Studio Arcobaleno

RUSH HOUR, UN FILM SUI BAMBINI CON ADHD. CURA CON ANFETAMINE: E SE NON FOSSERO MALATI?

ROMA - L’Adhd, cioè la sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività, torna al cinema. Dopo il trionfo all’ultimo Festival di Cannes di “Mommy”, il film di Xavier Dolan su un ragazzo affetto da Adhd, dal 26 giugno arriva nei cinema italiani “Adhd – Rush Hour”, diretto da Stella Savino e distribuito da Microcinema.

E’ un racconto lucido e obiettivo su come oggi nel mondo venga diagnosticata e curata questa sindrome considerata un’anomalia neuro-chimica di origine genetica. Nonostante siano ancora molte le incertezze sulla diagnosi di Adhd, spesso (soprattutto negli Stati Uniti), bambini e adolescenti vengono curati con farmaci a base di anfetamine. Tutti i bambini del mondo sono per natura irrequieti, ma questo non li rende malati. E allora qual è il confine tra ciò che rientra nella normalità e ciò che, invece, è malattia? È l’interrogativo a cui cerca di rispondere Stella Savino raccontando le storie di chi vive questo dilemma in prima persona.

Le storie - Nel docu-film c’è Armando, 19 anni, che vive a Roma dove frequenta ancora il terzo anno delle superiori. Gli è stato diagnosticato l’Adhd all’età di 10 anni e lui è da 9 anni in cura farmacologica. C’è anche Zache che vive a Miami, ha dieci anni e frequenta il quinto anno delle elementari. Ha ricevuto la sua diagnosi di Adhd al primo anno di asilo. Da allora è sempre stato sotto cura. Nel corso degli anni ha sperimentato quasi tutti i farmaci indicati per il trattamento della sindrome. Il suo problema è che li metabolizza troppo velocemente e dopo poche settimane gli effetti collaterali diventano insostenibili.

Poi c’è Lindsay che vive a New York, ha 25 anni, è laureata e ha ricevuto la sua prima diagnosi di deficit dell’attenzione all’età di 21 anni, già adulta. Lindsay è il volto di un nuovo fenomeno in rapida espansione: la diagnosi di Adhd o Add, da sempre definita nel Dsm (manuale diagnostico dei disordini psichiatrici) come un disturbo dell’età evolutiva, colpisce oggi anche gli adulti. Si tratta di un fenomeno in rapidissima espansione che ha allargato il mercato delle case farmaceutiche in modo esponenziale.

Il film è quindi un viaggio tra Europa e Stati Uniti, tra laboratori di genetica e di Brain Imaging, aule universitarie e scuole elementari, in cui il dibattito scientifico prende corpo, intrecciandosi e alternandosi alle voci dei protagonisti, bambini e adolescenti, e dei loro genitori.

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E se ci stessimo sbagliando? I vostri figli non stanno fermi, giocherellano con le mani e con i piedi; non riescono a stare seduti sulle loro sedie; corrono, si arrampicano; hanno difficoltà a giocare; quando gli si parla sembrano non ascoltare, sono distratti, non riescono a stare in silenzio, parlano troppo. Oppure hanno difficoltà ad aspettare il proprio turno, interrompono o si intromettono nelle comunicazioni con gli altri. Bastano anche solo sei di queste espressioni comportamentali e, probabilmente, qualcuno un giorno vi dirà che vostro figlio soffre di Adhd. A seconda del Paese in cui vivete, che voi siate in America, Germania, Francia o Italia, vi sarà offerta, con più o meno facilità, la soluzione ai vostri problemi: quasi sempre una pasticca di metilfenidato o di atomoxetina.

Eppure su questo disturbo gli esperti di tutto il mondo si interrogano ancora perché restano sconosciute le origini della malattia (ossia quanto sia attribuibile ai geni e quanto all’ambiente), le cure (farmaci o psicoterapie), gli effetti collaterali delle medicine. “Persino sulla diagnosi non ci sono certezze: viene effettuata semplicemente osservando il comportamento dei bambini e l’esistenza di eventuali problemi relazionali” spiega Stefano Canali, docente di Storia delle Neuroscienze presso la Sissa (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) ed esperto di medicina delle dipendenze.

Ecco perché il lungometraggio di Stella Savino non fornisce risposte, ma invita a riflettere sulle domande che ogni madre si pone: quali sono le cause? Quali le terapie giuste? Che cosa comporta l’assunzione di medicine? E perché ci sono milioni di bambini medicalizzati per una malattia che forse non è una malattia?

L’Adhd nel mondo e in Italia.
 Nel mondo ci sono circa 11 milioni di bambini ai quali è stata diagnosticata l’Adhd e, di conseguenza, somministrata una cura farmacologica. La maggior parte di essi si trova negli Stati Uniti, dove viene consumato circa l’80% di tutti gli psicofarmaci e dove l’Adhd è stata certificata anche nei bambini di un anno.  Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, presso il quale è stato istituito un Registro nazionale dell’Adhd, in Italia la percentuale dei bambini affetti da questo disturbo non supera l’1%. Come mai questa differenza così grande? “Molto dipende dal contesto culturale e sociale in cui si vive: negli Stati Uniti c’è molta pressione anche sulla performance dei bambini ed è molto probabile che chi ha ricevuto questa diagnosi lì, in Italia non sarebbe considerato affetto da Adhd” conclude il professor Canali.

http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2014/06/19/news/bambini_distratti_e_iperattivi_un_film_sulla_sindrome_adhd-89334285/?ref=search

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