 alignright" alt="emozioni-bolle" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/03/emozioni-bolle.jpg" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Le emozioni primarie sono comuni a tutti gli esseri umani e condivise anche con molte specie animali. Le emozioni secondarie, al contrario, differiscono nelle diverse culture ed e&#8217; veramente difficile classificarle in modo univoco. Per Damasio (neurobiologo) sono: imbarazzo, gelosia, colpa, orgoglio. Ekman aggiunge: invidia, ansia, speranza, compassione, rassegnazione, nostalgia, indignazione, rimorso, delusione.</p>
<p>Ma cos&#8217;e&#8217; l&#8217;emozione? La radice etimologica deriva dal latino &#8220;emove&#8217;re&#8221; (ex= fuori + movere= muovere) letteralmente portare fuori, smuovere, in senso piu&#8217; lato, scuotere, agitare. &#8220;Perche&#8217; le emozioni primarie ci spingono verso un&#8217;azione, ed hanno la funzione principale di proteggerci dai pericoli e condividere i nostri vissuti con l&#8217;esterno&#8221;, spiega alla DIRE Sergio Stagnitta, psicologo psicoterapeuta e blogger (www.sergiostagnitta.it), responsabile area blog del sito dell&#8217;Ordine degli Psicologi del Lazio. &#8220;Per raggiungere questi obiettivi le emozioni ci aiutano a preparare fisiologicamente il corpo. Ad esempio, se avverto un pericolo, una delle reazioni piu&#8217; utili e&#8217; quella di fuggire e cosi&#8217;, grazie alla paura, il corpo si predispone aumentando il flusso sanguigno verso i grandi muscoli scheletrici e, contemporaneamente, scatenando un flusso di ormoni che mette l&#8217;organismo in uno stato generale di allerta&#8221;.</p>
<p>- Cosa agisce sulle emozioni primarie? &#8220;In natura le emozioni primarie funzionano bene- risponde il blogger- il problema non e&#8217; quindi negli animali, semmai negli essere umani. Con il discorso della coscienza e della costruzione culturale (compresa l&#8217;evoluzione tecnologica che ha accresciuto il senso di disorientamento) le emozioni acquistano una valenza diversa. Il rischio che si corre oggi, a livello patologico, e&#8217; che le emozioni si attivino laddove non servano, sganciandosi completamente dalla dimensione biologica: aver paura di qualcosa che non fa paura. Le fobie, ad esempio, nascono proprio da questo scollamento dalla dimensione biologica&#8221;.</p>
<p>- A che servono le emozioni? &#8220;Per rispondere cito un libro molto interessante di Goleman intitolato &#8216;Intelligenza emotiva&#8217;. L&#8217;autore sostiene che l&#8217;emozione e&#8217; uno strumento fondamentale per entrare in contatto con la realta&#8217;, per conoscerla, e&#8217; appunto una forma di intelligenza. Il primo a dirlo fu Darwin, che capovolse la credenza dominante che riteneva le emozioni nocive, una sorta di nebbia che ci confonde. Anticamente l&#8217;emozione era vista come una reazione dell&#8217;organismo da controllare e inibire il piu&#8217; possibile. Il biologo e naturalista britannico ribadi&#8217; al contrario la loro funzione fondamentale: ci aiutano a sopravvivere e a capire i fatti della realta&#8217;. Ecco perche&#8217; oggi possiamo parlare di intelligenza emotiva- afferma Stagnitta- ovvero della possibilita&#8217; di entrare in contatto con la realta&#8217; non solo cognitivamente, ma sentendo le emozioni di quel momento. Pensiamo anche al famoso principio che ci invita ad ascoltarsi con la pancia; come si dice con il cuore e non solo con la ragione!&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/03/aurora-boreale-thinkstock1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-2880" alt="aurora-boreale-thinkstock1" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2016/03/aurora-boreale-thinkstock1-1024x583.jpg" width="940" height="535" /></a></p>
<p>- Come si regolano le emozioni? &#8220;Le emozioni si conoscono e si possono regolare grazie alla relazione con gli altri, in particolare con i propri genitori, visto che passiamo gran parte della nostra infanzia con loro. Il genitore ha la possibilita&#8217; di aiutare a costruire nel bambino una regolazione emotiva.</p>
<p>Esemplare e&#8217; la reazione di un bimbo piccolissimo dopo una caduta. La prima cosa che fara&#8217; e&#8217; osservare il volto della madre: se apparira&#8217; terrorizzato il piccolo piangera&#8217;, se sara&#8217; consolante si spaventera&#8217; un po&#8217; di meno&#8221;.</p>
<p>- L&#8217;emozione allora e&#8217; vera o acquisita? &#8220;Il bambino cadendo si sta facendo male e prova paura o rabbia, avverte un disagio. Quanta paura e quanta rabbia dovra&#8217; provare, glielo comunichera&#8217; la madre regolando la sua componente emotiva. In questo modo- spiega lo psicologo- il piccolo acquisisce competenze. E come se il bambino dicesse: &#8216;Mamma dimmi cosa devo provare in questo momento?&#8217;. Nel lavoro terapeutico succede qualcosa di simile: il terapeuta accoglie e ascolta il disagio della persona, avendo anche la funzione di &#8216;regolatore delle emozioni&#8217;, aiutandola quindi a raccontare i propri vissuti piuttosto che agirli&#8221;.</p>
<p>- Quale emozione e&#8217; legata alle fasi di rinascita? &#8220;La tristezza- conferma Stagnitta- a livello biologico questa emozione rallenta il corpo, abbassa l&#8217;intensita&#8217; e l&#8217;eccitazione. In un momento di disagio/lutto/separazione la prima reazione impulsiva che assale la persona e&#8217; l&#8217;agire; non pensare, provando, spesso, solo un forte sentimento di rabbia. La tristezza, invece, ci aiuta a fermarci un attimo, a stare maggiormente in contatto con cio&#8217; che stiamo vivendo e magari ci permette di chiedere efficacemente aiuto agli altri. I momenti di crisi possono essere fonte di grande creativita&#8217;, bisogna pero&#8217; lasciarsi pervadere dai vissuti anche negativi, senza farsi intrappolare da essi- conclude- e cosi&#8217; provare l&#8217;esperienza simbolica, a volte anche molto reale, di rinascere&#8221;.</p>
<p><a title="LE EMOZIONI PRIMARIE SONO INNATE E CI AIUTANO A SOPRAVVIVERE" href="http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2016/marzo/22/?news=01">http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2016/marzo/22/?news=01</a></p>
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		<title>ELOGIO DELLA TRISTEZZA</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2015 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Zaza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Inside Out», il nuovo cartone animato della Pixar ambientato dentro il cervello di una ragazzina di undici anni, è un’opera geniale e coraggiosa. Ci vuole genio per trasformare le emozioni umane nei personaggi di una storia. E ci vuole coraggio per rivendicare, tra queste emozioni, il ruolo fondamentale della tristezza, raffigurata come una bambina occhialuta, goffa e blu: il colore dello spirito. Per buona parte del film la tristezza si accompagna alla gioia come un intralcio, una ganascia conficcata nelle ruote dell’ottimismo e della felicità. Ma alla fine la sua importanza verrà riconosciuta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Inside Out», il nuovo cartone animato della Pixar ambientato dentro il cervello di una ragazzina di undici anni, è un’opera geniale e coraggiosa. Ci vuole genio per trasformare le emozioni umane nei personaggi di una storia. E ci vuole coraggio per rivendicare, tra queste emozioni, il ruolo fondamentale della tristezza, raffigurata come una bambina occhialuta, goffa e blu: il colore dello spirito. Per buona parte del film la tristezza si accompagna alla gioia come un intralcio, una ganascia conficcata nelle ruote dell’ottimismo e della felicità. Ma alla fine la sua importanza verrà riconosciuta.</p>
<p><a href="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/09/584-kT4D-U10601282832134MOC-700x394@LaStampa.it_.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2705" alt="584-kT4D-U10601282832134MOC-700x394@LaStampa.it" src="http://www.studioarcobalenolatina.it/site/wp-content/uploads/2015/09/584-kT4D-U10601282832134MOC-700x394@LaStampa.it_.jpg" width="700" height="394" /></a></p>
<p>Non così nella vita vera, dove la tristezza è stata espulsa da qualsiasi discorso pubblico e privato. Trattata come un segnale di debolezza, una forma di sabotaggio. Lo sforzo quotidiano di un genitore consiste nell’allontanare dal figlio il fantasma della tristezza, quasi fosse una condanna a morte anziché un’occasione di vita. Ma un po’ tutti ne hanno paura e fastidio, a cominciare dagli imbonitori della politica che ci vorrebbero pervasi da un entusiasmo ilare e beota.</p>
<p>Per il pensiero dominante la tristezza non consuma e non comunica, si nutre di astinenze e di silenzi, è antieconomica e dannosa. Occorreva un cartone animato per ricordarci che un uomo incapace di accogliere la tristezza è un automa. Non solo perché la gioia senza tristezza perde significato, come la luce senza il buio. È che la tristezza sa aprire squarci che permettono di guardarsi dentro da una prospettiva nuova. Rende consapevoli. Dunque umani.</p>
<p><a title="ELOGIO DELLA TRISTEZZA" href="http://www.lastampa.it/2015/09/16/cultura/opinioni/buongiorno/elogio-della-tristezza-nBiJdfndLgTPaBxAcEABxO/pagina.html">http://www.lastampa.it/2015/09/16/cultura/opinioni/buongiorno/elogio-della-tristezza-nBiJdfndLgTPaBxAcEABxO/pagina.html</a></p>
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